DAVIDE, VIA DA BUSSOLENO PER AIUTARE I POVERI DELL’INDIA

di DAVIDE ORIOLI

Sono giunto in India nell’ottobre del 2013 e dopo qualche mese a stretto contatto con la cultura locale ancora non posso dire di aver capito questo Paese a fondo, ma certamente sono stato osservatore di alcuni interessanti e inattesi aspetti.
Cosa sono venuto quindi a fare in India? Ho ottenuto un visto per un anno che intendo spendere viaggiando e unendomi a progetti locali facendo del volontariato lungo la strada: sono arrivato qui verso la metà di ottobre. La mia prima tappa è stata Chennai, capitale del Tamil Nadu, stato del Sud. Chennai è la terza città per popolazione in India ed insieme a Mumbai la più caotica. Io ho vissuto per 4 mesi in un villaggio nella periferia cittadina di nome Thiruverkadu. Lì ho preso contatto con una Ong locale, Udavum Karangal, che in lingua Tamil significa “Mani che aiutano”.
Le mie mansioni sono state varie ma perlopiù ho fatto da insegnante. Nel villaggio è presente una scuola elementare e un luogo di primo soccorso dove si svolgono dei corsi per le infermiere. In questi due ambiti ho insegnato inglese, informatica e, per i più piccoli, origami. Per i ragazzi in età liceale invece ho insegnato delle materie non trattate nei loro studi quali, ad esempio, astronomia, geografia, biologia o storia dell’Europa.
Nelle città il livello di istruzione è ovviamente maggiore, ma è proprio nelle zone più rurali che il ruolo del volontario assume maggior valore. Quello che l’Udavum Karangal fa è di soccorrere ogni persona in stato di bisogno: dai ragazzi, spesso orfani o comunque provenienti da situazioni disagiate, ai disabili fisici e mentali che vengono allontanati dalle famiglie, soprattutto dove vige ancora un senso tribale e animista di spiritualità per cui il diverso è considerato maledetto. Il più delle volte però la causa dell’allontanamento è l’onere economico di avere in casa una persona non produttiva, e ancor più la sanzione sociale cui una famiglia è sottoposta dalle altre del villaggio.

Successivamente mi sono spostato per un breve periodo, due settimane, nell’Orissa, lo stato più povero dell’India. In un contesto del tutto rurale ho ancora una volta lavorato con i più giovani dando lezioni di inglese e giocando a calcio con loro nel pomeriggio.

Ora mi trovo invece da qualche giorno a Varanasi, la più sacra delle città sacre dell’India, gran crocevia spirituale: qui vengono molti occidentali, soprattutto europei del sud, per scoprire di più sulle discipline orientali fra corsi di Yoga, musica e altre discipline di meditazione. Ma ancor più vengono gli indiani stessi, in quanto morire ed essere cremato a Varanasi, secondo la tradizione induista, equivale a terminare all’istante il ciclo della reincarnazione ed accedere per sempre al Brahman; un po’ l’equivalente del nostro Paradiso. Numerose sono le pire lungo il fiume dove i corpi sono cremati 24 ore su 24; le ceneri vengono poi gettate nel Gange.

Come prima cosa occorre sapere che l’India è un Paese enorme. Nonostante come superficie sia inferiore alla Russia, o alla Cina o agli Usa, ha una gran differenziazione interna che la rende la Nazione con più diversità etnica al Mondo.
Il Tamil Nadu ad esempio, dove ho vissuto per quattro mesi, ha 60 milioni di abitanti, ovvero l’equivalente dell’Italia, ed anche la superficie non si discosta di molto.

Questa doverosa precisazione per dire che aver vissuto qualche mese in una regione indiana non significa affatto conoscere l’India. E come in molti Paesi al Mondo, fra il nord e il sud esiste una gran differenza a livello di cultura, cibo, ricchezza, tradizioni.

Il luogo dove ho vissuto per i miei primi 4 mesi si chiama Thiruverkadu, un villaggio alla periferia di Chennai. Non una zona rurale, ma nemmeno sviluppata. Sono stato positivamente sorpreso da come, pur essendo l’unico bianco nel raggio di chilometri, abbia avuto la mia privacy e non sia quasi mai stato disturbato o infastidito per la mia provenienza straniera, episodi che invece accadono molto più sovente nell’India del nord.

Ciononostante, l’India, così benevolente verso i turisti, ha al suo interno diversi problemi non degni di un Paese che vuol definirsi “in via di sviluppo”. Il più grave è probabilmente il sistema delle Caste che è alla base di tutte le negazioni ai diritti umani interne al Paese. Nella religione Hindù uno dei testi di riferimento è chiamato Ramatana. In questo (enorme) libro, un capitolo fondamentale il dialogo tra il principe Rama e la Divinità, in cui quest’ultima rende noto che tutta l’umanità è suddivisa in diverse classi (raggruppabili in 4 principali) a seconda di come si son comportati nelle vite precedenti. Questa “etichetta” affibiata alla nascita resta per tutta la vita, e una persona di una casta inferiore non avrà alcun diritto nei confronti di una di casta superiore. Da qui derivano schiavismo, episodi di violenza spesso tollerati dalla popolazione, sottomissione della donna eccetera. Buona cosa è che il governo sta cercando pian piano di sradicare questa tradizione facendo leva sull’istruzione, ma è stima che possano servire secoli.

Tutto ciò è un problema anche per i cristiani locali; se nel sud del Paese questo ormai crea pochi problemi, nel Nord ancora vige una forte forma di persecuzione di cui purtroppo si sente parlare poco in Occidente. Il casus belli risiede nel fatto che la base morale dei cristiani punta sull’uguaglianza dei diritti di tutte le persone; ciò è visto dagli estremisti Hindù, soprattutto quelli di alto lignaggio, come una forte minaccia al sistema delle caste. L’Orissa, stato in cui mi son fermato per un paio di settimane, è celebre per ondate di persecuzione: l’ultima nel 2008 ha causato circa 200 morti fra i cristiani locali, senza contare amputazioni, torture, stupri alle suore e addirittura crocifissioni pubbliche.

Per un occidentale, comprendere quanto carente sia l’istruzione di base in un Paese del terzo Mondo è difficile. Cose che noi diamo per scontate sono in realtà novità assolute per molti bambini e ragazzi. Molto sovente occorre sincerarsi di non star insegnando cose troppo complicate. Un esempio che forse può chiarire mi è accaduto mentre stavo mostrando a delle ragazze del nono standard (l’equivalente nostro della prima liceo) delle illustrazioni del sistema solare, raccontando qualcosa di ogni pianeta. A fine spiegazione, una ragazza, sapendo che vengo da lontano, mi ha domandato in quale di questi pianeti si trovasse l’Italia.

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