CORONAVIRUS, LE TESTIMONIANZE DEGLI ASSISTENTI FAMILIARI DI CONDOVE

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CONDOVE – Distanti ma più che mai vicini, in questo periodo di emergenza sanitaria un ruolo chiave è anche quello degli assistenti familiari. Punti di riferimento per le famiglie che hanno bisogno di sostegno per i propri cari, anziani o malati, gli assistenti familiari non possono fermarsi e perciò anche ai tempi del coronavirus queste figure continuano a prestare il loro prezioso servizio, in Italia come in Valsusa.

Ecco alcune interessanti testimonianze degli operatori di Passo dopo Passo, cooperativa sociale Onlus che opera nella nostra valle, che si unisce a noi in un ringraziamento speciale per la passione, la dedizione e il coraggio che queste persone stanno dimostrando in questo periodo, mettendo i bisogni di chi è in difficoltà di fronte ai propri. Testimonianze toccanti e situazioni difficili da vivere, ma che queste persone sanno gestire a volte con un sorriso, altre con una battuta, per regalare un momento di serenità e consolazione in questo tormentato periodo.

“In questi giorni mi sembra tutto così surreale, mi preparo la mascherina, i fogli di viaggio, i guanti, arrivo dai nostri assistiti e cerco di fare diventare “normale” la mia tenuta antivirus… cerco di farli ridere o almeno sorridere di essa. A chi è abituato compero il pane e passo a prendere il giornale, sì cerco di portare la normalità dove per ora non può più esserci. Finita l’assistenza, rimetto la mascherina e i guanti e passo da mia mamma di 82 anni, che ha combattuto diverse battaglie con la vita e ha diverse patologie tra cui l’ipertensione polmonare, che mi vuole abbracciare e baciare… Non si può! – le dico – devi starmi lontana. Guardo i suoi occhi grandi diventare lucidi e poi improvvisamente mi sorride e mi dice: “Già, il Coronavirus”… e sono in mezzo a tutto questo. Poi arrivo a casa, dove c’è mio marito, i nostri cani e gatti, chiudo la porta e sono nel mio guscio e al sicuro, penso, fino a domani. Ma sarà poi proprio così?”. (Cristina)

“La mia paura più grande è di “portare” ‘sto caspita di virus a casa! Anch’io ho mia mamma cardiopatica e diabetica, quando hanno bisogno faccio di tutto per aiutarli ma… a distanza! Già, e chi era abituato a stare a distanza dalle persone che si amano? Ma per il momento non si può fare diversamente… Non è facile, la prima volta che ho indossato la mascherina, la signora dove presto assistenza mi ha guarda e mi ha detto: “Non mi piaci così, non sei bella come prima!”. Ma è informata è non ha avuto paura. Si deve andare avanti, abbiamo scelto questo lavoro e lo facciamo con il cuore”. (Vittoria)

“Io di salute sto bene e provo ad avere sempre il morale su, anche se esco di casa solo per andare a lavorare e durante il viaggio le strade vuote fanno tanto effetto. Siamo umani e facciamo questo lavoro con il cuore, mettiamo tanto cuore anche perché a volte noi siamo le uniche persone che danno affetto agli assistiti e la mia preoccupazione è di proteggerli sempre”. (Maria)

“La giornata inizia presto, ma diversamente dal solito, ad Avigliana non c’è traffico. Compilo i moduli, arrivo un po’ prima perché mi devo preparare: indosso la mascherina, mi disinfetto le mani e indosso i guanti… la signora mi dice che con la mascherina sembro un “micio” e allora ridiamo e cerchiamo di sdrammatizzare sulla pesante situazione. La rassicuro, dico che ho un po’ di raffreddore e quindi la mascherina è necessaria, perché la devo proteggere! Lei è molto lucida mentalmente e ogni mezz’ora guarda il tg su Rai 1, ma non ha ben chiara la realtà che si respira al di fuori delle sue quattro mura e quindi pensa che non sarà mai toccata da questa pandemia. Cerco di assecondarla il più possibile per non farle pesare ciò che sta accadendo fuori, ma dentro di me sono consapevole che è nella fascia a maggior rischio e quindi ogni giorno indosso un’altra mascherina, quella che lei preferisce, quella che la tranquillizza di più! Non è facile sorridere quando ogni libertà personale è vietata, quando, oltre a lei, devi pensare a proteggere anche la tua famiglia! A 50 anni non avrei mai pensato di dover convivere ogni attimo con un incubo del genere. Sono una principiante in questo campo, ma ora, più che mai, sono consapevole che la devo proteggere e rassicurare: andrà tutto bene”. (Nadia)

“Mi sveglio ogni mattina, la prima cosa che faccio è guardare il telegiornale per essere informato su ciò che è cambiato. Sì, perché ogni mattina ci sono numeri nuovi di contagiati e decessi ed è la cosa che voglio sapere, perché se continuano a salire vuol dire che non siamo fuori pericolo. Faccio colazione, mi lavo e mi guardo allo specchio, sapendo che noi non possiamo mollare anche con la paura; paura non di essere contagiato, ma di portare il virus a casa, di trasmetterlo a mia figlia e mia moglie. Ma mi faccio forza, vado in assistenza con le mascherine donate dalla mia amica spagnola, belle e colorate, faccio tutto ciò che devo fare per essere sicuro e dare la sicurezza. L’assistenza che mi lascia sempre perplesso è una signora affetta da Alzheimer, dove la mascherina non la posso mettere perché non riesce a capire ciò che sta succedendo fuori. Lei pensa che ci sia la terza guerra mondiale. Le spieghi ciò che succede e dopo un po’ dimentica. Allora ricominci da capo e le spieghi nuovamente ciò che accade. Finito il turno di lavoro entri in macchina, ti guardi allo specchietto retrovisore e ti senti come un supereroe… e che, anche se con paura, non smette di fare il proprio lavoro con serietà e passione”. (Roberto)

“Dopo 16 anni di Croce Rossa, di urgenze dove ho visto l’inimmaginabile, psicologi mi hanno insegnato a staccarmi dai brutti pensieri, dalle paure, perché io non devo avere paura, io devo incutere sicurezza. La paura in un buon soccorritore non deve trasparire. Io oggi ho paura ma lo so solo io. I miei assistiti vedranno sempre una persona serena che dirà loro sempre la verità; non è semplice rispondere a tutte le domande che fanno sopratutto, quando ti chiedono quando finirà”. (Maria)

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