CHIOMONTE, LA MINORANZA AL SINDACO: “MA I MENZOGNERI ERAVAMO NOI?”

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dai Consiglieri di Minoranza CRISTINA MARIA URAN, GIORGIO GUGLIELMO e LUCREZIA BONO

CHIOMONTE – Signor Direttore, non è cosa gradita essere etichettati sul suo giornale come amministratori che “dicono il falso”, a maggior ragione se a lanciare l’accusa è il proprio Sindaco e per di più in riferimento a quanto accaduto in occasione di una seduta del Consiglio Comunale.

Dunque con una accusa “di essere menzogneri” (così recita la lettera del sindaco), che forse avrebbe titolo e diritto di essere contestata in altra sede, a ben pensarci.

Ma non è questa la nostra volontà.

Continuiamo a sostenere che preferiamo il confronto democratico, meglio se nelle sedi istituzionali.

Ci siamo dunque incontrati per valutare il da farsi.

Che avesse ragione il Sindaco? Che le nostre fossero cattive interpretazioni delle sue parole? D’altronde un Sindaco è pur sempre una autorità pubblica. Se è stato così “tranchant” avrà pur le sue ragioni.

Allora abbiamo fatto una retrospettiva dell’accaduto la sera del Consiglio, cominciando dalla Delibera assunta.

Già la formulazione dell’ordine del giorno qualche dubbio sulla finalità dell’atto lo faceva sorgere: “Ipotesi di cessione quota partecipativa del Comune in Valle Dora Energia (siglata VDE); atto di indirizzo ex art. 42 del D.Lgs 267/2000”.

In buona sostanza (per chi è addentro alle questioni burocratiche), l’oggetto, letto e riletto, fa capire in modo inequivocabile che il Consiglio era chiamato a fornire “le linee di indirizzo” alla Giunta sul da farsi.

Ed il da farsi è poi esplicitato nel dispositivo dell’atto deliberativo, là dove si recita “di approvare la proposta di valutare le reali possibilità per la vendita della quota….” e ”di conferire mandato alla Giunta di sviluppare tutte le attività finalizzate all’eventuale alienazione”.

Certo vendere e valutare non sono sinonimi, come dice il Sindaco.

Ma se io per valutare la questione conferisco un incarico ad un consulente di alto lignaggio (nella figura di un professore, di nome, del Politecnico di Torino) impegnando un somma non insignificante, lo faccio solo per indagare?

Ma se io per valutare…contatto i Sindaci dei tre Comuni di Exilles, Salbertrand e Susa prospettando loro gli aspetti positivi dell’operazione di vendita, lo faccio solo per indagare?

Ma se io nella Delibera in esame ipotizzo che “per rilanciare il paese in tempi brevi, con limitazioni di bilancio, sia necessario utilizzare le rivenienti disponibilità su specifiche iniziative del Programma di mandato”, lo faccio solo per indagare?

Ma se io sempre in Delibera ribadisco che “si è positivamente conclusa la fase di attiva partecipazione societaria in VDE….”, lo faccio solo per indagare?

Ma se io sempre in Delibera sottolineo il fatto che il Comune, per sua natura, non è votato alla partecipazione strategica ed azionaria nell’ambito del Consiglio di Amministrazione di VDE, lo faccio sempre e solo per indagare?

Se in Delibera evidenzio che “si coglie l’opportunità di esaminare l’ipotesi di alienare la propria quota azionaria e nel contempo di potere incassare subito l’importo dei flussi di cassa attualizzati”, lo faccio solo per indagare o piuttosto per giustificare una scelta che personalmente ho già assunto?

A proposito ma a quanto ammonta l’attualizzazione dei succitati flussi di Cassa? Cioè quanto denaro porterebbe l’operazione? Almeno di larga massima? In delibera si parla di un valore “in primissima approssimazione superiore ai 500.000 euro”; nell’articolo il Sindaco sempre a titolo semplificato parla di 796.875 euro).

Mah!! Ci penserà il consulente del DIST.

Se io Sindaco nego di avere mai affermato in Consiglio che la scelta della vendita è un obbligo, ma di contro nella Premessa della delibera sta scritto “la gestione di VDE è saldamente in mano ad IREN” e personalmente ho dichiarato in corso di seduta, rilevato dai nostri appunti personali, sic “Iren ha in mano la vicenda….noi non abbiamo forza contrattuale….”, che differenza fa?

Non se ne abbia a male, signor Sindaco, ma là dove Lei nella lettera dichiara che “qualora se ne accertasse la convenienza per il Comune, la proposta di vendita verrebbe portata in Consiglio per l’approvazione”, dichiara una cosa non veritiera o quantomeno non corrispondente con quanto riportato nel dispositivo dell’atto deliberativo assunto.

Nella succitata delibera si dichiara unicamente che “verrà aggiornato il Consiglio comunale periodicamente in merito agli eventuali sviluppi della procedura in esame, fornendo in caso di proposta di vendita della partecipazione precise indicazioni ed informazioni sulla destinazione della corretta disponibilità finanziaria emergente a favore del territorio e altro ancora”.

Dunque il Consiglio verrà informato sugli sviluppi della procedura e, in caso di vendita, sulla destinazione delle risorse. Null’altro è scritto e quindi il Consiglio d’ora in poi sarà solo spettatore passivo.

Veniamo accusati della nostra affermazione sul prevedibile aumento dell’utile annuo fino anche a 70.000 euro annui.

Siamo stati indotti a tale affermazione (che effettivamente è priva di fondamento tecnico, ma non irrazionale come affermato nella lettera), perché l’utile della società dell’anno 2018, pari a 1.703.470 euro, ha comportato un dividendo per i soci di 250.000 euro (di cui 31,875 destinati a Chiomonte), unicamente perché 1.427.11,92 euro sono stati accantonati in attesa di destinazione). Quindi ipotizzare un aumento non era una ipotesi cervellotica e campata in aria.

Continuiamo a ripetere che rinunciare ad una entrata corrente, fissa, ripetitiva e non collegata ad alcuna spesa corrente è un grave errore politico, confermato dai dati del Bilancio Preventivo 2020/2022 approvato dalla Giunta e di prossima approvazione da parte della maggioranza consiliare, che riporta una situazione di Equilibrio di Parte Corrente.

Traduciamo per i non addetti: Le Entrate Ripetitive dei Bilanci dei Comuni, per legge, devono essere pari alle Uscite Ripetitive; in caso contrario scattano pesanti sanzioni. Quindi se io riduco una entrata Certa e Ripetitiva, (leggasi il dividendo VDE di 31.875 euro), il Bilancio c.d. Corrente non pareggia più nella parte c.d. Corrente.

Che cosa devo fare? Aumentare le Entrate Ripetitive. Ma quali?

Allora devo tagliare le Uscite Ripetitive. Quali? Quelle non obbligatorie: in primis i contributi.

Ricordo che il Bilancio previsto raggiunge il pareggio economico in base al fatto che nell’Entrata 2020 è prevista l’entrata VDE di 31.875 euro.

Abbiamo ripetuto alla noia questa ipotesi, ma non c’è peggior sordo di chi ecc..

Non replichiamo sulle affermazioni prive di fondatezza se non anche di senso, sulla mancata presa di posizione di Chiomonte (?) contro il trasferimento del personale dal paese (?) alla sede (?) di Susa e sulla mancata ripartizione della liquidità annua generata dai vecchi impianti.

Forse queste erano decisioni che competevano a chi amministrava il Comune; con particolare riferimento poi al fatto che nell’ultimo periodo richiamato (relativamente alla mancata ripartizione della liquidità ecc.), era proprio l’ingegner Garbati ad avere allora un rapporto preferenziale con il Sindaco e soprattutto con IREN; per inciso il consigliere citato nell’articolo era qualcuno di sua stretta conoscenza, che faceva parte del gruppo consiliare di maggioranza, e dotato di specifica delega per i rapporti con IREN.

Ci fermiamo qui: qualcosa avremo dimenticato e ce ne scusiamo.

Ma la conclusione naturale che ci è venuta è: ma qui chi dice falsità non siamo noi.

A chi legge imparzialmente il giudizio.

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