CORONAVIRUS AVIGLIANA, POSITIVI 9 DIPENDENTI SU 15 DELLA CASA DI CARITÀ

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di ANDREA MUSACCHIO

AVIGLIANA – “La situazione è totalmente sotto controllo”. Sono le parole della direttrice della Casa di Carità Arti e Mestieri di Avigliana, Claudia Boetti, che nella mattinata di oggi, mercoledì 28 ottobre, ha riaccolto in sede una delle tre classi rimaste in isolamento fiduciario nei giorni scorsi a seguito dei casi Covid-19 nella struttura de La Fabrica.

Una rassicurazione non indifferente: all’interno della scuola sono 9 i dipendenti attualmente positivi – di cui uno in attesa dell’esito del tampone dal 17 ottobre – mentre il numero di studenti contagiati ammonta a 2. Proprio per questo motivo, in questi giorni, si è parlato anche di un possibile focolaio all’interno della struttura. Voce smentita, oltreché dalla direttrice, anche dal sindaco di Avigliana Andrea Archinà nella serata di ieri ai microfoni di ValsusaOggi.

Eppure, un dipendente della scuola, rimasto contagiato, e che ha chiesto al nostro giornale di rimanere anonimo, prova a spiegare così l’alto numero di contagi: “Non è stato rispettato il protocollo Covid da adottare nei luoghi chiusi – denuncia a ValsusaOggi – Anche le scarse regole igieniche del centro hanno facilitato l’espandersi del virus. Con altri dipendenti abbiamo segnalato più volte queste mancanze che però sono state inascoltate. In queste condizioni la sede sta portando avanti i corsi ed esami per adulti e ha deciso di riprendere i corsi dell’obbligo di istruzione in presenza, nonostante l’ultimo Dpcm ed il fatto che non ci sia stata sanificazione dei locali. Credo che sia una situazione da portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità competenti, anche perché un centinaio di ragazzi in obbligo di istruzione, più un altro centinaio di adulti dei corsi, stanno circolando liberamente non avvisati della situazione di eventuale contagiosità in cui si trovano“.

Ma è vero che le classi non sono state sanificate, e che in queste prime settimane di scuola non sono state rispettate le normative anti contagio? Claudia Boetti risponde così: “Ovviamente no. Le aule sono state tutte sanificate in questi giorni. Poi tutto è migliorabile. Ma noi in queste settimane ci siamo attenuti alle normative nazionali. Prima della partenza delle attività didattiche è stato fatto un sopralluogo, che ha confermato la sicurezza dei nostri spazi. Molto probabilmente dovremo prendere qualche accorgimento in più, ma non abbiamo mai preso questa situazione alla leggera. E’ sempre stato garantito il distanziamento all’interno della struttura. Però se i ragazzi, appena usciti da scuola, si tolgono le mascherine e non rispettano il distanziamento sociale, specie sui mezzi, noi ne possiamo ben poco. Con le famiglie degli studenti abbiamo un rapporto stretto. Prima dell’inizio delle lezioni siamo stati molto chiari con loro, chiedendo la massima collaborazione: ai primi sintomi simili a quelli influenzali, il ragazzo o la ragazza doveva (e deve) rimanere a casa. E devo dire che le famiglie hanno mantenuto la parola. Gli unici studenti, che sono poi rimasti positivi, non venivano a scuola da qualche giorno. Hanno dimostrato consapevolezza, senso civico e correttezza. Penso che se non avessimo rispettato le regole, i casi tra gli studenti sarebbero stati maggiori“.

Effettivamente, i corsi e gli esami per adulti sono andati avanti in questi giorni, come confermato dalla stessa direttrice: “I corsi sono tenuti da un altro personale scolastico nella sede di corso Torino, e quindi non in quella della Fabrica, dove si sono verificati i casi di contagio – spiega – Le persone che seguono queste lezioni sono veramente poche, e quindi è più facile rispettare nei migliori dei modi le norme di sicurezza“.

Ed è anche vero che da oggi, fino a venerdì 30 ottobre, le classi torneranno in presenza, prima di adeguarsi dalla prossima settimana, come tutto il resto d’Italia, al 75% di Didattica a distanza. “Chiaramente le classi che frequentano i corsi dell’obbligo non verranno tutte a scuola – prosegue Boetti – Oggi abbiamo solamente una classe, domani ce ne sara un’altra e venerdì un’altra ancora. Prima di partire con la Didattica a distanza ci sembrava doveroso rivedere i ragazzi e spiegare a loro la situazione. Il numero di docenti a disposizione (sono 6, ndr), tra interni ed esterni, è sufficiente per riaccogliere in sicurezza gli studenti“.

Ma, visto l’alto numero di contagi tra i professori, perché non sono stati fatti i tamponi ai vari studenti?Questo non glielo so dire – conclude la direttrice – Purtroppo non è competenza di un dirigente scolastico. Personalmente, appena ho saputo della positività di un mio docente, ho avvisato l’Asl fornendo tutti i contatti di cui avevano bisogno. La collaborazione con loro è stata ottima: in tempo zero ci hanno mandato la richiesta di fare i tamponi a tutto il corpo docente, e di mettere in isolamento fiduciario anche gli alunni. Poi non so perché il Sisp non ha fatto il tampone a chi è stato in stretto contatto con i professori. Mi piacerebbe darle una risposta“.

 

 

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6 COMMENTI

  1. Libertà di uscire liberamente senza maschera, libertà di non mettere cinture di sicurezza, libertà di non mettere il casco, libertà di non fare gli stop, libertà di usare coca , libertà libertà libertà libertà

  2. Bertolaso ha detto che per ogni “malato” di covid ricoverato, il rispettivo ospedale incassa 2000 euro al giorno. Ecco perché tutti questi positivi asintomatici.

    • Juliowa, Purtroppo hai ragione. Ma posso dirti, che le cifre sono inferiori. Da professionista ti dico che le cifre sono di 250 euro per ogni ricoverato. Se si ricorre alla terapia subintensiva si arriva a poco meno di 600 euro per salire a 900 per la intensiva. Questi dati valgono per una media di 10 giorni di ricovero. Naturalmente le cifre possono variare in base al numero dei giorni di degenza. Non saranno 2000 euro al giorno, ma in ogni caso si tratta di parecchio denaro. Questo spiega perché nel periodo del lockdown (e non solo) la stragrande maggioranza delle entrate (e delle dimissioni) ospedaliere sono state registrate come Covid-19 e raramente con altre patologie. Come scritto nei miei post precedenti su altro argomento (DPI, informazione confusa e troppo spesso fuorviante), anche in questo caso, molti aspetti poco chiari autorizzano a pensare che qualcosa non funzioni correttamente.

  3. Quello che non riesco a capire è come mai le varie autorità, anche di fronte al fatto che la Valle come Torino e provincia sono infestate dal pericoloso virus, continuano a dire che è tutto sotto controllo…forse invece sarebbe meglio ammettere che ci sono delle falle pazzesche e fare tutto il possibile per poterle correggere…altrimenti la diffusione continuerà su larga scala colpendo come sempre i più deboli sia di salute che di età e fascia sociale.

  4. Concludo dicendo che il fatto che in una simile situazione non vengano fatti i tamponi agli studenti, è semplicemente vergognoso… altro che tutto sotto controllo, ma la Regione Piemonte non viene a conoscenza di questi fatti? Perchè continua a non provvedere esattamente o forse peggio che a febbraio, marzo e aprile 2020?

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