AD AVIGLIANA GLI STUDENTI DEL ROSA RICORDANO LE VITTIME DELLA FOLLIA NAZISTA

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DI LUCIA GANGALE Ad Avigliana per ricordare

Giornata intensa quella vissuta dagli studenti del Liceo ‘Norberto Rosa’ di Susa e Bussoleno presso il Teatro ‘Fassino’ di Avigliana, per commemorare le vittime della seconda guerra mondiale e della follia nazista. Perché, come affermava Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. E proprio quest’anno, come è stato ricordato ai tantissimi ragazzi presenti alla giornata, ricorrono due anniversari importanti: i cento anni dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale ed i settant’anni della conclusione della seconda e della scoperta dei famigerati campi di concentramento.

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Dopo la deposizione dei fiori presso la lapide dedicata al partigiano Carlo Carli, nato nel 1920 a Pontebba (UD) e morto ad Avigliana nel 1944 per mano dei tedeschi, presente il sindaco di Avigliana, Angelo Patrizio, che ha rimarcato la necessità dell’impegno per combattere l’antipolitica, l’indifferenza e le dittature, gli studenti ed i loro docenti si sono spostati nell’auditorium del Teatro ‘Fassino’, dove i ‘Fuori Tempo’, orchestra ufficiale del Liceo ‘Rosa’, hanno aperto la giornata con l’Inno d’Italia di Mameli. I vari interventi sono stati coordinati dal professor Paolo Richetto, il quale ha sottolineato l’impegno della componente docente e studentesca del Liceo ed ha ricordato la figura della compianta professoressa Rosita Ciotti, cui si deve l’istituzione del Museo della Resistenza di Meana.

Ha poi preso la parola un testimone della lotta partigiana, il signor Elio Pereno, che ha commentato una serie di slide con volti e momenti della lotta in Valsusa. Molti sono “i giovani caduti per la nostra libertà”, molti piemontesi e molti fucilati o trucidati per rappresaglia. “Carlo Carli non ho avuto il tempo di conoscerlo – ha detto Pereno -, ma ho seguito la sua vita”. Pereno si è anche soffermato sul triste fenomeno delle spie infiltrate nei vari distaccamenti partigiani: “Stavano due, tre giorni per capire i nostri movimenti, e poi gli attacchi avvenivano di notte. E dopo, dopo, si capiva chi era la spia”.

Dopo questa prima testimonianza è stato proiettato un video di 27 minuti sulla lotta partigiana in Valsusa. In esso la narrazione è condotta da due antifascisti noti in Valle: Sergio Bellone e Paolo Gobetti, quest’ultimo figlio di Piero e Ada Gobetti (la quale operò come antifascista in Valsusa). Dal racconto dei due testimoni emergono, con particolare forza, due episodi: quello di un clamoroso insuccesso di sabotaggio al comando tedesco e quello di una riuscitissima operazione partigiana, che distrusse il ponte Armodera. Quest’ultima operazione fu giudicata, dallo stesso comando tedesco, un capolavoro militare.

Partendo dal commento del filmato un altro testimone, Ugo Berga, 93 anni fra pochi giorni, ha parlato della lotta partigiana di Sergio Bellone in quel di San Giorio. Ne ha ricordato l’arresto per antifascismo e militanza comunista e la condanna a 14 anni di reclusione, in parte scontati, perché poi, con la caduta del governo fascista, nel ’43, Bellone riacquistò la libertà. Berga ha detto che il fine della lotta partigiana era quello di sabotare la ferrovia Torino-Modane, punto strategico per il passaggio ed il controllo da parte delle truppe tedesche. La perizia di Bellone nel maneggiare gli esplosivi era nota, essendo egli un ingegnere chimico. “Non fu però una guerra civile”, ha sottolineato Berga, ed ha poi evidenziato anche Richetto, il quale ha affermato: “Le donne e i preti aiutarono i partigiani, che avevano questo retroterra popolare e civile che li sosteneva”.

I “Fuori Tempo” hanno poi chiuso la loro esibizione sulle note de “Il partigiano di Valle Susa”, di cui Pereno conosce tutte le parole a memoria.

La parte finale della giornata ha visto l’intervento di alcuni studenti del ‘Norberto Rosa’ di Bussoleno, che, a turno, hanno parlato dei manifesti e della propaganda fascista, nelle sue varie forme ed espressioni, ed hanno proiettato un video di testimonianza della lotta partigiana.

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