ALLA SCOPERTA DEL RISTORANTE “L’ALPIN” DI BRIANÇON, A DUE PASSI DALLA VALSUSA

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di CORINNE NOCERA

BRIANÇON – L’Alpin è un must assoluto di Briançon. Nella città bassa, questo ristorante unisce il rustico con gusto e modernità, i valori certi e le sorprese… nei suoi piatti, come nel suo arredamento. L’Alpin sa talmente sedurre e conquistare, che i posti si devono prenotare al più presto!

Aperto nel 2002 da Monsier Sarron padre, sono oggi i suoi due figli, Jimmy e Anthony, che hanno ripreso l’attività. Jimmy, 26 anni, è il direttore, che è peraltro riuscito a mettere la sua impronta nel locale ed imporsi definitivamente come capo di talento. L’incontro con un vero appassionato.

Qual è stato il tuo background Jimmy, prima di arrivare a capo di un’azienda?

Jimmy Sarron: “Dopo il college, ho iniziato a studiare presso la scuola alberghiera di Grenoble. Ero già orgoglioso di far parte di una così prestigiosa istituzione. Ho potuto imparare da grandi chef rinomati del calibro di Philippe Gouvreau, a Lione, Pierre Gagnaire, a Londra, o ancora Alain Ducasse a Saint Tropez: sono state delle grandi opportunità per me. Ho lavorato e appreso nozioni in ogni campo della cucina, per sette anni, viaggiando molto”.

Perché riprendere l’attività famigliare?

J.S.: “Sin da bambino, gironzolavo in cucina con mio padre e non ho mai immaginato il mio futuro altrove. Dopo molto viaggiare, ho voluto tornare alle origini. La cucina, è anche una storia: è stato così naturale per me continuare a viverla in famiglia. Oggi, con mio fratello minore Anthony a capo della pasticceria, mio padre e la mia fidanzata in sala, non può essere che un piacere”.

Come hai costruito la tua identità e come hai fatto ad importi così giovane?

J.S.: “Non ci si impone, in cucina, ma è la cucina che si impone su di noi! Non mi considero un grande chef. È la materia prima che fa la differenza, il cuoco è un attore della ricetta. Amo ciò che faccio ed amo trasmetterlo, spero con la stessa passione che hanno trasmesso a me. In cucina, occorre saper trarre il massimo vantaggio dal cibo, ed avere spirito creativo per cucinare piatti originali. Si deve anche fare affidamento sul dubbio e mettersi in discussione. Credo fermamente che con passione, impegno, integrità ed umiltà, si possa fare qualunque cosa si voglia”.

Come definiresti il tuo menù?

J.S.: “Prima di tutto, amo l’eccellenza. Lavoro soltanto con prodotti freschi, se possibile locali, per favorire al massimo i circuiti corti, ma anche i sapori della montagna, come l’agnello d’alpeggio o la trota della Durance. Ci siamo affidati ad un menù a doppia lettura. Da una parte, sapori tondi e pieni, capaci di scaldare durante il freddo intenso del nostro territorio. Dall’altra parte, un menù bianco, più libero e stuzzicante”.

Cos’hai più a cuore?

J.S.: “Un ristorante è molto più che dei piatti. È anche una bella serie di incontri e scambi, con i clienti, lo staff, i produttori. È un modo di essere. Un ristorante, sa di vita, di condivisione, di profumi, di gusti e di rumori. Offre un momento di pausa, di scoperta, di gioia. Spero di essere e di restare uno chef generoso, lavorando sempre con la voglia di fare, per rivedere i clienti ancora ed ancora. Un cliente che torna è un cliente felice: in fin dei conti, è questo ciò a cui aspiro!”.

L’Alpin Restaurant
Briançon, Rue Centrale 10
Tel 0033 492213028

(Inf. pubb.)

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