BRINO, IL BACIO E L’ABBRACCIO CON LA KYENGE: “É STATA DOLCISSIMA”

di FABIO TANZILLI

É appena terminato l’incontro privato al piano superiore del Palazzo delle Feste. Sono quasi le 18, a Bardonecchia. Il ministro Kyenge sta per entrare nella sala congressi, dove viene accolta da un grande applauso. In sala rimane, da solo, Renato Brino: é commosso, con le lacrime agli occhi. Si é appena abbracciato con la Kyenge, ha ricevuto un bacio, che subito dopo lui le ha restituito. Un gesto grande, più forte delle offese, dell’odio verso chi non ha lo stesso colore della tua pelle, È finito l’incubo. Ora ha anche il viso sollevato, dopo la tempesta per colpa di quelle stupide frasi razziste che ha scritto tre giorni fa: “Le ho chiesto scusa, e finalmente mi sono tolto un peso. Mi sento sollevato”. Renato Brino é fatto così: un istintivo, ma anche una persona di cuore. Che ama ogni tanto spararle grosse, senza pensarci, o ancora peggio, senza pensare alle conseguenze e alla forza che hanno le parole. Come ha fatto quel mattino scrivendo insulti tremendi contro la Kyenge.
Ma Brino é anche uno che ha la forza e l’umiltà di saper chiedere scusa, di riconoscere gli errori commessi. Poteva farlo con un bigliettino, con un messaggio privato, una telefonata o una mail. Quanti sono quelli che si comportano così? Politici e non politici. Sarebbe stato più facile. E invece ha chiesto e ottenuto di incontrarla dal vivo, di parlarle guardandola negli occhi: “Ci tenevo davvero a chiederle scusa – confida davanti a un caffè – perché non sono un razzista, e in questi giorni ho ripensato a quelle cretinate che ho scritto. Ho sbagliato, e ora che mi sono scusato, mi sento meglio con me stesso”.

Succede tutto in pochi minuti. il ministro arriva con le auto della scorta davanti al Palazzo delle Feste. Il sindaco Borgis le porge gli omaggi. Anche Brino sta sul piazzale, poi vede che tutti entrano e allora va all’ingresso interno. Prova a farsi notare, ma anche qui nulla. Si sale al primo piano, sopra la scalinata. Qui ci sono i responsabili del convegno Masci che accolgono la Kyenge per un ulteriore saluto. É il momento giusto. Brino si avvicina con Borgis, e poi le dice: “Signor ministro, sono Renato Brino il capogruppo di maggioranza. Vorrei parlarle un secondo…”.
La Kyenge capisce al volo la situazione, ma anche lei non vuole “spettacolizzare” il momento. Allora gli chiede: “Parliamone senza le telecamere, da soli”. I due si appartano nella saletta del foyer, le guardie del corpo fanno da scudo. E qui Brino tira fuori tutto: “Le chiedo scusa, ho scritto delle cretinate, e ne sono pentito. Ho sbagliato”.
Lei lo guarda, gli tiene le mani. “Ad un certo punto mi ha baciato e non me lo aspettavo – spiega Brino – mi ha abbracciato intensamente. É stato uno dei baci più dolci che abbia mai ricevuto, come una sorella“. A quel punto anche Brino ricambia, e la ringrazia. Si sorridono. Anche il ministro sembra emozionata. Poi va verso il salone del convegno. Nessuna parola retorica, nessuna foto “di plastica” e ipocrisia: sono i gesti che valgono più di mille parole inutili. É quel bacio che spazza via le parole sporche di razzismo.
“Da come si é comportata, ho capito quanto sia dolce – aggiunge – da questa vicenda ho imparato anche che non bisogna giudicare la gente dalle apparenze…non lo avrei mai detto”.
E ora Brino guarda avanti. Non sarà più assessore: proprio oggi Borgis ha annullato la revoca a Grisa facendolo tornare in giunta, e assegnandogli la delega ai Lavori Pubblici, che era proprio destinata a Brino.
“Ora dell’assessorato non me ne frega più niente – dice – ma alcune cose andranno chiarite. Mi sono candidato per il bene di Bardonecchia, non per una poltrona. E ora tutti potranno scrivere quello che vogliono. E dire tutto quello che vogliono…perché ormai mi sento davvero libero dentro”. Ed é una bella sensazione.


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