70 ANNI FA IL 25 APRILE IN VAL SUSA / LA TESTIMONIANZA DI ELIO PERENO, ED IL VENTO DELLA LIBERTÀ 

  

di MARIO RAIMONDO 

Settant’anni dopo…..a bocce ferme…forse ultraferme…L’amico Elio Pereno ( mi prendo la libertà di definirlo così perchè lui, Vittorio Blandino ,Mario Girardi e Bruno Carli sono stati ‘incontri ‘ significativi della mia vita che mi hanno raccontato tanti aneddoti sulla Seconda Guerra Mondiale) ancora una volta m’accoglie, con pazienza ,nella sua casa… La sua memoria ancora ferrea ricorda e mi entusiasma di quei giorni di fine guerra del 1945…ma poi un po’ mi rattrista quando mi ricorda che la libertà non è dovuta…che non è una cosa acquisita per sempre, ma che va difesa e rinnovata ogni giorno, perché ha molti nemici, soprattutto nelle stanze recondite del potere…Accendiamo la ‘macchina del tempo’ e andiamo indietro quasi come se settant’anni fossero solo un giorno…Avigliana e dintorni, bassa Valle di Susa ,inverno 1944/1945… a che punto è la notte? Profonda. 

Eppure ,giocoforza, l’alba dovrà venire… “ Noi – esordisce Elio Pereno –fummo quella generazione che patì sulla propria pelle, nella propria carne, il furore di quella guerra senza regole che un nemico feroce, allo sbando e privo di ogni caratura morale, già sconfitto dalla storia, portò nelle nostre case , fin dentro i nostri cuori…Immaginate la valle di allora, l’ombra degli ultimi bagliori di un crepuscolo qual era quello del tramonto della Repubblica Sociale Italiana, la paura di noi giovani, coinvolti in qualcosa che era prima e più grande di noi…Il dilemma: che fare? Bandi repubblichini e germanici ci invitavano ad arruolarci nell’esercito Repubblichino di Salò, oppure di andare a lavorare nelle fabbriche del Reich per fare quelli che sarebbero diventati gli schiavi di Hitler…L’alternativa a questa proposta era il plotone di esecuzione…Alcuni aderirono, altri no…ma bisogna capire quanto fossero concitati e confusi quei momenti. 

Quando la storia gira pagina è difficile sapere con quale inchiostro verrà vergata la pagina successiva…Quando tuonava il cannone, quando il lugubre suono della sirena perforava l’aria frastornandoti i timpani, noi avevamo paura…Il ceffo con la falce in mano, mai sazio, reclamava sempre nuova messe…ed il prossimo sarei potuto essere io, o qualcuno che conoscevo…stare rannicchiati era un palliativo vacuo, non una soluzione.. . Io provenivo da una famiglia che non aveva mai guardato con simpatia alle goliardate del Duce. Mi sembra di ricordare che, quando costui diceva che ‘spezzeremo le reni alla Grecia’ altri ,sottotraccia ,rispondevano che i greci – come in effetti avvenne – gli avrebbero rotto il ‘crapun’ (testone) . 

Ricordo chiaramente che mai nessuno, a parte i galoppini foraggiati dal regime, era stato favorevole all’entrata in guerra dell’Italia soprattutto se al fianco della Germania, memori di quanto successo sui fronti della Grande Guerra…Mio padre, Francesco, che io non conobbi perché morì quando avevo appena tre anni d’età e mia mamma, Maria Sada, erano di sentimenti antifascisti…Io, allevato in un simile ‘brodo’, fui agevolato dal scegliere da quale parte stare… Scelsi, forse d’impeto ,l’anelito della libertà…ero molto giovane…forse non capivo neanche appieno il significato delle parole ‘fascismo’ ed ‘antifascismo’ .

Ma avevo perfettamente chiara in mente la linea di confine tra libertà e tirannide, tra verità e menzogna… Era una linea di demarcazione che avevo ben netta in mente. Abitava vicino a noi Giovanni Fassino, che sapevamo essere fiancheggiatore dei partigiani, ed allora con gli amici Edoardo Bolla, Bruno Ferraudo e Ilvio Ghiano ci presentammo a lui…Ci vide…capì…ci portò in montagna dal Comandante Fassino dove si stavano organizzando le brigate partigiane. Fu così che aderii alla Resistenza e fui uno della brigata Carlo Carli…Certo la guerra partigiana non fu una passeggiata, perché la prima vittima di ogni guerra alla fine è l’innocenza…eppure fu una guerra giusta, il modo per dare riscatto e dignità alla Patria… L’incontro con Eugenio Fassino , che peraltro io di vista conoscevo essendo egli di Avigliana ed avendo tre anni d’età più di me, fu straordinario… Il Comandante Eugenio Fassino era un uomo veramente unico …una persona eccezionale, un trascinatore d’anime, uno che non imponeva dogmi ma motivava le convinzioni… Senza di lui credo che le pagine della Resistenza in Val di Susa sarebbero state diverse…E fu davvero ,senza retorica, un eroe…

  

Durante l’attacco al Dinamitificio Nobel del 26 giugno 1944 gli uomini della Carlo Carli tennero sotto scacco l’intero presidio nazifascista per oltre sei ore e solo l’inaspettato arrivo di massicci rinforzi provenienti da Torino permise loro di non capitolare dinnanzi l’assalto partigiano…Ferito e catturato dai tedeschi il Comandante riuscì a sfuggire ad un destino che pareva segnato….Voglio ricordare Eugenio Fassino oggi, perché è giusto ricordare il nome di un uomo razionale e determinato che nel cataclisma della Storia seppe essere Eroe.” Dopo l’adesione al movimento partigiano Elio Pereno visse quella guerra da ‘banditen’ dove un nemico sempre più in affanno e sempre più spietato, destinato all’infamia della Storia, combatteva una guerra ormai segnata e persa, priva d’ogni regola o con l’unica regola della brutalità. 

Ma il dado era tratto : il volo dell’aquila Nazista che aveva distrutto l’Europa era sulla rotta dell’abisso ed il vagheggiato Reich Millenario aveva in realtà le settimane contate…La domanda era : quanto sarebbe durata ancora e quanto sangue sarebbe stato necessario per scrivere la parola ‘Fine’? L’inverno tra il 1944 ed il 1945 fu durissimo ,un vero clima da ‘uomini contro’ che soltanto chi l’ha sperimentato può capirlo. Perché la guerra se è sempre brutta, quando combattuta rispettando le regole, lo è ancor di più quando non si hanno più regole da rispettare…Le forze nazifasciste miravano soltanto più al sopravvivere anelando ad una ritirata che comunque non le avrebbe portate da nessuna parte ed il Brennero da raggiungere in fondo era un valico sul nulla… “L’inverno fu glaciale , spietato con la carne e con l’anima ,cupo con lo spirito- racconta Elio Pereno – perché eravamo al crepuscolo degli dei… 

Ma ci sosteneva la fede che in primavera tutto sarebbe cambiato. Ce lo diceva la ragione e forse ancor più il cuore…Fu un tempo di attesa, di vita sospesa, che accelerò nei primi mesi del 1945. Il 14 Aprile di quell’anno un gigantesco bombardamento Alleato distrusse completamente l’intero Dinamitificio Allemandi sulla strada per Buttigliera Alta. Oltre agli edifici quel bombardamento sbriciolò l’ultima velleitaria parvenza di forza nazifascista ormai giunta all’appuntamento con l’ ora ‘ x’ della Storia. Stava per giungere l’ora, la nostra ora…Pochi giorni dopo giunse l’ordine di mobilitazione generale e dalla Cascina Quaglia a Grugliasco dove il nostro raggruppamento si trovava partimmo verso l’Aeronautica dove issammo alta nel cielo la bandiera della Libertà. 

Stavamo toccando il cielo con un dito perchè era il 25 Aprile, il ‘ nostro’ 25 Aprile, la casuale data di un giorno che coronava il sogno ed i sacrifici di una generazione…Fu il mercoledì da leoni che la mia generazione, sopravvissuta ad una guerra bestiale, attendeva da un tempo immemore. Fu la Liberazione ! La sera che tornai a casa mia mia madre piangendo mi strinse, mi toccò …m’abbracciò, mi baciò come pargolo ritrovato. Poi intonò la nostra canzone: ‘Bella ciao ,bella ciao, o bella ciao…ciao …ciao…ciao…’ Fuori era nuvoloso, il cielo plumbeo… Pioveva: ma poi smise…S’alzò il vento e soffio, impetuoso … Sembrava una metafora ma era il vento della Libertà (…)”.

  

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