ABBAZIA DI NOVALESA, LA STRADA ACQUISTATA DALLA CITTÀ METROPOLITANA

dalla CITTÀ METROPOLITANA DI TORINO

NOVALESA – La Città Metropolitana di Torino prosegue le sue iniziative per la tutela e la valorizzazione turistica dell’Abbazia di Novalesa, acquisendo dall’amministrazione locale i 1205 metri della strada comunale che congiunge il capoluogo con il complesso abbaziale medioevale. L’accordo con il Comune di Novalesa, ratificato dal Consiglio Metropolitano nella seduta del 6 novembre, prevede anche la declassificazione e dismissione al Comune di un tratto di 215 metri della Strada Provinciale 210.

Con questo atto ci impegniamo a garantire la migliore accessibilità ad uno di monumenti storici e architettonici di maggior pregio del nostro territorio. – sottolinea il Vicesindaco Metropolitano Marco Marocco – L’afflusso di turisti e studiosi è costante praticamente tutto l’anno e rende necessaria una costante e attenta manutenzione della via di accesso al complesso abbaziale, percorsa dalle auto private e dai pullman che trasportano i gruppi organizzati“.

44 ANNI DI LAVORI E PROGETTI PER IL RECUPERO DELL’ABBAZIA

Negli anni scorsi il recupero culturale, storico, architettonico e spirituale del complesso di Novalesa è culminato nell’anno 2013 con le celebrazioni per il quarantennale dell’acquisizione e del recupero dell’Abbazia da parte della Provincia di Torino e con il progetto europeo Thetris-Thematic Touristic Route development with the Involvement of local Society.

Il progetto prevedeva una serie di iniziative di comunicazione, tra le quali un concorso fotografico con tecnologia 3D e con lo slogan “Divinità, Destinazione, Destino”, rivolto ai giovani di ciascuna regione europea coinvolta. I partecipanti dovevano realizzare e presentare le loro opere scegliendo i soggetti da una lista di tesori del patrimonio religioso del proprio territorio.

Le fotografie vennero convertite con tecnologia 3D ed una giuria locale stabilì il vincitore, premiato nel corso dell’incontro dei partner del progetto nell’aprile del 2014 in Ungheria. Thetris era finanziato sul quarto bando del programma di cooperazione territoriale europea “Europa Centrale” – Asse 4 “Aumentare la competitività e l’attrattività di Città e Regioni” – Area di intervento 4.3 “Capitalizzazione delle risorse culturali per rendere più attrattive le regioni e le città”.

46 ANNI FA IL RITORNO DEI MONACI A NOVALESA

Nel 1973 la Provincia scelse di affidare l’Abbazia alla Congregazione Benedettina Sublacense, con una convenzione della durata di 29 anni, che fu siglata ufficialmente nel 1974 e rinnovata nel 2006. La prima convenzione consentì di procedere ai restauri e alla valorizzazione del complesso. Di particolare rilevanza l’attuale attività di restauro di antichissimi volumi da parte dei Benedettini. La nuova convenzione consolidò il rapporto tra la Provincia e l’ordine religioso, che si adopera per diffondere la conoscenza dell’antichissima tradizione spirituale, culturale e sociale dell’Abbazia.

È la comunità religiosa, in quanto custode del complesso novalicense, a segnalare le necessità di intervento per le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti i locali, dei mobili e del parco circostante. Il programma di recupero portato a termine all’inizio del nuovo millennio, è stato incentrato sulla riorganizzazione degli spazi necessari per la vita della comunità dei monaci e per le relazioni con l’esterno, a cui la comunità stessa si è aperta negli ultimi anni. Il monastero conserva ancora oggi quella che doveva essere la planimetria originaria: un chiostro centrale, fiancheggiato sul lato nord dalla chiesa e sugli altri lati dagli ambienti necessari al funzionamento della comunità.

All’interno del recinto murario si possono ammirare quattro cappelle. Quella di Sant’Eldrado conserva i suggestivi affreschi di età romanica dedicati alla vita del santo. L’obiettivo degli interventi degli anni scorsi è stato quello di localizzare all’interno del complesso funzioni diverse: dalla residenza dei monaci alle attività legate al libro, dall’ospitalità dei visitatori alla realizzazione di spazi museali.

Novalesa è il luogo ideale per ritemprare corpo e spirito, per dedicare un po’ di tempo alla meditazione e alla riflessione, alternando momenti di relax a momenti turistici e culturali. Il tutto è reso possibile dalla cortese accoglienza dei monaci Benedettini, i quali perseguono tuttora nella loro vita quotidiana il motto “Ora et labora”. La chiesa e le cappelle di San Salvatore e Sant’Eldrado si possono ammirare durante visite guidate il sabato e la domenica dalle ore 9 alle fino alle 11.30 circa.

La chiesa abbaziale e le sale del museo sono visitabili secondo gli orari pubblicati nel portale Internet dell’Abbazia alla pagina web www.abbazianovalesa.org nella sezione delle visite per il turismo.

1293 ANNI DI STORIA

Posta al centro della Valle Cenischia, l’Abbazia di Novalesa è circondata da uno straordinario anfiteatro naturale, ai piedi del Monte Rocciamelone. Fu fondata nel 726 da Abbone, signore franco di Susa e Maurienne, che ne volle fare un presidio e controllo del valico del Moncenisio, affidandola ai monaci benedettini.

Dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Andrea, l’Abbazia figurava tra le più importanti d’Europa nell’XI secolo, quando furono realizzati gli affreschi della cappella di Sant’Eldrado, che ancora oggi affascinano e stupiscono per la luminosità e la conservazione cromatica. Nella chiesa, costruita nel XVIII secolo sulle fondamenta di un preesistente edificio di culto di epoca tardo-romana, sono ancora visibili degli affreschi risalenti a più di mille anni fa, come la “lapidazione di Santo Stefano”.

Il monastero conserva ancora oggi quella che doveva essere la planimetria originaria: un chiostro centrale, fiancheggiato sul lato nord dalla chiesa e sugli altri lati dagli ambienti necessari al funzionamento della comunità.

Nei pressi del monastero, quattro cappelle sono dedicate a Santa Maria, al Santissimo Salvatore, a San Michele, (la più famosa) a Sant’Eldrado e San Nicola. Nei primi anni successivi alla fondazione l’abbazia ottenne dai sovrani franchi Pipino il Breve e Carlo Magno numerosi privilegi, tra cui quello della libera elezione dell’abate e del pieno possesso dei beni di fronte ad ogni autorità laica ed ecclesiastica.

In quel tempo il monastero estendeva i suoi domini anche nel Basso Piemonte, fino all’entroterra ligure di Ponente. Distrutto dai Saraceni nel 906, il monastero fu ricostruito nella prima metà dell’XI secolo su iniziativa di Gezone, abate di Breme. Con i villaggi della Val Cenischia (Ferrera, Novalesa e Venaus) l’Abbazia costituì per alcuni secoli una circoscrizione ecclesiastica autonoma.

Nel 1646 ai benedettini si sostituirono i Cistercensi, che rimasero a Novalesa fino al 1798, quando furono espulsi dal Governo provvisorio piemontese. Il monastero fu successivamente affidato ai monaci trappisti. Fu requisito dallo Stato nel 1855, quando fu approvata la Legge sui Conventi. La storia più recente è quella dell’acquisto da parte dell’allora Provincia e del recupero di un patrimonio di arte, storia, cultura e spiritualità.

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