CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: RADDOPPIATE LE RICHIESTE DI AIUTO DURANTE IL LOCKDOWN

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Contro la violenza sulle donne: il 25 novembre è la Giornata Internazionale istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo drammatico tema, purtroppo sempre attuale. Ed è l’occasione anche per fare il punto sulla situazione.

A livello nazionale purtroppo le notizie non sono incoraggianti. Secondo un’analisi dell’Istat sui dati emersi dalle chiamate al numero verde 1522 antiviolenza e stalking, nel periodo di lockdown compreso tra marzo e giugno 2020, è più che raddoppiato il numero di richieste di aiuto.

Il numero delle chiamate sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280. Sono, invece, diminuite le chiamate fatte per errori non intenzionali (703) e per errori voluti, quelle fatte per scherzo (3.585) o semplicemente per molestare (766), volte a denigrare la funzione di aiuto e supporto del 1522.

La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è quintuplicata passando da 417 a 2.666 messaggi. Accanto alla richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza (4.899 chiamate pari al 32,1% del totale delle chiamate valide) crescono anche le chiamate per avere informazioni sulla tipologia di servizi offerti dal 1522 (3.655 pari al 23,9%). Il numero verde, durante il periodo di lockdown, ha fornito informazioni e consulenze anche a diversi ed eterogenei necessità di aiuto indicando numeri utili di supporto sociale e psicologico (2.979 pari al 19,5% del totale), a testimonianza della funzione di vicinanza che questo servizio ha erogato in un particolare momento di crisi. Mentre il 77,2% delle vittime è stato inviato ad altri servizi.

In Piemonte sono attivi 20 Centri antiviolenza, 81 sportelli di ascolto, 12 Case rifugio per le donne vittime di violenza e di maltrattamenti. Esiste un fondo regionale di solidarietà per il patrocinio legale gratuito per le donne vittime di violenza e maltrattamenti. Esteso a tutte le donne non solo residenti in Piemonte ma a tutte coloro che hanno subito e subiscono violenza nella nostra regione. Inoltre la Legge regionale 4/2016 ha previsto per la rete sanitaria l’esenzione dal ticket sanitario per le prestazioni conseguenti ad atti di violenza sessuale e domestica e l’attribuzione del codice rosa quale codice aggiuntivo al codice di gravità.

Anche dalla Polizia di Stato giungono numeri che fanno riflettere. I dati sono quelli relativi ad un primo bilancio ad un anno dall’entrata in vigore, avvenuta il 9 agosto 2019, del cosiddetto “Codice Rosso” (legge 19 luglio 2019, n.69), che ha introdotto nuovi reati e ha perfezionato i meccanismi di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
Dei quattro delitti di nuova introduzione, quello che ha fatto registrare più trasgressioni (1741 dal 9 agosto 2019 all’8 agosto 2020), spesso sfociate in condotte violente nei confronti delle vittime, è la “violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare”,  o del “divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”, o la “misura precautelare dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare”. Le regioni dove si sono registrate più violazioni sono la Sicilia, il Lazio ed il Piemonte.

In un anno sono stati registrati 11 reati relativi al “delitto di costrizione o induzione al matrimonio”, altra figura introdotta dalla legge 69/2019 e volta a contrastare il fenomeno dei cosiddetti matrimoni forzati e delle spose bambine: il 36% delle vittime è minorenne.

Il reato di “deformazioni dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso di nuova introduzione” prevede l’ergastolo se dal fatto consegua un omicidio. Dei 56 casi denunciati, il 76% hanno riguardato vittime di sesso maschile e gli autori sono al 92% uomini: segno che tali fattispecie si riferiscono ad ipotesi di reato prima inquadrate nel delitto di lesioni personali gravissime di cui all’art. 583, comma 2, n.4 (abrogato dalla l. 69/2019) e non riconducibili alle dinamiche uomo/donna.

Ultimo reato introdotto è la “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, cosiddetto “Revenge porn”. Dei 718 reati denunciati, l’81% hanno riguardato vittime di sesso femminile (per l’83% maggiorenni e per l’89% italiane), episodi distribuiti nell’anno con un andamento altalenante e un picco nel mese di maggio con 86 fattispecie. La regione che registra più denunce è la Lombardia, seguita da Sicilia e Campania.

Poi ci sono i cosiddetti “reati spia”, vale a dire di tutti quei delitti che sono indicatori di violenza di genere (come lo stalking, i maltrattamenti in famiglia e le violenze sessuali).
Nel periodo gennaio-settembre di quest’anno, confrontato con lo stesso periodo del 2019, si registrano numeri inferiori rispetto a quelli dello scorso anno, che risentono evidentemente anche della difficoltà di denunciare del periodo del lockdown, dove tutte e tre le fattispecie fanno registrare un calo. La fascia d’età più colpita è quella che va da 31 a 44 anni, le vittime sono italiane nell’80% dei casi (81% nel 2019), mentre, tra le vittime straniere, predominano quelle di nazionalità romena, anche in relazione alla maggior presenza sul territorio nazionale. Anche gli autori di tali reati hanno un’età compresa tra 31 e 44 anni (39%), in prevalenza sono italiani (74%) e solo il 2% sono minorenni (1% nel 2019).

Quanto ai provvedimenti amministrativi in materia di violenza di genere, nel periodo 1° gennaio-19 novembre 2020, i Questori hanno emanato 1.055 ammonimenti per stalking, 956 per violenza domestica e 352 provvedimenti di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare.

Se il trend è in diminuzione per gli omicidi di donne nel 2019 (111) rispetto al 2018 (141), in linea con la diminuzione generale degli omicidi, una controtendenza si registra nei primi nove mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso con un aumento del 7, 3% (88 donne uccise nel 2020 a fronte di 82 del 2019). Stesso trend in aumento se analizziamo le vittime in ambito familiare/affettivo che passano dal 68 a 77 (con un aumento del 13,2%), uccise in prevalenza da partner o ex partner (e solo per il 28% nel 2020 per mano di genitori o figli).

I moventi più frequenti dei femminicidi sono la lite e i motivi passionali. Sia nei primi nove mesi del 2020 che nello stesso periodo del 2019, l’omicida ha fatto in prevalenza uso di un’arma impropria, come un coltello o un utensile da lavoro (martello, cacciavite, ecc.), seguono l’uso di un’arma da fuoco, l’asfissia/soffocamento/strangolamento, le percosse e l’avvelenamento.

Come per i reati spia, anche per gli omicidi volontari di donne, la fascia di età più colpita nei primi 9 mesi del 2019 è quella tra i 31 e 44 anni, che è la stessa più frequente anche per gli autori. Mentre nei primi nove mesi del 2020 la fascia più colpita è quella delle donne over 65 che rappresentano il 30% del totale delle vittime.

 

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2 COMMENTI

  1. Bellissima immagine! Il Comitato No Tutto appoggia la campagna per il no! No alla violenza sulle donne, soprattutto perché sono in costante aumento! Noi diciamo no a tutte queste nuove violenze! Basterebbe potenziare le violenze già esistenti!

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