DUE VALSUSINI PREMIATI DA “LA STAMPA” PER LA FEDELTÀ AL LAVORO

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Paolo Girodo di Rubiana in redazione a La Stampa

di NORMA RAIMONDO

EXILLES / RUBIANA – Un tempo erano più frequenti. Oggi, 25 o 30 anni di fedeltà lavorativa alla medesima azienda iniziano ad essere merce rara. Ma quando la fedeltà si accompagna anche ad un vivo entusiasmo per il proprio mestiere, si può quasi essere certi di far parte di una ristretta cerchia di privilegiati.

Le nostre valli ospitano due di questi “fenomeni”. È il caso di Massimo Norse, 64enne di Exilles e Paolo Girodo, 52enne di Rubiana, premiati, domenica scorsa, nell’ambito dei riconoscimenti del gruppo Seniores del quotidiano La Stampa. Le onorificenze sono state consegnate dal vicedirettore Marco Zatterin e dal presidente dell’Ordine dei giornalisti Alberto Sinigaglia ai giornalisti, tipografi e dipendenti con 20, 25, 30 e 35 anni di anzianità di servizio.

Girodo, con i suoi 30 anni in tipografia a La Stampa, ha rappresentato la Valmessa, mentre a tenere alto il nome dell’alta Valle di Susa ci ha pensato Norse, del reparto stampa, con 25 anni di servizio. A differenziare Norse dagli altri premiati, oltre al distintivo, è stata la targa aggiuntiva voluta per celebrare il suo pensionamento, avvenuto a dicembre dello scorso anno.

Ho iniziato l’attività come coadiuvante di mio papà in una piccola tipografia, ho sempre lavorato nel settore ed ho concluso la mia esperienza a La Stampa. Escluso il servizio militare, posso dire che dal novembre 1969 fino alla fine dello scorso anno ho sempre dedicato il mio impegno al servizio dell’editoria, passando da commerciale, riviste e rotocalchi, per approdare al quotidiano“.

Girodo, volto noto oltre che a Rubiana anche a Condove dove la moglie Francesca è titolare di un negozio di casalinghi, è invece entrato a far parte del team dell’editrice nel settembre 1988, dopo cinque anni di esperienza in altri ambienti, sempre comunque legati al mondo della carta stampata. Un settore che ha sempre affascinato anche lui, avendo conseguito il diploma all’istituto Valdocco, scuola grafica salesiana.

Al mio ingresso a La Stampa – precisa Girodo – solo  da 3/4 anni si usava la fotocomposizione, che aveva preso il posto delle vecchie linotype e del piombo, più impattanti a livello igienico sanitario. Nel tempo, insieme ad un collega, sono arrivato ad essere responsabile della squadra dei tipografi ma, sarà anche per via di tutte le novità che si sono avvicendate negli anni, non sono mai stato vittima della routine“.

Dal suo ingresso a La Stampa, Paolo ha sempre messo la sua competenza al servizio del quotidiano torinese: “Per 25 anni sono stato in via Marenco, poi cinque anni fa ci siamo trasferiti in via Lugaro, dove oggi lavoriamo in un ampio open space comune a tutti: giornalisti, tipografi, apparati tecnici, redattori web“.

Lui si sposta ovunque: dalla cronaca, al nazionale, agli inserti, senza dimenticare la pubblicità, fino ad arrivare allo sviluppo delle pagine prima che siano trasmesse al centro stampa.

Svolgo un lavoro davvero strano ed imprevedibile: un giorno succede poco o niente, l’altro di tutto e di più. Sai sempre quando entri in servizio, ma non a che ora uscirai. Forse, più che ai dipendenti, il premio lo avrebbero dovuto consegnare ai nostri familiari, che hanno avuto una gran pazienza, sobbarcandosi il peso più grosso del nostro impegno, facendosi carico di mandare avanti loro il tran tran quotidiano“.

Lui stesso, racconta di seguire ancora oggi sei turni da una settimana ciascuno. “Quattro volte e mezza esco dal lavoro a mezzanotte o l’una del mattino, difficile conciliare ritmi familiari con questi orari. Però il mio lavoro mi piace: oltre all’aspetto tecnico, vedi quel che succede, apri gli occhi al mondo, non ci si annoia di certo. Io ad oggi non sono stufo del mio mestiere, non sono uno di quelli che sognano la pensione. Recentemente abbiamo cambiato la grafica del quotidiano ed i commenti della prima mattina dopo il restyling, che è sempre un po’ il banco di prova, sono stati più che favorevoli. La sfida è riuscita, ora dobbiamo impegnarci per mantenere alto il livello“.

Pensieri lungimiranti, inusuali per un dipendente, che, oltre al distintivo  merita decisamente un applauso. Lo stesso che va rivolto a Norse, già solo per la distanza importante che lo separava dal lavoro e che tutti i giorni ha percorso scendendo dall’alta valle. “Lo stipendio percepito da La Stampa – scherza – posso dire di averlo pienamente restituito alla Fiat, dati gli oltre cento chilometri che mi sobbarcavo in auto quotidianamente“.

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2 COMMENTI

  1. Ce ne fossero persone così: dedicare la propria vita la lavoro, fare gli schiavi affinché un altro possa godere nell’ opulenza del loro sacrificio. Bravi il premio Fantozzi ve lo siete meritato.

Rispondi a Flavio Mariacazzi Annulla risposta

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