CORONAVIRUS, PER IL VALSUSINO BELLET 3 QUARANTENE TRA CINA E ITALIA: “STATE A CASA”

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Luca Bellet in viaggio verso il resort nella provincia di Pechino.

di ANDREA MUSACCHIO

BARDONECCHIA – “Bisogna restare a casa, perché ne va della salute di tutti”. L’appello è di Luca Bellet, maestro di sci valsusino, che da fine gennaio ad oggi ha vissuto tre isolamenti precauzionali: uno in Cina e due in Italia. In verità, la prima quarantena si può considerare di più come un isolamento. Luca ha lavorato in un resort sciistico nella provincia di Pechino, quando in Europa il Coronavirus non era ancora entrato di prepotenza nelle nostre vite.

Il 27 gennaio, dopo l’esplosione dei contagi nella provincia cinese di Hubei, arriva la comunicazione che nessuna persona può accedere all’interno della struttura. Chi esce, non può più rientrare. Grazie ai controlli quotidiani e l’isolamento dagli altri paesi, Luca ha potuto proseguire tranquillamente il suo lavoro da maestro di sci fino al 15 febbraio, ovvero l’ultimo giorno nel resort.

Poi, il ritorno in Italia, datato 16 febbraio, quando lo spettro del Covid-19 inizia ad aggirarsi anche nel nostro Paese. Dal governo italiano arrivano le prime indicazioni: stop ai voli da e per la Cina e controlli serrati all’interno degli aeroporti. Quell’incubo, che ci sembrava così lontano, improvvisamente è sempre più vicino. Per tornare a casa, Luca è partito dall’aeroporto di Pechino al mattino, ha fatto scalo a Dubai, negli Emirati Arabi, ed è atterrato a Milano in serata. Successivamente, il ritorno a Bardonecchia, in Val di Susa.

È importante sottolineare che in quei giorni non c’era l’obbligo di quarantena per chi rientrava dalla Cina. Solo chi arrivava dalla provincia di Hubei era obbligato all’isolamento preventivo. Proprio per questo motivo, una volta ricevuto l’okay dal Ministero della Salute, Luca Bellet è tornato al proprio lavoro presso le piste da sci valsusine.

Pochi giorni dopo arriva il dietrofront. Tutti coloro che sono tornati dalla Cina hanno l’obbligo di autodenunciarsi e di mettersi in quarantena. Luca si auto segnala all’Asl e alle autorità competenti: per lui ha inizio la seconda quarantena nel giro di pochi giorni. È il 21 febbraio. Luca rimarrà in isolamento fino al 2 marzo. In quei giorni non viene sottoposto al tampone, in quanto non accusa nessun sintomo particolare: “Sto bene” assicurava a ValsusaOggi. Anche se il desiderio di farlo era tanto. Per togliersi il dubbio, per avere la certezza di non aver messo in pericolo nessuno, ma le direttive sono tutt’ora chiare: nessun tampone se non si hanno sintomi.

Lunedì 2 marzo termina l’isolamento precauzionale, ma una settimana dopo, arriva il decreto del 9 marzo firmato dal Premier Conte: anche in Italia, come in Cina, vi è l’obbligo di rimanere a casa.

Sono tre quarantene nell’arco di poche settimane, in due continenti diversi. Molte similitudini, ma anche molte differenze, come ci sottolinea Luca: “Le differenze si vedono. A Pechino la gente non usciva così tanto. Io ti parlo di Pechino perché ero lì. In questo caso devo dire che, un po’ perché erano controllati, un po’ perché erano molto spaventati, hanno seguito molto la linea, rimanendo il più possibile in casa. Qua c’è molta gente in giro. Sono uscito due giorni fa per fare la spesa e non si vedeva tutta questa attenzione, a parer mio. Quello che ho visto in Cina era molto più pesante. Non mi è mai capitato di vedere Pechino così deserta. La differenza più grande che ho notato è questa: qua sono in pochi ad indossare la mascherina. È vero che ci hanno detto di indossare la mascherina solo se malati, ma se io sono asintomatico non so di essere positivo al virus. In Cina la mascherina era obbligatoria ovunque. Qua non lo è. Non so se è un reale problema, però è una differenza che si nota. Io nel dubbio la metto”.

In molte zone della Cina, nel periodo di emergenza, sono state chiuse anche le fabbriche, oltre a scuole e negozi. Al momento in Italia questo non è ancora accaduto: “Un’altra differenza. In Cina era quasi tutto bloccato. Io sono dell’idea, che se vogliamo farla seria e veloce per chiudere la questione del virus, dobbiamo chiudere tutto. Sono consapevole che sia difficile, però bisogna tenere duro quei 20-25 giorni. Adesso mi dicono che in Cina stanno tornando a lavorare, rispettando ancora delle norme di sicurezza, però stanno tornando lentamente alla normalità”.

Infine, l’ultima, ma forse quella più importante, differenza: “Una volta tornato in Italia ho ricevuto molte ‘sentenze’. Questo succede quando le persone sono poco informate. La gente ha iniziato a prendersela con me (dopo che sono finito in quarantena) perché sono tornato subito a lavorare. Ma se si fossero informati, avrebbero saputo benissimo che non c’era l’obbligo di quarantena per chi rientrava dalla Cina, e che il tampone veniva fatto solamente in presenza di sintomi, anziché dire: “È proprio un incosciente a non fare il tampone”. La differenza non la vedo tanto nell’atteggiamento delle persone, perché può succedere benissimo anche in Cina, ma nella poca chiarezza delle direttive“.

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6 COMMENTI

  1. Un po’ perché erano spaventati hanno messo agli arresti il medico che ne ha parlato. L’ha letto il libro di Terzari e qllo dell’autrice cinese che abita in Inghilterra ora? E siccome sono spaventati mettono dentro il dottore??? Che qlcosa non torna l’ha detto pure un medico dell’ospedale di Brescia che non si capisce tutto l’allarmismo per un virus para influenzale. LA virologa di ql ospedale intervistata a RAI 3 ha detto che un po’ tutti dicono un pz di verità. Perché la conduttrice faceva notare che il collega(non ricordo se il responsabile del reparto) ha detto ciò scritto pocanzi. Certo le leggi vanno rispettate ma mi piacerebbe sapere il pezzo intero della storia visto che il direttore del tg com 24 ALLE 1.30 di notte ha spiegato che aaveva ricevuto info a gennaio confermate a marzo sul fatto che questo virus è stato creato in un laboratorio militare a Wuhan .Visto che un medico virologo dice che ognuno spiega un pezzo di verità allora sentiamo la verità per intero, che ne dice??? Cosi’ aiuterebbe tutti .

  2. Intanto qui le direttive non si rispettano, non è facile x nessuno dover stare chiusi in casa, ma DOBBIAMO FARLO, NON USCITE DI CASA. se non indispensabile. Bisogna aver rispetto di sé stessi e degli altri quindi GOVERNO attuate misure più restrittive, fatelo per favore cari governanti, per tutti, varate misure più RESTRITTIVE. Un grazie di cuore se lo farete

  3. TGCOM 24- 5 MARZO ORE 1.32 DI NOTTE: il direttore riporta che il virus covid19 è stato fatto nel laboratorio militare a Wuhan,
    RAI 3 in un’intervista a una virologa di un ospedale di Brescia la conduttrice chiede considerando le affermazioni contrastanti mediche qual è la verità. Il medico dice che tutti dicono un pezzo di verità. La conduttrice fece questa domanda perché il collega della virologa, non ricordo se responsabile del reparto, non comprende il caos mediatico governativo fatto in questi tempi poichè è un virus parainfluenzale. Un esperto in malattie importate di Verona spiega che non è più grave di influenza. Ora se tutti parlano di un pezzo di verità, gli italiani e i cittadini del mondo che mantengano tutti gli altri lor signori che sono ai vertici hanno il santo diritto di conoscere la verità intera. Beh basterebbe leggere qlche libro, tipo la città proibita di Terzari o il libro dell’autrice cinese che vive in Inghilterra per farsi un’idea di come funzionava. I CINESI HANNO PAURA e arrestano il medico che ha scoperto il COVID19? E risulta pure come riferito dal direttore del tgcom che il Presidente XI lo sapeva da dicembre e lo comunicò in Cina. Tanto grave o preoccupante è la questione e tutti spaventati che ci informano in secondo tempo???????? Che i conti non tornano non sono l’unica a dirlo(non serve un esperto), con questo non dico che ciò che è scritto sia la realtà, riporto ciò che ho letto e sentito, ma che qlcosa non torna è chiaro a tutti . La legge va seguita comunque .

  4. Ops la porta proibita qllo di Terzari.Mentre l’ occhio di giada di Diane Wei Liang( anche la sua storia e’ significativa)

  5. Bisogna augurarsi che la società esca da questa pandemia più consapevole che un eccessivo movimento di persone tra i continenti non è più sostenibile. Soprattutto perché le persone possono, inconsapevolmente, essere il veicoli di diffusione di patologie. Il beneficio di alcuni di poter girare, a vario titolo, per il mondo viene pagato da tutti gli altri. Il virus, quando sarà superato, lascerà dietro anche una crisi economica. Fermare un paese , anche se necessario, comporta delle perdite economiche. La pandemia ci offre ľoccasione di riflettere sulla società consumistica e sulle sue abitudini e sui suoi valori effimeri. Ora, sicuramente, restiamo a casa, poi però, quando il pericolo sarà scampato, usciamo di casa senza allontanarci troppo. Saluti.

  6. Si ho capito e concordo, quello che ho anche capito è il sistema in cui ne parlano. Hanno terrorizzato tanto le persone che i cittadini stessi fanno come i profughi che scappano dalla guerra, facendo quindi l’effetto contrario, ecco perché scappano tutti al sud! Dovevan consultare dei psicologi per dare una notizia importante, al di là della verità mancante. E’ raro dire a una persona non fare una cosa e vedere che lei ascolta le proprie parole espresse, farà di certo il contrario. Come fanno i bambini. Dovevano comunicare le cose diversamente. Dicono vinceremo questa battaglia….e per forza che tanti scappano, si spaventano. Poi la virologa dice che tutti dicono un po’ di verità cosi’ la gente si spaventa di più perché non sa la verità per intero. Guardate che ho ricevuto due audio uno da una dottoressa di Brescia terminato incontro in regione, l’altro da un esperto di malattie importate. La prima dice la situazione è seria, il secondo spiega l’eziopatogenesi e poi dice non è più grave di un influenza, QUINDI????????????? li ho ricevuti da parenti e amici. L’ultimo è stato contattato da una preside per parlare riguardo il covid 19. E’ grave, non è grave e chi lo sa?

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