AVIGLIANA, “SPUNTANO” MURA MEDIEVALI DAL CANTIERE DI PIAZZA DELLE BUONE VOLONTÀ: INTERVIENE LA SOVRINTENDENZA

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di CHRISTIAN MASOTTI

AVIGLIANA – Ad Avigliana erano in programma dei lavori per il rifacimento della pavimentazione di “piazzale delle Buone Volontà”. Per non danneggiare le mura antiche lì presenti, è stato effettuato un sondaggio archeologico da Sobrizio (archeologo) in collaborazione con i tecnici del Comune. Il sondaggio aveva come finalità quella di capire l’entità delle mura antiche esistenti in quella zona, propedeutico al rispetto dell’area ed alla corretta attuazione del progetto.
ValsusaOggi ha parlato con Enrico Tavan, assessore ai lavori pubblici, che spiega: “Che ci fossero delle mura lì, è noto da tempo. La novità sta nel fatto che la cinta muraria medievale ha una dimensione ed un’entità superiore a di quella precedentemente ipotizzabile”.

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Per queste scoperte, il Comune di Avigliana non vuole ledere la parte di muro inizialmente sconosciuta; se non ci fosse stato questo controllo preventivo, quella parte di cinta muraria della città veniva danneggiata irrimediabilmente. Spiega Tavan: “A causa della situazione nuova nella quale ci troviamo, siamo obbligati, giustamente, a contattare la sovraintendenza. In settimana verrà qua per un sopralluogo il sovrintendente dei beni culturali ed archeologici della città metropolitana di Torino Barello, che illustrerà a tutti noi come procedere circa la circostanza che si è andata a creare. Al momento non posso dire di più, perché come amministrazione attendiamo direttive dagli organi competenti”.

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4 COMMENTI

  1. Plauso all’intervento della municipalità Aviglianese, la più prodiga nel cortiletto Valsusino ad eseguire opere pubbliche utili. Come giustamente riportato dallo stimato Assessore TAVAN, non è che fosse così scontato che lì sotto a seguito di scavi, avrebbe potuto emergere qualche reperto. Purtroppo, o per fortuna, il territorio della cittadina dei due laghi, è ricco di storia sommersa ed è pressoché normale che eseguendo degli interventi, qualcosa riaffiori. Le vere domande ora però sono: fermiamo tutto? lasciamo un buco “inutile” in mezzo ad un’area pubblica per mettere in mostra dei cordoli storici? Bisogna avere il coraggio di prendere decisioni anche impopolari. In una realtà dove su una famiglia media di 4 persone si hanno almeno due autoveicoli, ritengo che la fame di parcheggi sia sempre in agguato. Certo si è tentato di bloccare il centro storico alle auto, con le ovvie proteste di residenti, commercianti e avventori temporanei, ed il tutto è sfumato in un nulla di fatto. Il passato a volte va sacrificato per la funzionalità delle esigenze del presente. Se nel mondo ogni giorno ci si dovesse arrestare perché vengono rinvenuti reperti, saremo ancora con la clava e l’anello al naso.

  2. spett.le NITRO75,
    provo a sostituirmi ai cosiddetti organi competenti citati dall’assessore per vedere che effetto farebbe una loro dichiarazione simile a questa:
    “quanto riesumato dagli scavi è di rilevante interesse storico-architettonico. i rilevamenti che abbiamo effettuato ci hanno consentito di determinare la forma e la funzione della cinta muraria, e quindi arricchire il patrimonio culturale della città. abbiamo dato istruzioni su come ricoprire i resti senza che vengano danneggiati, e quindi permettere il proseguimento della realizzazione del parcheggio, e facilitando una futura completa riesumazione dei reperti per quando sarà eventualmente possibile farlo. ci siamo anche permessi di suggerire all’amministrazione di valorizzare al meglio il lavoro svolto, pubblicando sul sito lo studio archeologico e lasciando fruibile ai visitatori almeno una porzione degli scavi, a testimonianza di quanto scoperto e analizzato”
    questo per suggerirLe, due cose:
    1- “la storia sommersa” e “il passato”, per usare Suoi termini, non sono MAI un elemento che debba destare preoccupazione (inorridisco a leggere che “purtroppo […] il territorio […] è ricco di storia sommersa]), bensì sono SEMRE un elemento di arricchimento (ed infatti, Lei ha anche aggiunto “per fortuna” alla frase precedente). un arricchimento in termini culturali, ovviamente, ma soprattutto in termini economici, per via delle ricadute turistiche che questi apportano quando la comunità è in grado di sfruttarle.
    2- non lasci intendere che ci si debba arrestare quando si rinvengono reperti. non faccia pensare che “è meglio non far sapere nulla, è meglio fare le cose di nascosto”, perché è un atteggiamento sbagliato. infatti, non ci si arresta, bensì si progredisce più ricchi di prima. anche senza dover rinunciare a esigenze che oggi ci paiono irrinunciabili, come quella di ottenere un posto auto nel più breve tempo possibile, sebbene di fronte alla storia e alla possibilità di aver acquisito la consapevolezza di cosa ci sia lì sotto e come si possa eventualmente in futuro sfruttarlo meglio, pare un a piccola cosa
    insomma, non aver avvisato gli organi competenti, in questo come in tutti gli altri casi, sarebbe stato un errore madornale, un danno erariale, un delitto patrimoniale

  3. Clava e anello al naso non sono complementari, il secondo è sicuramente più pacifico e consente di aver le mani libere per digitare la tastiera di un computer. Procedo quindi senza levarmelo.
    Fabio ha perfettamente ragione.
    La conoscenza in senso e ampio e la conoscenza del passato in senso più ristretto sono sempre un arricchimento.
    Reperti come quelli individuati nel piazzale delle Buone volontà lo sono indubbiamente sotto l’aspetto culturale mentre è giusto dubitare che possano avere attrattive e ricadute turistiche.
    Rilevare e catalogare reperti storici per poi riseppellirli è assolutamente normale in ambito archeologico e credo che questo sia il miglior destino di quanto è emerso con questi scavi, giustamente da sottrarre all’oblio attraverso la messa a disposizione del pubblico degli studi effettuati e dando rilevo al loro rigore scientifico
    Nitro75 potrà continuare a contendere con i suoi vicini di casa i modesti posti auto che può offrire un antico centro storico, rinunciando nel caso ad un paio di essi per dare un minimo di visibilità ai punti più significativi di quanto rinvenuto.
    Ricordo che la villa romana di Rivera di Almese è sopravvissuta alla totale distruzione per la scelta, a mio giudizio altamente civica e responsabile, di un costruttore edile che, segnalandone la presenza, ha perduto per sempre la possibilità di edificarvi la palazzina di cui aveva iniziato a scavare le fondazioni.
    Non conosco questa persona ma ritengo doveroso riconoscerle il merito della rinuncia ad una importante occasione di profitto che omertà e occultamento non gli avrebbero precluso.
    Concluderei suggerendo a Nitro75 di non lasciare la clava sui sedili delle sue molteplici automobili perché potrebbe essere scambiata per quello che è, un’arma impropria, e in questa Valle, con l’aria che tira, non è proprio il caso di correre il rischio di trovarsi inquisiti per paleoterrorismo.

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