ELEZIONI A SANT’ANTONINO, BERTOLAMI: “POSSIAMO RIDURRE LE IMPOSTE COMUNALI”

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di FABRIZIO BERTOLAMI (CANDIDATO SINDACO DELLA LISTA “SANT’ANTONINO UNITI PER IL CAMBIAMENTO)

SANT’ANTONINO DI SUSA – Con la presente vogliamo rispondere alle osservazioni, apparse sulla pagina Facebook della lista della sindaca uscente, Susanna Preacco, in merito alla nostra proposta di riduzione del 10% dell’aliquota IRPEF comunale.

Tale proposta non è “fantasiosa”, come essa afferma ma prende spunto da un preciso appunto che l’Ufficio parlamentare del bilancio, non certo un ente di parte, pone sulla pratica dell’elevato avanzo di amministrazione in alcuni comuni italiani.

L’accumulo, da parte degli enti territoriali, di un avanzo di amministrazione molto elevato (ovvero superiore al livello prudenziale rispetto all’obbligo di presentare il bilancio in equilibrio) non rappresenta un elemento di virtuosità poiché, a differenza di quello che accade nelle aziende private, dove chiudere in utile è sintomo di buona salute, nelle Pubbliche Amministrazioni esso è una pratica che drena inutilmente risorse dal sistema economico e quindi, sostanzialmente, dalle tasche dei contribuenti.

Il forte avanzo connesso ad aumenti di aliquote o tariffe di tributi e servizi comunali avvenuto negli ultimi anni, e tutt’ora mantenuto, rappresenta infatti un eccesso di pressione tributaria e tariffaria rispetto ai bisogni reali per finanziare i servizi comunali.

Tradotto dal “burocratese”, significa che i servizi erogati ai cittadini sono già ampiamente pagati e che in realtà si sono chiesti loro più soldi di quelli che servono per mantenerli efficienti.

Non siamo certo degli sprovveduti e conosciamo le norme che regolano la stesura di un bilancio pubblico, anche grazie al supporto che otteniamo da amministratori locali, regionali e parlamentari a noi vicini. Seguiamo costantemente i provvedimenti che il governo sta varando per sbloccare i fondi inutilizzati a tutti i livelli, dai Comuni alle Regioni. A tale riguardo, facciamo notare, alla Sindaca e ai sostenitori del metodo “tassa e tartassa”, che il DEF (quella che un tempo veniva chiamata “legge finanziaria”) varato dal Governo, prevede per il 2018 , lo sblocco di una parte di questa cifra (che al 31/12/2018 ammonta a 1.621,087,77, in crescita rispetto al 2017) e che quindi, citiamo testualmente, “[…] ai fini della determinazione del saldo di finanza pubblica per l’anno 2018, […] gli enti considerano tra le entrate finali anche l’avanzo di amministrazione per investimenti […]”

Tale norma prevede che i fondi possano essere utilizzati anche per il 2019 se indicati nel bilancio previsionale. E’ infatti grazie a questo provvedimento del tanto vituperato “Governo del Cambiamento” che potranno essere realizzate opere come la pista ciclabile sul lato sinistro di Via Moncenisio e l’ascensore per l’edificio comunale (come approvato durante il consiglio comunale del 18/12/2018).

Non si sta quindi chiedendo di “ridurre le tasse attingendo all’avanzo di amministrazione”, in violazione delle norme nazionali di finanza pubblica, ma di eseguire tutte le prossime opere pubbliche attingendo da quel fondo sino a quando sarà possibile (compatibilmente con l’obbligo di equilibrio finanziario), riducendo l’IRPEF per pagare servizi meno cari di quanto previsto.

Vi sono ampi spazi per ridurre l’aliquota IRPEF per i cittadini senza toccare i servizi che il nostro comune offre loro, considerato che a molti di essi (RAF e CONISA tra gli altri) anche i comuni consorziati partecipano con la loro quota, pur riuscendo a mantenere un livello di tassazione inferiore al nostro. Inoltre, anche l’ISTAT fa notare che a partire dal 2011 le tasse e le cosiddette “spese indifferibili” (luce, gas, acqua, rifiuti e imposte comunali) sono aumentate costantemente mentre, un inflazione al di sotto dell’2% , ha ridotto la spesa per gli alimentari e il costo dei beni voluttuari ,tecnologia in primis, che sono crollati grazie alla massiccia importazione dall’estero. Per concludere quindi, una riduzione delle imposte comunali è doverosa non solo perchè in questi anni sono stati chiesti ai cittadini più soldi di quelli in realtà necessari, ma anche per venire in aiuto dei molti lavoratori e pensionati a reddito fisso per i quali, anche una minima quota di reddito disponibile in più rappresenta un sospiro di sollievo rispetto alla perdurante situazione di crisi economica. Ecco il modo migliore per mantenere la coerenza tra l’affermare di essere vicini ai cittadini ed esserlo realmente.

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