ARCHITETTO DELLA VALSUSA SUL NEW YORK TIMES: OMAR DEGAN IN PRIMA PAGINA

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di ANDREA MUSACCHIO

OULX / MOGADISCIO – Un valsusino sulla prima pagina del New York Times. Questa è la storia di Omar Degan, architetto di origine Somala, ma nato a Torino e cresciuto ad Oulx. Una storia raccontata ad uno dei giornali più importanti al mondo, che tratta principalmente di un amore verso la terra della sua famiglia, ma anche di bene verso il prossimo. Una storia che abbatte le barriere e le ricostruisce, proprio come sta facendo lui in Somalia. Ma andiamo con ordine e scopriamo insieme chi è veramente Omar Degan.

Omar ha 31 anni e, come ha raccontato ai colleghi del Nyt, nell’ottobre del 2017 è tornato a Mogadiscio, capitale della Somalia, e città d’origine dei suoi genitori, per ricreare uno stile e un’identità dopo gli anni terribili della guerra e del terrorismo.

Un rapporto, quello con la terra della sua famiglia, troppo forte, tanto da sentirne un richiamo naturale, nonostante gli anni passati in Val di Susa, dove ha completato il suo percorso di studi fino alla maturità, e a Torino, dove si è laureato in architettura d’emergenza e ricostruzione postbellica al Politecnico di Torino. Idee chiare sin da subito, nonostante la mamma sperasse per lui un futuro da medico.

Idee chiare che gli sono servite per creare, proprio attraverso l’architettura, un nuovo stile di edilizia in questi suoi quattro anni in Somalia, dove ha mescolato temi tradizionali con temi più moderni come la sostenibilità. La sua in fin dei conti è una missione: riportare un’identità, un senso di appartenenza somalo e manifestarlo attraverso il design e l’architettura.

Nonostante questo desiderio attuale, all’inizio, tra i piani di Omar non c’era l’idea di trasferirsi in Somalia. Dopo aver parlato con un cugino, si convinse e prese il primo volo per Mogadiscio. L’inizio è stato un po’ in salita (ha ricordato più volte che molte persone non sapevano cosa fosse un architetto, ndr), ma i suoi progetti hanno portato, negli anni, un ristorante e una sala per matrimoni con ampie terrazze, pareti bianche scintillanti e mobili rivestiti con il tradizionale tessuto multicolor “alindi”. Ha anche progettato una clinica sanitaria portatile per curare i bambini nelle aree rurali, una scuola con spazi verdi e un reparto maternità minimalista e arioso in un ospedale di Mogadiscio.

Nell’ultimo decennio, con il ritorno di una parvenza di stabilità, Mogadiscio ha lentamente iniziato a trasformarsi. Sono spuntati nuovi condomini e centri commerciali, il teatro nazionale e lo stadio sono stati rinnovati e i monumenti storici restaurati.

Adesso Omar lavora per connettersi alla comunità attraverso i social media, pubblicando fotografie colorate della vita quotidiana a Mogadiscio su Instagram mentre sfida le organizzazioni umanitarie e le aziende private sui loro progetti. Su YouTube, i suoi video esplorano il centro storico e le spiagge della città. Omar ha anche un suo studio in città, ed è anche mentore di giovani architetti. L’anno scorso ha pubblicato un libro sull’architettura a Mogadiscio e sta lavorando ad un manuale sui progetti di emergenza in Somalia.

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