AVIGLIANA, IL GRANDE CUORE DELLA FAVOLA: IN RICORDO DI GIULIANA E GABRIELLA

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AVIGLIANA – Matteo, il proprietario de La Favola Beach Club di Avigliana, dopo un’importante perdita personale, si è domandato come trasformare il dolore in un gesto concreto e duraturo. Non una semplice donazione di fondi, ma un progetto con un’anima, capace di lasciare un segno tangibile. Ne ha parlato con Gaia, direttrice del locale, che con impegno e dedizione si è messa a disposizione per dare forma a quell’idea. Insieme hanno contattato il professor Valabrega, dell’Ospedale Mauriziano di Torino, per capire come rendere reale quel desiderio di aiutare. Il punto di partenza sono state due persone a loro molto care: Giuliana Giovale e Gabriella Grosso (in Reviglio), entrambe in cura nel reparto di Oncologia del Mauriziano ed entrambe profondamente legate a quell’ambiente. Da qui è nata la spinta ad organizzare due serate di beneficenza, nel mese di marzo e nel mese di giugno, proprio nella cornice de La Favola, che hanno raccolto la partecipazione di circa 400 persone.

Due eventi resi possibili grazie alla generosità di Matteo, che ha messo a disposizione la location e relativo contorno, e alla professionalità di Gaia, che si è occupata di ogni dettaglio organizzativo, e prendendosi cura degli ospiti, con la sensibilità che solo chi conosce il valore del ricordo può avere. Quegli eventi non sono stati solo musica e convivialità, ma un modo per trasformare vicinanza e affetto in un aiuto concreto. I fondi raccolti in entrambe le occasioni sono stati interamente destinati al progetto, mentre le spese rimanenti sono state coperte dalle famiglie Giovale e Reviglio, insieme al contributo del locale.

Il risultato è stato straordinario: due caschi refrigeranti donati al reparto di Oncologia del Mauriziano, strumenti fondamentali per aiutare le donne in chemioterapia a ridurre la caduta dei capelli e mantenere un legame con la propria immagine, con la propria identità e dignità. Durante la serata dedicata a Gabriella, le parole di una lettera letta sul palco: “Rasarsi non è solo un gesto pratico, è come fare un passo dentro la verità della malattia. È guardarsi allo specchio e riconoscersi, anche quando tutto cambia.” Sono diventate il simbolo del progetto: trasformare la perdita in presenza, il dolore in impegno, l’assenza in significato. «Per noi non è stata solo una donazione – raccontano Matteo e Gaia – ma la dimostrazione che un’idea nata dal cuore, quando è condivisa e sostenuta da tante persone, può diventare realtà. Ci insegna che insieme si può realmente fare la differenza. E di questo non possiamo che andare davvero fieri.. Siamo grati a tutti voi per aver reso possibile la realizzazione di questo progetto» Due serate, due donne, due caschi.

Ma soprattutto, una comunità che ha scelto di ricordare attraverso l’amore, la solidarietà e la speranza.

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