LETTERA / L’UNIONE MONTANA, IL TAV E LE PERPLESSITÀ

di GIULIANA GIAI (Consigliere dell’Unione Montana Valle di Susa)

Dopo due mesi e mezzo dalla nomina e dall’elezione dei componenti del Consiglio dell’Unione Montana Valle di Susa, tra poco meno di 24 ore finalmente si verrà al “dunque”, al momento della “verità”, all’insediamento ufficiale di presidente, giunta, consiglieri. In parte l’abbiamo vissuto, in parte ce l’hanno raccontato amministratori e giornalisti, che questi due mesi e mezzo erano necessari per elaborare un programma condiviso, per giungere ad un accordo su un nome unico di presidente, che avrebbe dovuto scaturire dal confronto sereno tra i componenti del Consiglio.

I due sindaci che generosamente hanno offerto la loro disponibilità a rivestire quel ruolo in seno all’Unione sono considerati entrambi persone capaci, competenti, rigorose. Qual è dunque il problema di questi tempi così lunghi di “sereno dibattito” e della composizione della Giunta, a quanto risulta ancora work in progress? La risposta pare emergere dagli articoli di giornale e dalle dichiarazioni sui media, e cioè, tanto per cambiare, una certa diversità di vedute sul “tema dei temi”: il Tav.

Personalmente, per quanto possa valere il mio modesto parere di consigliere di minoranza, mi trovo in una situazione di difficoltà ed imbarazzo, non per me, ma per come sembra si stia evolvendo la situazione e penso sia utile, per i (forse) pochi lettori interessati alla vicenda, fornire qualche elemento ulteriore alla narrazione. Premesso che il mio ruolo non mi consente, da Statuto dell’Unione, di rivestire cariche apicali, ciò non significa che non provi un disagio profondo nel momento in cui la minoranza viene tenuta fuori da qualunque scelta, in assenza totale di confronto costruttivo, tanto da vedersi negare (dietro il paravento di tecnicismi facilmente superabili) addirittura la partecipazione al voto preventivo sul futuro presidente (voto segreto oppure palese, non importa) la scorsa settimana, pur essendo stata regolarmente invitata alla riunione/consultazione e pur avendo partecipato alla stesura del programma.

Col massimo rispetto per tutti e per le idee di tutti, questo denota politicamente, da parte di chi ha voluto operare questa scelta ad excludendum, un atteggiamento autoritario ed accentratore non consono a chi parla continuamente di trasparenza e di “democrazia partecipata”, totale indifferenza verso le richieste avanzate dei consiglieri di minoranza (evidentemente amministratori di serie B) e mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini rappresentati dalla minoranza stessa, quantificabile nel complesso, comunque, in alcune migliaia di valsusini. Quale metodo si sta affermando nella composizione della Giunta dell’Unione Montana?

Non si sa. Da ciò che si legge sui media, sembrerebbe che lo storytelling del dar voce alle diverse anime politiche della valle non sia proprio così lineare e che l’agenda non sia del tutto dettata all’interno del Consiglio dell’Unione: si legge di pressioni, di condizionamenti, di arrabbiature, di numeri che non tornano, di poltrone da spartire (tema, questo sì, di grande attualità!!).

Qualche esimio amministratore locale ha utilizzato la colorita formula lessicale di “mercato delle vacche”; la speranza è che non diventi un molto più modesto “mercatino del riciclo”, con la solita, vecchia formula “usato sicuro” oppure del gattopardesco “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

La valle ha un’occasione importante di modificare le cose, di scrivere pagine nuove sui contenuti, di inaugurare un nuovo corso nel segno della moderazione: l’auspicio è che non vada perduta la possibilità. La storia va scritta sempre dopo, mai prima.

 

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