ALTA VALSUSA, RIAPERTA LA GALLERIA DEI SARACENI: CONCLUSI I LAVORI

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OULX – Sono terminati i lavori per la riapertura della storica Galleria dei Saraceni al Pramand. Dal punto di vista amministrativo si attende che vengano revocate le ordinanze comunali di chiusura al traffico, ma di fatto è già aperta al transito. I lavori erano iniziati alcuni mesi fa: una buona notizia per tanti appassionati motociclisti ed escursionisti dell’alta Val Susa.

I lavori  di manutenzione della galleria Pramand, lungo la strada militare 218 del Seguret, erano iniziati a fine agosto. Tra le opere realizzate, c’è il rafforzamento del rivestimento di alcune tratte della galleria, che erano fortemente danneggiate.

LA STORIA DELLA GALLERIA DEI SARACENI: UN GIOIELLO TURISTICO DELL’ALTA VAL SUSA

(Articolo di Mauro Minola pubblicato da ValsusaOggi nell’agosto 2014)

Dal settembre del 2013 è stata chiusa, per ordine del demanio militare, proprietario della strada, la Galleria dei Saraceni sulla rotabile militare Fenils-Pramand-Jafferau. Ufficialmente la chiusura è avvenuta per motivi di sicurezza, la galleria presenta infatti vistose cadute d’acqua e qualche distacco del rivestimento: tenerla aperta così, per pedoni e mezzi motorizzati, risulta troppo pericoloso.

Peccato che la galleria e la strada di cui fa parte, un vero gioiello dell’architettura militare a cavallo dei secoli Otto e Novecento, consentano l’accesso a uno dei più importanti comprensori montani della Valle di Susa, che va dalle vaste praterie tra il forte Foens e il forte Jafferau ai sentieri che permettono di salire sul Seguret, il caratteristico monte che domina tutta la conca di Oulx. Comprensorio che sarebbe impossibile da raggiungere, anche a piedi, senza passare per il tunnel che aggira la zona franosa delle Grotte dei Saraceni, dove ormai più nessun sentiero è percorribile in sicurezza.

La galleria fa parte della strada militare Fenil-Jafferau, che fu realizzata a partire dal 1890 per collegare con il fondovalle le batterie Fenil, Pramand, Föens e Jafferau, costruite a difesa dell’importante conca di Bardonecchia. Fin dai primi anni il tratto più critico di questa rotabile fu proprio quello che attraversa la zona delle Grotte dei Saraceni, un’area soggetta a frane e a cadute d’acqua, che ridussero ben presto ad un sentiero il tracciato stradale.

Proprio per prevenire il continuo crollo di massi sulla strada dalle pendici del monte Seguret, nel 1925 il Genio militare progettò la realizzazione di una galleria, lunga 876 metri, con un tracciato ad U che penetrava all’interno del monte, aggirando la zona franosa.

La larghezza della carreggiata era tale da rendere possibile il transito solo in una direzione per volta (per l’incrocio vi era uno slargo a circa metà galleria); sui muri, erano poste delle lanterne per l’illuminazione. I lavori di costruzione si protrassero per 4 anni, fino al 1929. Nel 1940, dopo che una grande frana distrusse il tracciato nei pressi dell’imbocco meridionale, furono necessari nuovi lavori, con lo scavo di un breve tunnel di raccordo.

Nel secondo dopoguerra la manutenzione della strada passò alla Provincia di Torino, che intraprese diversi lavori. Ancora qualche anno fa, grazie ai contributi europei, fu possibile mettere in sicurezza il fondo stradale e la volta della galleria. Poi più nulla.

E la galleria, come la strada, iniziò ad andare in pezzi, nell’indifferenza generale: la Provincia non esiste più, le amministrazioni comunali, peraltro senza fondi per garantire una regolare manutenzione, preferiscono evitare problemi con un’ordinanza di chiusura e così, quello che, persino all’estero, tutti ci invidiano quale tesoro di ingegneria stradale da conservare e valorizzare, va incontro ad una rapida dissoluzione.
Pensare che, solo fino a poco tempo fa, si facevano grandi progetti turistici sull’impiego di queste nostre, uniche, strade militari.

Negli ultimi giorni si parla di un progetto che i Comandi militari, ancora proprietari della rotabile, vorrebbero concordare con le amministrazioni comunali e quella regionale, per creare un anello turistico tra Susa, Oulx, Bardonecchia e Sestriere, usando le rotabili militari (Strada Assietta, Colle Finestre, Fenil-Jafferau), anche con l’introduzione di un pedaggio per coprire, almeno in parte, le spese di manutenzione. Sarebbe proprio una bella iniziativa, che potrebbe incentivare il turismo nella Valle di Susa, sia quello con i mezzi motorizzati a due e a quattro ruote, opportunamente disciplinato, che quello degli escursionisti a piedi, che così potrebbero nuovamente accedere ai sentieri in quota che permettono di raggiungere cime come il Seguret e i monti del gruppo Vallonetto.

 

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15 COMMENTI

  1. Una buona notizia.Un pezzo del Vallo Alpino che è stato salvato. Un ringraziamento a tutti quelli che hanno contribuito al recupero della galleria.

  2. “Vallo alpino” “Giovinezza primavera di bellezza” “Saluto al duce” “Credere, obbedire, combattere” ……..
    Decisamente un imperdibile salvataggio.
    A futura memoria della “Pugnalata alla schiena” e della conseguente perdita della Valle stretta, di Moncenisio e del suo lago, di Monginevro, di Briga, Tenda e della Valle Roia.
    La prossima volta proviamo a restaurare il campo di Fossoli o il celebre muro di una villa di Giulino di Mezzegra.

    • Tenda passo alla Francia con un referendum. Poi se la riparazione di una strada che può portare turismo con escursionisti a piedi, in moto e in auto è da fascista beh mi sa che ormai vedete il fascio ovunque

    • Bruno esci dal metro quadro dell’ ideologia. Il restauro di un percorso turistico ex militare non vuol dire elogiare ľinfausto regime che lo ha costruito. Vuol dire recuperare a fini turistici un percorso. Personalmente percorro a piedi i sentieri di montagna, soprattutto quelli ex militari, che sono i migliori in quanto hanno pendenze ben studiate, con la consapevolezza che oggi siamo fortunati a poterlo fare mentre in passato, quegli stessi sentieri sono stati usati come percorsi di guerra, anche usati da partigiani. E li percorro in punta di piedi, nel rispetto di chi nel passato, a causa delle ideologie, è stato costretto a combattere. Ben venga il recupero dei percorsi e ben venga chi li percorre, lasciando le ideologie a valle. Salut.

    • Ma veramente è stata costruita prima del fascismo. Buona parte del vallo alpino era già stato fatto prima della prima guerra mondiale.

  3. Finalmente un bel articolo inerente alle nostre montagne e al valore di tutte le opere del vallo alpino!
    Questo e’ l’esempio di come si possono ancora recuperare queste strade che sono delle vere opere d’ arte e un patrimonio storico-culturale. Speriamo che non venga di nuovo chiusa ne questa ne altre strade militari piuttosto sarebbe meglio far pagare un giornaliero per coloro che le praticano con mezzi a motore invece di chiudere tutto e vedere delle opere cosi’ andare a ramengo per colpa di certi ideali.
    (IL TURISMO MOTORIZZATO “regolamentato” PORTA SOLDI ALLA NOSTRA VALLE che rimane x 9 mesi “morta” ma purtroppo molti non ci credono.

  4. Il mio metro quadrato di ideologia mi porta da Annecy, dove nel museo dedicato ai “maquisard” la pugnalata alla schiena è ancora ben nitida e contestualizzata, a Salisburgo dove la guerra conclusasi cent’anni orsono è raccontata con taglio opposto al nostro, piena di efferatezze dei prepotenti e aggressivi italiani.
    Le tracce di guerra hanno sicuramente valore storico mentre il turismo ad esse potenzialmente collegabile, dalle nostre Alpi a quelle Carniche ha un valore decisamente più basso o forse non ne ha affatto.
    Contiene qualcosa di simile alla curiosità morbosa di quanti si accalcano per vedere i dettagli di incidenti stradali o morti violente.

  5. Va bè, per fortuna nostra la Valle Stretta è passata ai francesi, altrimenti sarebbe già un’orribile periferia urbana come altri noti luoghi valsusini

  6. Fiaschi di vino si ma con moderazione, alpino sono stato anch’io ma, come moltissimi altri alpini, non mi sono bevuto il cervello e non ho fatto indigestioni di retorica.

    • sarai anche sobrio ma di ideologia che ti annebbia ne hai tanta. Gia’ che ci fai la morale vai in Serbia a vedere cosa ne pensano dei pacifici austrungarici del 14 )intendo 1914, non 2014 che poi ti confondi).

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