DALLA ROMANIA A COAZZE, UNA GRANDE STORIA DI SOLIDARIETÀ: “GRAZIE, VITTORIA ALLAIS”

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Da sinistra: Narcisa, Vittoria Allais e il deputato Emanuel Ungureanu a Coazze

COAZZE – Una grande storia di solidarietà, amore e umanità dalla Romania alla Val Sangone, con protagonista una negoziante di Coazze, Vittoria Allais, una coppia di migranti romeni e il Centro di Aiuto alla Vita di Giaveno. A renderla nota, il giorno di Ferragosto, è stato il deputato del parlamento romeno Emanuel Ungureanu.

La piccola Elisabetta, nata in Italia

“Sono in Italia da qualche giorno, a trovare mia sorella Narcisa a Coazze – racconta il parlamentare romeno – la sua storia di vita è straordinaria. Ventidue anni fa, Narcisa è fuggita dalla Romania in Italia per avere un futuro, insieme al marito, un uomo estremamente coraggioso e laborioso. Mia sorella è andata in Italia portando solo dei vestiti. Ha lavorato molto con suo marito, dal primo giorno in cui è arrivata nella città di Borgaro, vicino a Torino. All’inizio mia sorella e suo marito hanno trovato casa con altre 11 persone: vivevano in una stanza in condizioni estremamente difficili. Dopo mesi di duro lavoro, si sono trasferiti in un posto dignitoso per vivere: a Coazze, una cittadina a 30 chilometri da Torino. Nel 2002 mia sorella è rimasta incinta della sua prima figlia, Elisabetta. Mi sorella Narcisa era incinta di 7 mesi quando ha iniziato a cercare vestiti per la nascitura. Un giorno si fermò davanti al negozio di abbigliamento gestito da una signora di nome Vittoria Allais. La signora Vittoria uscì dal negozio e le chiese cosa stesse cercando. Mia sorella confessò di non avere vestiti per la bimba che stava per nascere. Vittoria ha avuto pietà di lei e ha chiamato un’associazione, il Centro di Aiuto alla Vita. In pochi giorni la comunità si è mobilitata e ha fornito a mia sorella Narcisa tutto ciò di cui aveva bisogno per la bimba. Sono persone incredibilmente meravigliose. Dopo la nascita di Elisabetta, mia sorella è rimasta in contatto con Vittoria Allais, una signora affettuosa che si è affezionata alla piccola figlia di Narcisa fin dal primo giorno in cui è nata. La piccola Elisabetta divenne praticamente la nipote della signora Vittoria Allais. Quando era piccola, Elisabetta non riusciva a pronunciare il nome di Vittoria, così iniziò a chiamarla “Mima”. Da allora anche tutta la comunità di Coazze chiamò questa signora “Mima” e tre giorni fa ho avuto l’onore di conoscerla in Italia”.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto
L’ex negozio di Vittoria Allais a Coazze

A Ferragosto, il deputato romeno ha postato su Facebook le immagini dell’incontro con la signora Vittoria “Mima” Allais: “Ferragosto è un giorno speciale per la maggior parte dei cristiani, per me le donne come Mima sono sante. Mima ha più di 81 anni. Ci siamo conosciuti, ci ha invitati tutti nella sua casa, pulita e accogliente. L’ho abbracciata come una nonna straordinaria e l’ho ringraziata con le lacrime agli occhi per quello che ha fatto per mia sorella e la sua famiglia. Mima ispira amore e gioia. Le immagini che ho pubblicato su Facebook non hanno bisogno di una descrizione, ma se le guardi nella loro sequenza capirai che aspetto ha l’amore, allo stato puro. Mia sorella e suo marito hanno ricominciato la vita da zero. Con l’aiuto di “Mima”, hanno avviato un’attività prospera, hanno due figli meravigliosi, e da una stanza dove vivevano con 11 persone, sono venuti, con molta fatica e dopo 21 anni, a Coazze per godersi una bella casa sotto ai piedi della montagna, in un paesaggio da sogno. Grazie mille Mima per la tua gentilezza e per il tuo esempio di amore. Sei una santa. Mi inchino rispettosamente!”.

Storie di generosità come quella di Narcisa e Vittoria Allais, in questi giorni drammatici, fanno capire che c’è ancora una speranza. Che non tutto è perduto. Che l’amore per la vita e per l’umanità, nonostante tutto, a volte fa miracoli.

L’abbraccio tra Narcisa e Vittoria
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3 COMMENTI

  1. Quanti commenti scarsamente empatici… Grazie alla signora Mima che si è prestata con tutto il cuore per aiutare una famiglia, guardando all’essere umano e non alla provenienza, una storia piena di amore.

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