TAV, AZIENDA SOSPETTATA PER MAFIA POTRÀ LAVORARE ALLA MADDALENA: “NON CI SONO INDIZI SUFFICIENTI”

di FABIO TANZILLI

Azienda sospettata in passato di infiltrazioni mafiose potrà lavorare indisturbata nel cantiere della Tav, alla Maddalena di Chiomonte. Lo ha stabilito il Tar del Piemonte, pubblicando la sentenza alcuni giorni fa, in cui ha accolto il ricorso fatto dalla Pato srl contro la Venaus Societa’ Consortile e Ltf, per avergli annullato il subappalto.
La società ricorrente aveva stipulato il 21 novembre 2012, con la Venaus Società Consortile, un contratto avente ad oggetto la realizzazione del collettore di scarico nella Dora Riparia mediante sistema micro tunnel.
La società Venaus, a sua volta, è affidataria dei lavori di costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione, realizzata dalla società Lyon Turin Ferroviarie, alla Maddalena.
Ltf, con una lettera del 24 maggio 2013, aveva negato l’autorizzazione al subappalto a favore della Pato. Il tutto, a seguito della informativa antimafia interdittiva, ricevuta della Prefettura di Torino. Il provvedimento della Prefettura era stato adottato sulla base di un’altra informativa antimafia (la n. 0005793 del 26 febbraio 2013), resa a sua volta dalla Prefettura di Rovigo, scaturita dalla conversione automatica di un’ulteriore informativa “atipica” del 19 novembre 2012, nonché di altre due informative antimafia del 28 gennaio 2013, emesse sempre dalla Prefettura di Rovigo su richiesta di informazioni da parte di Italferr S.p.A. e di Autostrade per l’Italia S.p.A. Ricevute tutte queste segnalazioni preoccupanti sull’azienda “in sospetto odore di mafia”, la società Venaus aveva deciso quindi la risoluzione del contratto stipulato in data 21/11/2012, con la Pato. Sospetti infondati, secondo il Tar e l’azienda stessa, per varie ragioni. Tra cui: quell’informativa antimafia, assunta dal Prefetto di Rovigo, si sarebbe basata su informazioni vecchie e “in assenza di nuovi e più gravi elementi indiziari”. Inoltre, oltre al semplice sospetto, “non sussistono gli elementi indiziari, da cui desumere il “tentativo di infiltrazione mafiosa”, né vi è una sentenza di condanna, anche di primo grado, per reato strumentale”. Già a luglio 2013 il Tar aveva anticipato quale fosse il suo giudizio in merito alla vicenda, accogliendo la domanda cautelare della Pato per poter lavorare alla Maddalena. In quell’occasione, i giudici avevano preso tale decisione perché una delle informative antimafia redatte dalla Prefettura di Rovigo (quella del 26 febbraio 2013) era stata annullata anche dal Tar di Palermo. Il ricorso é stato accolto perché, secondo i giudici, la Venaus Consortile ha sciolto il contratto con la Pato non per gravi inadempimenti, ma per “la sola comunicazione di possibili infiltrazioni mafiose nella società appaltatrice”. Tra l’altro anche nelle altre regioni é avvenuta la medesima cosa: l’informativa antimafia della Prefettura di Rovigo contro la Pato srl è stata già “rigettata” dai Tribunali Regionali Amministrativi di Campania, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Già tutti questi tribunali avevano dato ragione alla Pato, e di conseguenza lo stesso ha fatto il Tar del Piemonte. In sostanza in quell’informativa era basata non su fatto ritenuti gravi, o comunque non sufficienti a bollare quell’azienda, che tornerà a lavorare alla Maddalena, come “mafiosa”. In quell’informativa di Rovigo la prefettura si é fermata al fatto che sia l’amministratore della società, Gaetano Rosini, sia il familiare e socio Valerio Rosini, abbiano avuto denunce per aver fatto false dichiarazioni fiscali, con l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Tutto questo sarebbe stato progettato con il pregiudicato Antonio Basile, fiancheggiatore del clan dei Casalesi. Ma tali elementi non sono stati ritenuti sufficienti per definire la Pato srl “infiltrata dalla mafia”, e vincendo queste cause amministrative ha potuto riprendere tutti i vari appalti e subappalti che aveva ottenuto nelle varie regioni italiane.

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