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VALSUSINO INVENTA UNA START UP PER RICONOSCERE LE MALATTIE RARE

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di ANDREA MUSACCHIO

MEANA DI SUSA / TORINO – Massimiliano Bergallo abita a Meana di Susa ed è un ricercatore dell’Università di Torino. Da sette anni lavora al Regina Margherita, dove si occupa di biologia molecolare. Insieme alla collega Valentina Daprà, ha fondato uno spin off universitario (ossia una società finalizzata all’utilizzazione economica dei risultati della ricerca, ndR) dal nome BioMole. I due hanno creato dei kit in grado di riconoscere le malattie di cui possono essere affetti i pazienti in età pediatrica.

Nel corso di questi anni, si sono evidenziate una serie di lacune nella diagnosi delle malattie rare – spiega Massimiliano Bergallo ai microfoni di Valsusaoggi –. Questo è più evidente in un ospedale pediatrico, perché la maggior parte delle sindromi si diagnosticano da bambini. Di conseguenza, dopo anni di valutazioni e di validazioni di tecniche, io e la collega abbiamo incontrato l’incubatore d’imprese dell’Università di Torino “2i3T”, che ci ha consigliato e accompagnato nel percorso dello spin off universitario, e quindi di queste realtà che partono dall’università e diventano azienda. Insieme alla dottoressa Daprà, nel gennaio 2019, abbiamo costituito questa impresa, la BioMole srl”.

Ma in che cosa consiste la vostra startup? “Non esistono al momento kit in grado di diagnosticare con certezza le malattie rare. Molte di queste hanno infatti una diagnosi clinica. La diagnosi di certezza molecolare, a livello genetico, permette invece di conoscere in modo più preciso la prognosi di questi pazienti. Alcuni di loro hanno un rischio più elevato di sviluppare tumori? Il nostro kit rileva questa possibilità”.

La diagnosi molecolare, che va nell’intimo della cellula, – prosegue Massimilano Bergallo – migliora la gestione terapeutica della malattia stessa. Se un bambino ha un rischio più elevato di sviluppare un tumore, ogni 3 mesi deve andare in ospedale a fare le analisi e gli esami del caso. C’è uno stress psicofisico, psicologico e un disagio per le famiglie. Se invece il test è negativo, rimane la sindrome, perché è stata diagnosticata da un punto di vista clinico, però non si hanno dei rischi maggiori, quindi la prognosi è completamente identica a quella di un soggetto sano e questo permette che i controlli siano molto più diradati. Questo è l’aiuto che dà una diagnosi di certezza molecolare, che si accompagna alla diagnosi clinica. Noi, in qualità di ricercatori universitari al Regina Margherita, abbiamo la possibilità di ricevere costantemente tutte le esigenze dei clinici, che convergono in “mancate diagnosi molecolari” e sviluppare gli opportuni kit per l’occorrenza“.

Al momento sono una quindicina i kit prodotti e già in commercio: “I principali acquirenti sono rappresentati dalle Università , in particolare da quella di Torino e da Ospedali e Centri di Ricerca. A tal proposito stiamo partecipando ad una gara indetta dalla Città della salute e della scienza di Torino, con l’obiettivo di raggiungere tutto il mercato nazionale nel giro di poco tempo e, nel giro di un paio di anni, anche il mercato internazionale”.

La coppia di ricercatori Bergallo e Daprà ha vinto il primo premio al percorso torinese BioinItaly 2019. Ad ottobre, i due sono andati vicini alla vittoria anche nella StartCup Piemonte e Valle d’Aosta, fermandosi solamente in finale.

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