GIAVENO, BASTA BUGIE: NON CHIAMATELO PIÙ OSPEDALE. PER COLPA DEI TAGLI ORMAI É UN POLIAMBULATORIO

di ELISA BEVILACQUA

GIAVENO – Non si chiamerà più ospedale e verrà tolta l’insegna, come già accaduto ad Avigliana. Sarà un poliambulatorio con qualcosa in più rispetto alle nefaste previsioni di chiusura totale, ma più fumo che arrosto. Resta il punto di primo intervento, ma con un solo medico e un solo infermiere, ovvero meno di adesso. Aumentano invece le ore di molti laboratori. Nell’ala nuova saranno sistemati 30 posti di “continuità assistenziale”, che accoglieranno ad esempio pazienti “fragili” dimessi dopo operazioni e non ancora autonomi per tornare a casa. Non ancora specificate nell’incontro di mercoledì 23 pomeriggio le caratteristiche di questo reparto, ovvero responsabilità mediche, turni e personale presente. Oltre ai 30, si aggiungono due posti letto per cure palliative (per dolori neoplastici). Tornano nell’edificio il Sert e il Centro di Salute Mentale. Più d’una le contraddizioni espresse dai rappresentanti Asl – non solo il Dg Gaetano Cosenza, ma direttori vari – nel raccontare il futuro del nosocomio, della nascente telemedicina sostitutiva e della implementazione dell’assistenza domiciliare (due operatori in più): medici e infermieri presenti affermano di non essere stati coinvolti in contrattazioni sul nuovo assetto.
Cosenza ha sostenuto che rispetto allo scorso incontro in cui aveva parlato di chiusura al 30 settembre e di fine sicura del primo intervento, vi sono stati studi più approfonditi portati a conoscenza dell’assessore Cavallera che hanno permesso di rivedere al rialzo le quotazioni di Giaveno redigendo un nuovo piano di riordino. I tempi per le nuove realizzazioni: si parla di inizio 2014. Per il punto di primo intervento a fine del prossimo anno si verificherà l’effettivo l’utilizzo: in base ai dati si vedrà se mantenerlo aperto o no. Il sindaco Daniela Ruffino ha promesso un nuovo servizio di trasporto gestito tramite associazioni di volontariato verso l’ospedale di Rivol, ma occorrerà passare attraverso i servizi sociali.
Se per alcuni queste sono conquiste, per altri in sala rimangono dubbi e perplessità sull’effettiva rispondenza del presidio alle necessità della popolazione, circa 30mila abitanti di cui molti sparsi in borgate montane. Restano infatti da sciogliere i nodi delle dotazioni 118 (che non dipendono dall’Asl), del sovraffollamento di Rivoli – anche se interessato a un processo di “umanizzazione”, delle tempistiche di realizzazione del nuovo progetto di riordino e della sua durata nel tempo.
Insomma, pare che per far digerire meglio un ridimensionamento delle prestazioni (oggi c’erano 21 letti di medicina e 6 di continuità assistenziale, fino a qualche anno fa un Pronto soccorso con tutti i crismi) si sia gridato al “chiudiamo tutto” per poi vendere come conquiste alcuni “contentini”.
Elisa Bevilacqua


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