AVIGLIANA, PREMIATE LA COLLABORATRICE DI VALSUSAOGGI BEATRICE D’ALESSANDRO E UN’ALTRA STUDENTESSA PER I LAVORI DEDICATI AL “TRENO DELLA MEMORIA”

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dall’UFFICIO STAMPA COMUNE DI AVIGLIANA

AVIGLIANA – Si è da poco conclusa l’edizione 2018 del viaggio sul treno della memoria. Anche quest’anno hanno partecipato ragazzi di età compresa tra i 17 e i 27 anni residenti a Avigliana, in totale 17, partiti in due gruppi il 10 e il 14 febbraio scorsi. Sono tornati a casa con emozioni molto forti e la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza importante. Due studentesse aviglianesi partecipanti sono state premiate dal comune di Avigliana con un buono da 50euro da spendere presso la libreria “La casa dei libri” di Avigliana. Ginevra Paiola, quarto anno al liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli ha scritto un testo che è stato scelto e per il quale ha ricevuto il premio. La studentessa racconta che il viaggio è andato al di là della preparazione fatta (film, convegni e studio): “L’ho vissuta con tanta angoscia ma ho capito che anche se sono cose brutte da vedere è giusto portare la propria memoria agli altri, riuscire a superare l’esperienza ed evitare che tutto ciò accada di nuovo. Consiglio questo viaggio che mi ha cambiato perché apprezzo di più le cose che prima consideravo scontate”.

Beatrice D’Alessandro e Ginevra Paiola, vincitrici premio treno della memoria 2018

Beatrice d’Alessandro, quarto anno grafico multimediale Luigi Des Ambrois di Oulx è stata premiata per le sue immagini scattate durante il viaggio: “In quei luoghi capisci davvero che nulla è dovuto, impari a non dare nulla per scontato e torni diverso. Sono rimasta colpita dalla tappa di Lidice, il villaggio della Repubblica Ceca completamente raso al suolo da Hitler: c’è soltanto una statua che ricorda l’eccidio dei bambini. Lì non è rimasto nulla e anche il silenzio è davvero assordante”. Un viaggio importante, attraverso le più terribili pagine della storia, che ogni anno lascia il segno nei partecipanti. “Non si può non fare un’esperienza del genere – ha ribadito l’assessore alle politiche sociali e giovanili Enrico Tavan -. Il Comune ha sostenuto politicamente questa iniziativa che, anche a livello istituzionale più alto ,continua a essere appoggiata e finanziata. Ringraziamo con questo premio simbolico le ragazze per aver partecipato al viaggio e anche al concorso che abbiamo organizzato”

Il testo di Ginevra Paiola e le immagini scelte da Beatrice d’Alessandro

Tristezza, immensa e angosciante. Angoscia profonda
e radicata che, da un piccolo spiraglio, si è allargata
dentro di me, come le radici di una pianta si allargano
nel terreno fertile di desolazione e solitudine.
Solitudine che non ti abbandona mai. Ironico no?
Anche quando pensi di non avere niente e nessuno, lei
non ti abbandona mai.
Lacrime che scendono senza singhiozzi e urla, lacrime
di pietà, lacrime di donne, di bambini, di uomini,
lacrime libere congelate sui volti scavati
dall’oppressione. Volti vuoti privi di dignità.
Cancellati i tratti somatici del loro essere, essere
senza esistere, essere senza forza di vivere.
Freddo, freddo gelido, agghiacciante. Una morsa
interna che ti congela ogni singola cellula, ogni
singolo centimetro del corpo ed ecco che in un
attimo sei tutt’uno con il nulla, parte
dell’immensa disperazione. Disperazione
soffocata dall’impossibilità di mostrarsi deboli,
disperazione ovattata tra un fiocco e l’altro di
quella neve che segna un altro inverno, un altro
incubo. Cammino lenta, cammino nei loro passi,
nelle loro vite infrante, sono tutto e niente. Cammino nel freddo, ma non lo sento sulla pelle
come al solito, è il freddo della morte, la morsa irrefrenabile dell’orrore e dell’inquietudine.
Vedo i volti della morte, la morte dello spirito, dei
valori, dell’anima, dell’umanità. Una morte che mi
spaventa più di quella fisica, l’annullamento del
proprio io, della propria persona, vedo la morte
negli occhi di chi piange. Vedo la schiera di
scheletri umani che si muove per inerzia, forse
per volontà o per voglia di vivere o, forse, per
paura di morire.
Ogni singolo volto, li vedo tutti seduti per terra
nel fango uno accanto all’altro, li vedo lavorare
senza forza, li vedo andare incontro alla morte, quella che spaventa meno, la morte del corpo
che dà pace alle membra logorate e all’anima frantumata. Vedo i binari interminabili, vedo
l’interminabile tragitto mescolato al fango e all’odore di disperazione, vedo corpi senza tempo e
anime senza vita.

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1 COMMENTO

  1. Complimenti alle due ragazze!
    Struggente e commovente lo scritto: arriva diretto al cuore e rende in un attimo l’idea quasi palpabile di quel terribile vissuto !

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