CESANA E GLI IMPIANTI CHIUSI DALLA VIALATTEA. SERRA: “NON È COLPA DI BRASSO, MA…”

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DI ROBERTO SERRA-

“Manca la neve: Governo Ladro” ovvero una stagione di cui forse avremmo fatto a meno

Condivido il disappunto e la preoccupazione degli operatori, ma il problema da sempre esistito è stato narcotizzato negli anni scorsi da stagioni nevosamente accettabili, e quindi ci si è cullati nella convinzione che il problema non esistesse. O per lo meno si confidava che la neve artificiale potesse fare il miracolo.

Purtroppo quando la neve dalle nostre parti è poca, per Cesana i problemi sono maggiori che altrove. Innanzi tutto perché Cesana altimetricamente si trova a 1.350 metri s.l.m. ed infatti i riscontri nivometrici di questi ultimi decenni indicano che al di sotto della quota 2.000 sui versanti ovest (San Sicario) sono da ritenersi a rischio neve, tecnicamente identificati come zona di neve incerta, per quanto riguarda i Monti della Luna la situazione è leggermente più favorevole infatti la quota si attesta sui 1.750 metri (esposizione nord/nord est).

Quindi occorre ragionare e prendere le dovute decisioni alla luce di questa situazione umanamente non modificabile. Innanzi tutto era ed è ancor più necessario ora partire da un accurato studio di area di tutto il comprensorio alfine da individuare e fare emergere le caratteristiche, i punti di forza e le criticità di ciascuna località. Documento dal sottoscritto più volte pubblicamente sollecitato in passato ma mai recepito né dal TOROC né dai colleghi Sindaci di allora e ne particolarmente sentito dai sindaci attuali. Purtroppo sia per la mentalità conservatrice degli operatori locali, sia per la crisi ma soprattutto per l’inerzia delle Amministrazioni a partire proprio da Cesana, ognuno chi più chi meno ha continuato a curarsi il proprio giardinetto senza una visione di insieme di comprensorio. Cesana anello debole della catena nella stagione invernale è così ritornata agli anni bui del passato in piena recessione.

Uno sguardo e alcuni esempi sono sufficienti a focalizzare la situazione:

Le iniziative immobiliari sono praticamente nulle. Les Ceresières: da sempre se ne parla anzi si litiga ma nulla muove; a Prà dei Turrun è tutto fermo. Ricordo la polemica pesante di “Ale” Gria nei confronti del sottoscritto quando si era proposto di conservare i 3 edifici costruiti per le Olimpiadi e trasformabili nel post olimpico in strutture per giovani. Oltre 200 posti letto possibili. Il dott. Massa proprietario dell’Hotel Claviere era disposto ad investire nella riconversione e garantirne la gestione. Risultato: gli edifici smontati e ricostruiti in Russia a Sochi, a Cesana sono rimasti 4 squallidi prati che fanno da coreografia ad un viadotto di tangenziale.

Dell’Operazione Casermette (acquisite dal Ing. Brasso), nulla si è concluso anzi vige sempre la sindrome di “chissà cosa ci guadagnerà…” e quindi risultato 5 casermette stile Bagdad , danno un tono e un sigillo d’inenarrabile desolazione al paese. Almeno venissero date in gestione come campo di softair combat!

Sulla Pista di Bob funzionante fino al 2011 (termine della programmazione prevista dall’amministrazione Serra) mi sono sgolato e consumato i polpastrelli a scrivere, proporre iniziative o sollecitare qualche colpo di ingegno. Il nulla più assoluto, in attesa della dinamite, mentre la Walt Disney in questi giorni ha siglato un ’importante operazione di collaborazione con Bardonecchia (Comune e Colomion spa). Naturalmente non ha affatto sfiorato l’attuale amministrazione l’idea della possibilità d’intercettarla calandola nell’area bob per un arco a tema su neve e ghiaccio. Meglio ipotizzare la demolizione. Uno studio almeno di massima di fattibilità è mai stato partorito per il Comune diCesana?

Della Pista di discesa in paese che dire? Boh! Cesana sarà pur posizionata a bassa quota ma una pista di discesa che scenda in paese le è dovuta ovviamente equipaggiata con neve artificiale. Le risorse ci sono nel “Tesoretto” post Olimpico. Di Bus Navette urbana e collegamenti con San Sicario, Clavière, manco parlarne, ipotizzare qualche servizio serale è fantascienza. Ovviamente non solo ora che manca la neve. In qualsiasi stazione che si rispetti non esiste che non esista, scusate il gioco delle parole, che per raggiungere gl’impianti dal paese si debba percorre oltre un km di strada provinciale zizzagando nel traffico.

Certo San Sicario, alle banche – poverine – in uno slancio di generosità l’Amministrazione passata ha già abbonato l’impegno di fare gli alberghi. Il fatto che dopo questo agreement ci si vanti che rispettano i vincoli di convenzione (in sintesi opere accessorie di urbanizzazione quali parcheggi e altro) è patetico, visto che è un obbligo!

Fortunatamente e inaspettatamente il Consorzio “Non Solo Neve” in qualche modo sta realizzando il miracolo del rilancio con risorse proprie. La Seggiovia Trilenta non venne difesa nella disputa con la società immobiliare (prima gruppo Cimatti poi un pool di Banche. Il non aver sanzionato chi ha realizzato il nuovo immobile a distanze non a norma dall’impianto, ovviamente diverse da quelle dichiarate in progetto, ha obbligato la Sestrières spa prima a fermare l’impianto e dopo a richiederne il ricollocamento su altro tracciato. Alla faccia di Sansicario…..

Quanto è successo è acqua passata il grave è che ci si è dimenticati che situazioni ambientali come quelle attuali in passato non sono state poi così eccezionali. Soleil Boeuf è sempre stata la quota neve su cui più o meno San Sicario si era arrangiata e quindi ora in assenza di quest’impianto e con condizioni critiche di neve lo spostare l’accesso all’area sciabile sulla seggiovia Le Sellette emargina totalmente il Centro.

L’Operazione di rilancio di Sagnalonga – Colle Bercia è stata totalmente abbandonata. Il progetto proposto in passato prevedeva un completamento dell’insediamento senza implementazioni ulteriori di terreno urbanizzato. Si poteva prevedere una fruizione da parte di clienti top sul modello di altri centri di elevata qualità ambientale realizzati in quota sulle Alpi e quindi relative ricadute positive sul territorio.

Intanto le vacanze natalizie più bene che male sono passate, salvate da una sola preziosa nevicata ed ora perdurando la crisi tutti i nodi vengono al pettine: la neve drammaticamente scarseggia, le temperature ballano anzi traballano tra tiepido e il poco freddo e alla neve artificiale viene chiesto di fare i miracoli, ma tutto ha un limite e quindi partono le grida di “Aiuto! Aiuto, la Sestrieres ci chiude gli impianti”.

Improvvisamente ci si rende conto della fondamentale importanza del sistema neve. Si improvvisano riunioni, discussioni; partono anatemi, invettive e recriminazioni, ma nessuno si fa un esame di coscienza e scientificamente affronta il problema, l’Amministrazione in primis. Certamente la Sestrieres non è una ONLUS, ma è altrettanto vero che il territorio tutto ha le sue esigenze. Qual è il punto d’equilibrio in una situazione di neve scarsa e solo da 2.000 in su, di presenze turistiche ridotte, con difficoltà di produrre neve artificiale ovunque per i costi di gestione non comprimibili? Enonostante i non pochi contributi pubblici – regionali e comunali – a questa attività?

E chiaro che se di devono individuare le soluzioni meno traumatiche possibili, ma gestionalmente sostenibili. Il che vuol dire, tradotto in termini più comprensibili, che tutti devono assumersi una parte dei sacrifici e produrre il massimo sforzo per offrire il massimo dell’offerta neve e contestualmente studiare iniziative collaterali che in qualche modo attenuino la situazione contingente di carenza di neve.

Per quanto riguarda Cesana non dimentichiamo che se il paese è in difficoltà anche un minimo di autocritica è doverosa. Se gli affitti non “tirano”, non è colpa del “cattivone Ing del colle”, ma forse del fatto che al mercato – mentre si ricercano per il comprensorio turisti di alta capacità economico sui ricchi mercati esteri – si presentano quattro scalcinati e poco decorosi appartamenti (problema già emerso con le Olimpiadi, dove neppure i corposi finanziamenti della legge 18 furono incentivi sufficienti a smuovere la situazione).

La proposta di vetrine illuminate da noi proposta non è mai stata mai presa neppure in minima considerazione. Certamente una micro iniziativa per cercare di riavviare il progetto Via Roma / Via salotto, non realizzabile in tempi brevi ma realizzabile.

Intanto uno dopo l’altro i negozi chiudono. Questo in compenso non fa desistere l’Amministrazione d’intraprendere la “Guerra dei Gofri”, molto più importante di ogni altra improvvisa verifica urbanistica (vedasi sopra quanto detto di San Sicario).

Le nostre Scuole di sci tecnicamente sono ineccepibili, ma orientate più al business che a fornire reali prodotti turistici di sistema, tese a difendere il proprio orticello, danno l’immagine di una situazione frantumata e poco coesa.

Di manifestazioni ed eventi d’intrattenimento e proposte alternative in particolare per i non sciatori, manco l’ombra. Ovvio servono idee e denaro… ma soprattutto idee.

Segnalo che a Venaus (!!!), non a Gstaad, per i “Presepi da gustare” allestiti lungo le vie del Paese dai cittadini e da intere Borgate che sfruttano spazi ed architetture sia pubbliche che private, unitamente a classiche offerte di cibo da strada (tipo i gofri, appunto) tra Natale e l’Epifania si sono avute svariate migliaia di presenze. Senza vanto, ma spero che qualcuno ricordi ancora i successi e l’interesse generato per l’esposizione di presepi in via Roma curati dalla arch.ta Raquel Girotto, la musica diffusa nella via, immagini a dimensione uomo delle figure del presepio posizionate e ambientate all’entrata dei locali commerciali ect

Evidentemente un paesino della Val Cenischia, più che altro cresciuto intorno ad una centrale Enel, ha più appeal di Fenils, Champlas, Thures, Bousson, Mollières e iniziativa per inventarsi un evento natalizio delle Montagne Olimpiche…

Ci può stare che la neve manchi, è naturale, del resto quest’anno ha nevicato in Arabia Saudita, ma l’importante in questi casi fare sistema, e fare sistema vuole dire tutti insieme accordarsi, comprendere i problemi dell’altro, ed uscire dalla sindrome dei 4 capponi di Renzo Tramaglino. In questa situazione siamo sicuri che se la cabinovia e le due seggiovie funzionassero tutti i giorni la situazione sarebbe risolta?

Personalmente ho qualche dubbio. Di questo passo potrei andare avanti per ore, ma sarebbe solo dietrologia e non porterebbe a nulla, ma per concludere vorrei che i Cesanesi, Sindaco in testa, rispondessero ad una domanda fondamentale per qualsiasi operatore turistico e destination manager pubblico e privato: “Se fossi un turista ( o magari una famiglia dove non tutti sciano) per quale motivo dovrei venire a Cesana a trascorrere una Settimana Bianca?” Poi, data la risposta vorrei si chiedessero anche: “E se va altrove è davvero colpa dell’ing. Brasso?”

Roberto Serra

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2 COMMENTI

  1. come cittadino di Venaus mi permetto di dissentire dall’immagine di un paese cresciuto intorno ad una centrale. Probabilmente la sua storia comincia forse prima di Cesana, dal momento che nel 739 (non 1739) viene già menzionato nelle cronache della vicina abbazia. Se cesana è ancora ubriaca dalla speculazione edilizia del dopoguerra e di un turismo improntato sulla rapina non è giusto che venga messa a confronto con un paese che fra mille difficoltà cerca di fare qualcosa. Dalla/e centrali abbiamo tratto per un certo periodo giovamento occupazionale, ma molto abbiamo dato in termini territoriali. Saremo anche i cugini poveri della sua valle, ma da quello che vedo fare a casa sua, non provo nessuna invidia. quindi non mi sento di volere nessun confronto con gli amici di Gstaad, dai quali magare potete voi prendere qualche spunto…

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