CASELETTE E LA CRISI DEI NEGOZI, LA RABBIA DEI NEGOZIANTI: “IL COMMERCIO È MORTO”

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di ANDREA MUSACCHIO 

CASELETTE – Strade semi deserte e la maggior parte delle saracinesche abbassate. Per alcuni potrebbero essere scene surreali, ma per i commercianti di Caselette è la triste realtà. Nel pomeriggio di mercoledì 5 febbraio, siamo stati nel paese valsusino e abbiamo avuto la possibilità di parlare con alcuni negozianti. Ci hanno spiegato il loro punto di vista, dicendoci chiaramente che “al pomeriggio il commercio nel paese è morto“. Ci hanno chiesto di preservare l’anonimato.

In pieno pomeriggio, il centro storico del paese è deserto. Sono diversi i negozi che hanno deciso di aprire dalle 16, consapevoli che nelle ore pomeridiane il passaggio di clienti è quasi nullo. Verso la fine del 2019, tra novembre e dicembre, la cartoleria ha chiuso i battenti e poco dopo anche la storica panetteria ha abbassato la saracinesca. Alcuni puntano il dito verso l’amministrazione comunale e la scelta di istituire il senso unico di marcia in via Roma. Per altri, invece, la chiusura dei negozi è una conseguenza naturale: “Caselette è divisa in due. Il centro storico ormai è morto – ci spiega una commerciante – La zona, invece, dove si trova il centro commerciale Contessa riesce ancora a sopravvivere, in quanto è agevolato dalla presenza delle scuole e dei parcheggi. Le persone sono diventate troppo comode, vogliono parcheggiare ad un metro dal negozio. Piuttosto rinunciano a fare una passeggiata. La colpa non è di certo del sindaco”.

Anche la zona “centrale” di via Alpignano, dove si trovano diversi esercizi commerciali (tra i quali un bar, una farmacia e un centro estetico, ndR), non se la passa di certo bene: “Le persone vengono qui solamente per venire in banca o in farmacia. Nient’altro – ci racconta un barista – Doveva essere il nuovo centro del paese, un punto di raccolta, ma le cose non stanno andando come si pensava”.

E aggiunge: “A Caselette sono molte le attività che decidono di aprire e poi, dopo poche settimane, chiudono. Magari i contributi per i commercianti aiuteranno, non lo so. Ma nessuno sceglie di fare delle passeggiate in giro per il paese. Nessuno viene a prendersi un caffè. Il commercio di questo ne risente. Dovreste venire di domenica, oltre alle persone non ci sono nemmeno le macchine”.

Su una cosa i titolari delle attività sono d’accordo: “Le persone che si lamentano, sono le prime che vanno a fare spesa nei paesi limitrofi. Se non ci si aiuta tra di noi, è chiaro che il commercio lentamente muore”.

Intanto, è stata approvata dalla giunta di Caselette la delibera per erogare dei contributi finalizzati all’ampliamento di esercizi commerciali esistenti o alla riapertura di esercizi chiusi da almeno sei mesi. Sicuramente un passo verso i commercianti, i quali chiedono e sperano in un cambio di tendenza.

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7 COMMENTI

  1. Comprate le biovette su Amazon, e il caffè macchiato su globo. Ed ecco le conseguenze, non è certo colpa dell’amministrazione.

  2. Non è un caso isolato di Caselette. Le situazioni sono più o meno simili in tutti i paese limitrofi. La pressione fiscale e gli scarsi guadagni sono all’ordine del giorno. Poi la gente preferisce andare nei centri commerciali piuttosto che fare quattro passi in paese. Strano che Caselette non abbia ancora promosso l’edificazioni di un centro commerciale pachidermico. Probabilmente quando chiuderà CLN …..

    • Ma anche no, neanche per battuta.Ci sono molti Caselettesi che lavorano in CLN e se dovesse chiudere aumenterebbe la disoccupazione ci sono altre aree da sfruttare senza pensare alla chiusura di una ditta.Scusa non è niente di personale ma con la crisi che c’è in giro è proprio una brutta frase

  3. Commercio ambulante, poi è venuto il commercio fisso, negozi. Poi sono venuti i mega negozi, ora il commercio su internet. Un evoluzione difficilmente irreversibile.

  4. Dipende il tipo di negozio e chi ci lavora. Bisogna ammettere che quando un negozio o iper mercato sono validi , la comodità o il costo elevato non fanno testo. Ad es. la Coop è un po’ caretta , ma ha ottimi prodotti e è piuttosto ricercata dalla clientela. E’ comunque un problema visibile in tutta Italia. Con i mondiali del 2014 di calcio volevamo mangiare a casa la pizza e seguire la partita, cosi andammo a Bussoleno per prendere la pizza e alla richiesta” buonasera volevamo 2 pizze da portare via”, con pizzeria vuota ci è stata risposto:” non facciamo pizze da asporto nel week end”. E per me è normale poi che un esercizio chiuda! Di recente un’altra pizzeria voleva passarmi le mozzarelline impanate per olive ascolane, con tanto di mozzarella fuori….e dovrei farli lavorare? Non c’è scritto nella mia fronte “gioconda” eh! Di Casellette e Alpignano come lavorano non so, ma vedendo l’andamento delle zone dove sono andata deduco che i fattori possono essere numerosi.

    • Quella pizzeria ha chiuso perchè c’era sempre il weekend, il vento, il sole, alle 19 era presto e alle 20 era tardi …per lavorare!
      La nuova gestione invece lavora da paura

  5. Più che al sindaco bisognerebbe criticare la gestione nazionale degli ultimi 30 anni: stipendi bloccati mentre prezzi e tasse si alzano. Comuni incassano da permessi di nuove attività che svuotano le piccole, e popolazione a corto di soldi (e di tempo libero) sceglie prodotti da grande catena economici

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