CARO DIRETTORE DELL’ASL, SONO UNA DONNA VITTIMA DI VIOLENZA IN VAL SUSA E HO SUBITO UN CASO DI MALASANITÀ / ECCO LA LETTERA-DENUNCIA DI MAURA BRONDOLIN

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn

  

di MAURA BRONDOLIN

Egregio Dott. Flavio Boraso, Direttore Generale Asl To 3,

mi permetto di rivolgermi direttamente a Lei perché sono stata purtroppo protagonista di
una spiacevole vicenda, circa due mesi fa, che mi ha obbligata ad aver necessità di usufruire di una struttura pubblica di vostra competenza come territorio, ho subito un’aggressione e sono stata ricoverata presso l’Ospedale di Susa.

L’incredibile sa qual è? Che nonostante si tratti di una brutta vicenda, che so che le è già stata segnalata, a farmi star male non è la vicenda in sé, ma la rabbia che provo nell’aver dovuto vedere e subire come sia stata mal gestita, ma non perché i servizi non siano operativi, ma per la completa incomunicabilità tra di loro.

Ieri ho ritirato, come era mio diritto copia della mia cartella clinica proprio perché volevo provare a capire, e già non è stato facile averla.

Sono stata ricoverata per un’emoraggia subaracnoidea, fratture costali multiple ed ematoma palpebrale,in più punti della mia cartella clinica è segnato che assumo terapia sostitutiva per la tiroide, ma quel farmaco non l’ho mai ricevuto durante il ricovero, ho avuto un innalzamento della troponina, è stato chiesto un consulto cardiologico all’Ospedale di Rivoli, uno neurochirurgico presso l’Ospedale Molinette di Torino, dove esiste il maggior centro antiviolenza credo del Piemonte, il “centro Demetra”: eppure questo centro non è stato avvisato dall’ospedale di Susa, non ho ricevuto nessun tipo di assistenza psicologica o di supporto specifica.

Io sono sopravissuta a tutto questo, sono qui che le sto scrivendo, ma grazie alla mia tempra combattiva ed all’aiuto di tante persone che mi sono state vicine, ma mi chiedo perché un cittadino normale, come me, che rispetta la legge, paga le tasse, confida in chi dovrebbe prendersi cura di lui in queste, come in altre situazioni drammatiche, debba subire il malfunzionamento del sistema sanitario?

I servizi ci sono, e le competenze pure, e funzionano, ma come possono essere utili se non comunicano tra di loro? Dovrebbe essere un sistema che funziona a catena, invece sembra che tutto funzioni a compartimenti stagni, secondo protocolli che seguono ben poco il vedere il cittadino, il paziente, il malato, traumatizzato come in questo caso, come semplicemente un essere umano, prima di tutto….

Presenterò un reclamo ufficiale, all’ U.R.P, come è mio diritto e prassi, ma che probabilmente non sarebbe mai arrivato a Lei, e sarebbe finito con un bel messaggio di risposta di scuse, giustificando il tutto con la solita mancanza di fondi, con i tagli del governo, con la mancanza del personale ecc.. Io non voglio scuse, voglio fatti!

Vorri veder la volontà di prendere coscienza dei problemi, delle cose che non funzionano, e non il rimbalzarsi di doveri e responsabilità senza giungere a nulla.
La ringrazio per la sua attenzione, confido in una sua risposta.

Maura Brondolin

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

Che cosa ne pensi? Scrivici la tua opinione

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.