BARDONECCHIA, IL FILM DI ANDREA SEGRE “L’ORDINE DELLE COSE” DEDICATO AI MIGRANTI

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da LP PRESS OFFICE

BARDONECCHIA – Sul tema delle migrazioni il Valsusa Filmfest ha pensato di organizzare due eventi di avvicinamento alla XXIIª edizione a Bardonecchia, paese di frontiera sul cui territorio si sta creando un nuovo drammatico fenomeno migratorio con numerosi giovani africani che cercano di attraversare il confine con la Francia, al Colle della Scala, camminando per giorni al gelo.

Non a caso il primo film scelto è stato “Il cammino della speranza” di Pietro Germi (1950), presentato il 18 febbraio al Palazzo delle Feste. Il secondo scelto è il recente “L’ordine delle cose” di Andrea Segre (2017) che presenterà di persona la sua ultima opera il 25 febbraio alle ore 18 al Cinema Sabrina.

Dal 1950 al 2017, a 67 anni di distanza, due film e una sola storia: quella dell’umanità in cammino. L’evento viene organizzato in collaborazione con i comuni di Bardonecchia e Oulx.

“L’ordine delle cose” verrà proiettato nello stesso giorno in Francia a Briançon e il giorno dopo al Liceo Des Ambrois di Oulx. Il film, che ha fatto parte delle proiezioni speciali dell’ultima edizione del Festival di Venezia con ottimi riscontri di critica, è un viaggio attraverso le condizioni esistenziali di chi migra e di chi si trova a confrontarsi con il fenomeno delle migrazioni.

SINOSSI

La trama narra di Corrado ossia un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Il Governo italiano lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia. La missione di Corrado è molto complessa, la Libia post-Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne e mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, si muove tra stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti. La sua tensione è alta, ma lo diventa ancor di più quando infrange una delle principali regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell’immigrazione, mai conoscere nessun migrante, considerarli solo numeri. Corrado, invece, incontra Swada, una donna somala che sta cercando di scappare dalla detenzione libica e di attraversare il mare per raggiungere il marito in Europa.  Come tenere insieme la legge di Stato e l’istinto umano di aiutare qualcuno in difficoltà? Corrado prova a cercare una risposta nella sua vita privata, ma la sua crisi diventa sempre più intensa e si insinua pericolosa nell’ordine delle cose.

NOTE DI REGIA

Quando tre anni fa ho iniziato a lavorare a questo film non sapevo che le vicende tra Italia e Libia sarebbero andate proprio come le abbiamo raccontate, ma purtroppo lo immaginavo. Per molti mesi ho incontrato insieme a Marco Pettenello alcuni “veri Corrado” e parlando con loro ho intuito che l’Italia si apprestava ad avviare respingimenti di migranti nei centri di detenzione libica. Nessuno lo diceva pubblicamente, ma ora che il film esce è tutto alla luce del sole. Mi auguro che il film aiuti a riflettere su cosa stiamo vivendo in questi giorni e sulle lunghe conseguenze che vivremo ancora per anni”.

Infatti credo che quella di Corrado sia la condizione di molti di noi in quest’epoca che sembra aver metabolizzato l’ingiustizia. La tensione tra Europa e immigrazione sta mettendo in discussione l’identità stessa dell’Europa. Corrado e la sua storia raccontano questa crisi di identità. Ho cercato in lui, nel suo ordine e nella sua tensione emotiva, quelle della nostra civiltà e del nostro tempo. Sappiamo bene quanto stiamo abdicando ai nostri principi negando diritti e libertà a essere umani fuori dal nostro spazio, ma proviamo a non dircelo o addirittura a esserne fieri. È questa crisi che mi ha guidato eticamente ed esteticamente nel raccontare il mondo di Corrado, un mondo tanto rassicurante quanto inquietante“.

Tra le novità della XXIIª edizione del Valsusa Filmfest ci sarà “Testimonianze da Emigranti”, iniziativa con la quale si intende dare spazio a testimonianze di persone che abbiano vissuto un periodo della loro vita da emigranti, che abbiano lasciato il loro paese per cercare lavoro in un’altra regione o in un’altra nazione. Persone che abbiano vissuto le difficoltà di chi si sradica da un luogo dell’anima, dalle proprie abitudini e lasciando le proprie famiglie, per inserirsi in nuovi paesi e comunità.

Chi avesse voglia di raccontare la propria esperienza può scrivere a segreteria@valsusafilmfest.it. Le interviste verranno registrate in collaborazione con alcuni operatori dell’Istituto Fellini di Torino, con l’obiettivo principale di creare brevi documentari da presentare durante il Festival che si svolgerà dal 16 al 25 aprile 2018 in bassa ed alta Valle di Susa e con altri eventi collaterali in date da definire.

Inoltre nel sito www.valsusafilmfest.it è stato pubblicato il bando di concorso cinematografico della XXIIª edizione. Filmakers italiani e stranieri sono invitati a partecipare e ad inviare le loro iscrizioni entro il 15 marzo. Le cinque sezioni di concorso sono Cortometraggi, Fare Memoria, Le Alpi, Videoclip e Workshop Laboratorio Valsusa.

Il bando completo e le schede di partecipazione si possono scaricare dal sito del Festival.

Per chi non lo conoscesse il Valsusa Filmfest è un Festival poliartistico sui temi della memoria storica, della montagna e dell’ambiente che da ben 22 anni anima un territorio aperto all’incontro e al confronto culturale attraverso concorsi cinematografici e numerosi eventi tra letteratura, cinema, musica, teatro, arte e impegno civile.

Si tratta di un Festival itinerante che si svolge in numerosi comuni della Valle di Susa e che coinvolge associazioni, cooperative, scuole e tante singole persone grazie al suo profondo radicamento nel territorio. In 21 anni di storia il Festival è diventato un importante presidio culturale con una macchina organizzativa sempre più complessa e basata quasi esclusivamente sul volontariato.

Inoltre il Valsusa Filmfest collabora attivamente con altre realtà sparse sul territorio italiano e dal 2010 fa parte della “Rete del Caffè Sospeso” ossia network di Festival con associazioni culturali e rassegne in mutuo soccorso.

Tutte queste caratteristiche fanno si che il Festival riesca sempre a proporre cartelloni di alta qualità con eventi ed ospiti di grande spessore. L’obiettivo principale è sempre stato quello di promuovere cultura dando ampio spazio alle nuove generazioni e ad eventi che aiutino a riflettere e a cogliere i cambiamenti sociali, culturali e politici della contemporaneità.

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