CORONAVIRUS, L’ENIGMA DEGLI STIPENDI E LA PAURA DI NON ARRIVARE A FINE MESE

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di SILVIA CURCI

Buongiorno Amici, oggi è la giornata dell’enigma. Il percorso di crescita individuale è inevitabilmente caratterizzato da un alternarsi di momenti o periodi di relativa quiete, stabilità o equilibrio, e periodi in cui invece ci si sente in conflitto, in disarmonia con se stessi ed il mondo o in caduta libera verso i meandri del dubbio e dell’incertezza che caratterizzano, appunto, la crisi.

La potenza della crisi che una persona attraversa può essere legata sia ad una situazione interna, di natura psicologica, sia ad una situazione esterna all’individuo connessa agli eventi della vita. Bisogna allora trovare il coraggio di confrontarsi proprio con gli aspetti distruttivi della vita, del mondo e della natura, oltre che di se stessi, per riuscire a trovare un senso anche agli eventi più drammatici. Senso che con tutta probabilità va al di là di noi, e al di là dei confini delineati dal proprio ego, per quanto grandi possano essere.

In questo periodo di quarantena quante famiglie vivono solo grazie ad uno stipendio e con la paura costante di non riuscire ad “arrivare a fine mese”? Quanti hanno perso il lavoro da un giorno ad un altro e sono costretti a vivere con un costante senso di precarietà? Quanti titolari hanno dovuto chiudere?

Io credo che il lavoro rafforza l’autostima e favorisce la costruzione dell’identità della persona. Identità, la cui acquisizione scaturisce una reciprocità di fattori psicologici e sociali e permette alla persona di riconoscersi nel proprio lavoro e in quello che fa. La persona che perde il lavoro si sente anche privato della propria identità e della dignità, poiché senza il lavoro e senza il guadagno, non sa più chi è. Non riuscire a pagare le bollette o l’affitto o finire i soldi prima di poter soddisfare bisogni di base come, per esempio, il cibo. Tutto ciò, prolungato nel tempo, potrebbe far stare male e far rimuginare su ciò che temiamo.

Le paure si potrebbero amplificare e potremmo avere la sensazione di essere senza una via d’uscita. Per quanto io sia forte e positiva devo dire che l’enigma di ciò che sarà mi assale, in questi giorni molto spesso. Devo dire che questo lungo periodo di fermo mi sta facendo sempre più guardare dentro.

L’esperienza è un insegnante piuttosto duro; prima ti mette sotto esame e soltanto dopo ti impartisce la lezione. Ma questa è davvero una benedizione. Significa che sto crescendo e diventando più forte e più abile ogni giorno che passa. Apprezza quello che ho oggi. La vita non deve essere perfetta per essere meravigliosa. Nessun rimpianto, solo lezioni. Nessun problema, solo accettazione. Nessuna aspettativa, solo gratitudine. La vita è troppo breve.

La storia della mia vita ha molti capitoli. Un brutto capitolo non significa che sia giunta la fine. Il fatto che io sia capace di non perdere il sorriso non significa che sto sempre affrontando situazioni agevoli e tranquille. A volte significa semplicemente che sono abbastanza forte e intelligente per accettarle e fare del mio meglio.

Confesso che c’è stato un momento che avrei mollato perché la paura di non farcela è stata tanta. Quando ho sentito di stare per mollare e non farcela più, ho fatto ancora un piccolo sforzo per rimanere positiva, paziente e persistente. Perché le persone più forti non sono le persone che vincono sempre, ma le persone che non si arrendono quando perdono.

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