
GIAGLIONE – Il sindaco Enzo Campo Bagatin ha firmato un’ordinanza che impone il divieto temporaneo di utilizzo a scopo potabile dell’acqua erogata dal pubblico acquedotto in località frazione Santa Chiara, nel Comune di Giaglione. Il provvedimento si è reso necessario a tutela della salute pubblica a seguito della comunicazione pervenuta in data 2 luglio 2026 da parte dell’ASL.
La nota dell’ASL richiamava l’attività di controllo effettuata in conformità alla normativa vigente con un campionamento eseguito in data 29 giugno 2026 dall’ARPA Piemonte – Dipartimento di Grugliasco presso il punto di prelievo della fontana in frazione Santa Chiara. Le analisi hanno evidenziato un valore non conforme ai limiti di potabilità previsti dal Decreto Legislativo numero 18 del 2023 riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano, registrando la presenza di Enterococchi intestinali pari a 4 UFC/100 ml.
In base a quanto disposto dall’ordinanza, l’acqua della rete idrica della frazione potrà essere utilizzata esclusivamente previa ebollizione, una misura obbligatoria che si applica anche per la preparazione di alimenti, per le bevande e per l’igiene orale. Il provvedimento ha effetto immediato e rimarrà valido fino a nuova comunicazione da parte delle autorità sanitarie competenti che attesti il ripristino delle caratteristiche di potabilità.





















Che fate cag… ate nei rii in estate, lasciate le carogne nei suddetti rii.
Zozzoni.
Causa chi quando perché?
Come mai è stata contaminata?
Ogni quanto tempo vanno fatti questi controlli?
Che ci sia qualcuno che vuole sabotare
l’ intera Valle , non è possibile se l’ acqua è sorgiva sia contaminata di “M”a quella quota.
Spero che la Digos indaghi anche su questi fatti e non solo sui teppisti dei cantieri.
I professionisti dei cantieri , la mafia per intenderci è assai esperta nell’ estorcere
creando confusione e paura consenso su di essa , è un fenomeno che sta permeando la nostra apparente legalità, è un fenomeno
di cui si conosce l’ entità proprio in Procura a Torino ma di cui non si vuole vaccinare la
malattia pur sapendo che la cura postuma non sarà risolutiva.