LA FRANA DI BUSSOLENO E I 40 MILIONI PROMESSI A NOVEMBRE / LA REGIONE: “RITARDI PER COLPA DEL MALTEMPO E DEI TEMPI TECNICI”

Oggi in Consiglio Regionale si è affrontato il tema della frana di Bussoleno e dei 40 milioni di euro annunciati nel novembre 2017 dalla Regione, per realizzare i lavori di rimboschimento dopo i grossi incendi in Valsusa. Pubblichiamo qui il comunicato della consigliera Frediani (che ha presentato l’interrogazione sull’argomento) e la risposta dell’assessore regionale Valmaggia.


di FRANCESCA FREDIANI (Consigliera regionale Movimento 5 Stelle)

Il rischio frane a Bussoleno era noto. Gli incendi dell’autunno scorso hanno distrutto il sottobosco rendendo instabile la montagna, che con le prime piogge è franata a valle, provocando duecento sfollati e ingenti danni alle abitazioni.

La frana era segnalata e attiva secondo lo strumento giuridico del PAI (Piano Assetto idrogeologico) e oggi, in risposta ad una mia interrogazione sul tema, lo ha asserito e confermato lo stesso assessore Valmaggia, sostenendo che i fatti di Bussoleno sono attribuibili anche ai “danni apportati dall’incendio alla vegetazione”.  E che “l’azione degli incendi a carico dei boschi abbia aggravato l’evento che si sarebbe verificato comunque”.

La macchina dell’emergenza si è attivata in modo adeguato ed efficiente. Ma la gestione di un territorio che ha subito devastazioni da incendi e frane non può essere affrontata esclusivamente attraverso interventi emergenziali.

Eppure la Giunta regionale aveva preannunciato a novembre interventi tempestivi, promettendo 40 milioni di euro per azioni che prevedevano rimboschimento e ingegneria ambientale. Ma ha prevalso la politica dei tavoli tecnici. Utile solo se accompagnata da azioni immediate. 

La Val di Susa, area altamente infrastrutturata e cementificata, ha già dimostrato in più occasioni la sua fragilità.  Non possiamo permetterci di perdere altro tempo: occorre mettere in sicurezza immediatamente  le aree critiche e dotare il territorio del polo logistico più volte promesso (e oggetto di un nostro atto di indirizzo approvato a novembre), mettendo a disposizione in modo permanente e immediato mezzi adeguati a fronteggiare le emergenze.

Le previsioni meteo continuano a preoccupare e gli allagamenti stanno creando disagi in molte zone della Valsusa, causando anche ritardi sulla linea ferroviaria. E’ ora di dire basta alla devastazione di questo territorio e iniziare a prendersene cura. Da troppo tempo si attendono azioni concrete ed è arrivato il momento di metterle in atto e dimostrare che la tutela del territorio e della sicurezza sono priorità condivise.

Rinnoviamo la nostra solidarietà ai cittadini sfollati e auspichiamo un rapido ritorno alle proprie abitazioni.


LA RISPOSTA DELL’ASSESSORE VALMAGGIA (REGIONE PIEMONTE) 

Si interroga l’Assessore per sapere: perché non sono stati fatti interventi attivi, quali opere di ingegneria ambientale e ripristino selvicolturale, di mitigazione del rischio idrogeologico, nella chiara evidenza di una frana attiva nell’area e dei rischi post-incendio 2017.

Premesso che:

a) i fatti dello scorso 7 giugno 2018 a Bussoleno (rio Comba delle foglie) sono ad un primo esame attribuibili ad una serie di cause concomitanti: innanzitutto alle precipitazioni, particolarmente intense, nel bacino sotteso. Secondariamente ai danni apportati dall’incendio alla vegetazione (riduzione della copertura delle chiome e della vegetazione erbacea) e al suolo (calcinazione).

E’ probabile cioè che l’azione degli incendi a carico dei boschi abbia aggravato l’evento che si sarebbe verificato comunque. Infine al livello di infrastrutturazione della conoide di sbocco sul fondovalle, densamente costruito e dotato di modeste opere di evacuazione.

b) la Regione Piemonte, a seguito degli incendi 2017, ha prontamente approvato, con Deliberazione di Giunta Regionale n. 79-6271 del 22.12.2017, gli indirizzi per la predisposizione del Piano Straordinario di interventi per il ripristino la cui redazione è coordinata da un apposito tavolo tecnico istituzionale operativo presso il Settore Foreste della Regione Piemonte, costituito oltre dallo stesso settore Foreste, dai settori regionali Protezione Civile e A.I.B., Settori Tecnici di Torino e Cuneo, Settore Biodiversità e Aree Protette, Settore Geologico, Carabinieri forestali, Città Metropolitana, supporto tecnico dell’Università di Torino, dell’IPLA e del Consorzio forestale Alta Valle di Susa. Le attività svolte dal tavolo tecnico sono riportate progressivamente sul sito regionale (http://www.regione.piemonte.it/foreste/it/tutela/incendi/incendi-boschivi-piemonte-2017.html).

Ad oggi sono già a disposizione del pubblico: la situazione delle superfici percorse dal fuoco (perimetrazioni ufficiali sovrapposte alla carta forestale regionale), gli schemi procedurali da utilizzare per l’esecuzione degli interventi selvicolturali, le linee guida per gli interventi di messa in sicurezza della viabilità, le linee guida per gli interventi selvicolturali e la raccolta del legname in boschi danneggiati o distrutti.

Oltre a quanto sopra, il Tavolo Tecnico ha svolto un primo ciclo di 6 incontri sul territorio (da metà dicembre 2017 a febbraio 2018) e, con il progressivo ritiro della neve, i primi sopralluoghi (iniziati a febbraio e ancora in corso – in valle Susa, Sangone, Orco e Stura). E’ stata predisposta una bozza della cartografia della “severità di incendio” (i sopralluoghi in corso servono a completare e verificare l’informazione cartografica) che è il documento fondamentale e preliminare ad individuare le priorità di intervento, unitamente alle informazioni che derivano dall’analisi geomorfologica e dei danni al suolo.

Nell’approccio al problema due sono i criteri cui è stata improntata l’attività regionale. Il primo e il percorso logico da seguire per il processo di ricostituzione: il rilievo delle superfici percorse e le analisi conoscitive, la valutazione dei danni occorsi alla vegetazione e al suolo, la definizione delle funzioni del bosco e quindi delle priorità e modalità di intervento al fine di indirizzare alla massima efficacia gli interventi e le risorse disponibili.

Non si può intervenire d’impulso e alla cieca di fronte a oltre 9.000 ettari di territorio percorso del fuoco. In questo percorso si inserisce il secondo criterio che riguarda i tempi della natura. Per la valutazione dei danni effettivi alla vegetazione occorre l’attesa della ripresa vegetativa. Così come per la valutazione dei danni al suolo è indispensabile attendere la ricrescita della copertura erbacea. Anche per la ricostituzione i tempi sono dettati dalla natura e con le condizioni avverse degli ultimi mesi ogni semina o piantagione avrebbe avuto grandi difficoltà di attecchimento.

Purtroppo il tempo è stato tiranno e la rapida successione dalle condizioni invernali all’attuale stagione delle piogge è un grande ostacolo al lavoro che si sta svolgendo.

Gli interventi attivi di cui all’oggetto dell’interrogazione non sono stati realizzati per i seguenti motivi, che possiamo elencare per importanza decrescente: l’andamento climatico avverso che ha caratterizzato l’inverno (abbondante e persistente neve) e l’inizio primavera (abbondanti precipitazioni) non ha consentito: il completamento dei sopralluoghi tecnici necessari ad individuare le priorità (la cui definizione è comunque indispensabile considerando che le risorse economiche per il ripristino non consentiranno la ricostituzione immediata ed in un medesimo tempo delle enormi superfici percorse da incendio); i tempi tecnici di progettazione di interventi (pur in assenza di priorità definite) che richiedono rilievi mirati e la redazione dei conseguenti elaborati, ancor meno l’espletamento delle procedure per l’affidamento dei lavori (ammesso e non concesso di riuscire a concludere una progettazione mirata in assenza di criteri di priorità validi per tutto il territorio).

L’imprevedibilità delle precipitazioni, sia quanto a intensità che localizzazione, non può essere tenuta in conto nella programmazione dei lavori (ad esempio: nella stessa valle esistono situazioni in cui l’incendio boschivo ha avuto intensità paragonabili o superiori a quelle del bacino del rio Comba delle foglie), gli elementi di debolezza intrinseca che caratterizzano il rio Comba delle foglie non sono esclusivi a questo bacino (il piano straordinario per la ricostituzione prevederà infatti la delimitazione delle aree dove, a causa del dissesto, è autorizzato l’intervento di ricostituzione con fondi pubblici per “superare” i divieti di cui all’art. 10 della legge 353/2000).

L’attività del tavolo tecnico ha inoltre affrontato, in ascolto delle istanze degli Enti Locali, anche altri aspetti ritenuti importanti e che hanno richiesto sopralluoghi ed attività tecniche dedicate, quali il ripristino della viabilità per consentire la ripresa di attività economiche o il tema della ripresa dell’attività pastorale (quest’ultimo particolarmente sentito in valle Varaita).

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3 thoughts on “LA FRANA DI BUSSOLENO E I 40 MILIONI PROMESSI A NOVEMBRE / LA REGIONE: “RITARDI PER COLPA DEL MALTEMPO E DEI TEMPI TECNICI”

  1. Franco

    Ma che cosa sono i tempo tecnici? Sono parenti dei poteri forti?

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  2. Dario Monfrino

    quindi se piove non si fa nulla e si sta rintanati in casa ?

    Risposta
  3. Giovanni V.

    L’incendio dell’ottobre 2017, nel territorio del Comune di Bussoleno, ha avuto lo stesso sviluppo e percorso di quello del 2003 ! anche dal 2003 all’ottobre 2017 non era stato fatto alcun recupero ambientale…..non si tratta di tempi tecnici… ma di distanza siderale dai problemi ambientali della montagna e di chi ci vive.

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