BARDONECCHIA, LE SCUOLE E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L’INCONTRO DEL DES AMBROIS

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BARDONECCHIA / OULX – Cercare una risposta efficace alle sfide educative, etiche e di senso imposte dall’avvento delle piattaforme di intelligenza artificiale che, inevitabilmente, impattano sul mondo dei giovani studenti in maniera anche devastante: era questo l’obbiettivo del convegno «La mia intelligenza…artificiale» promosso dall’Istituto “Luigi Des Ambrois” di Oulx con il patrocinio del Comune di Bardonecchia e di UNA, Aziende della Comunicazione Unite del Piemonte e della Valle D’Aosta e che ha visto anche la partecipazione di alcune classi del College Frejus di Bardonecchia.
L’incontro, derivante da un progetto curato dai docenti Paolo De Marchis e Michele Lubrano, ha messo in gioco anche gli studenti, con focus interessanti da parte degli allievi delle classi terza e quarta del liceo scientifico e dalla quarta del liceo classico del Des Ambrois.
In estrema sintesi, i giovani sono consapevoli che le piattaforme di AI sono ormai parte integrante della loro vita e che possono diventare uno strumento prezioso, a patto di essere utilizzate in maniera esplicita (non nascosta) come strumento di approfondimento, confronto e supporto allo studio: analisi pienamente condivisa da don Luca Peyron, esperto di intelligenza artificiale e referente dell’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino, che ha brillantemente sviscerato l’argomento in uno speech pieno di stimoli.
«Il mondo della scuola deve essere una palestra educativa e uno spazio di libertà – spiega don Luca Peyron, che è anche docente alla Cattolica di Milano -, anche e soprattutto per l’utilizzo delle nuove tecnologie. Ricordiamoci che le macchine non sanno di esistere, non sono esseri pensanti: eseguono i comandi che noi diamo loro e siamo noi stessi ad addestrarle quotidianamente con il nostro utilizzo costante”.
Proprio gli studenti mettono in evidenza questa situazione, riflettendo sui dati recentemente pubblicati da Save The Children: il 92,5% degli adolescenti usa strumenti di Intelligenza Artificiale, quasi il doppio degli adulti (46,7%). E ancora, la maggior parte degli adolescenti usa l’IA spesso: il 30,9% tutti i giorni o quasi e il 43,3% qualche volta a settimana, mentre solo il 7,5% non la usa mai.
«Ecco il punto che è importante sottolineare: questa tecnologia non dipende solo dall’uso che se ne fa, non è neutrale in partenza – continua don Luca -, porta quindi cambiamenti nelle nostre vite che possono ulteriormente essere amplificati da un uso non accorto. Sapere cosa l’ai cambia di noi è decisivo affinché l’ai ci custodisca in futuro per chi davvero siamo».
Dalle parole di don Luca emerge anche il timore per la diffusione del supporto emotivo che molti giovani cercano nelle piattaforme di AI: si rischia l’eliminazione di ogni attrito e difficoltà della vita, l’addormentamento della coscienza e del pensiero critico, una condizione di schiavitù gioiosa. Un rischio concreto, soprattutto per le nuove generazioni e gli individui più fragili.

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2 COMMENTI

  1. Io ho più paura dell’ idiozia naturale, che dell’ intelligenza artificiale….
    Come, del resto, non mi preoccupo troppo per i cervelli in fuga all’ estero, mi preoccupano di più gli imbecilli che rimangono….

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