ESCLUSIVO – INTERVISTA A MAURA, LA DONNA PICCHIATA IN VAL SUSA: “HO PAURA CHE LUI POSSA  USCIRE DAL CARCERE E VENDICARSI. LE ISTITUZIONI NON MI LASCINO SOLA” / FOTO

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“Ho ancora paura di lui, ho paura che possa tornare. E se esce dal carcere, dovrò scappare da Bardonecchia”. ValsusaOggi è andata a trovare Maura Brondolin nella sua casa, in alta Val Susa ci vive da 21 anni. È mattina, ci accoglie: ha gli occhi segnati dalla violenza, il corpo fragile ma nel contempo l’animo d’acciaio, soprattutto per la grande forza ed il carattere che ha dimostrato, denunciando pubblicamente le violenze subite. È costretta ad indossare un collare bianco e spesso, a proteggere la trachea, a proteggere quella gola da cui stava per perdere l’ultimo respiro ed il fiato, per colpa del suo carnefice. Maura chiede aiuto: non lasciamola sola.

  
“Ho ancora paura – ci spiega – paura che quell’uomo possa uscire presto dal carcere, finire ai domiciliari, e quindi raggiungermi e colpirmi di nuovo, vendicarsi. In Italia capita spesso a chi ha commesso dei crimini, possa uscire subito di galera. Quell’uomo stava per uccidermi, è ossessionato da me. Mi hanno detto che ai domiciliari deve stare a casa e non può usare il suo telefono per chiamarmi, ma cosa cambia? Avigliana è vicinissima a Bardonecchia, ci vogliono 40 minuti di treno, lui sa dove abito, può vendicarsi di me in qualsiasi momento, così come dei miei figli”.

E ancora: “È assurdo che adesso debba avere paura di uscire di casa, di dover forse rinunciare ad un lavoro per l’estate, di dover lasciare Bardonecchia – confessa – chiedo alle istituzioni di non lasciarmi sola, perché se lo fanno uscire di galera, dovrò scappare”.
È questa la grande e comprensibile paura di Maura Brondolin: lei ha avuto coraggio, inviando a ValsusaOggi le foto di come l’ha ridotta quest’uomo, dal letto d’ospedale. È stato arrestato il 10 giugno, dopo che l’ha aggredita in quel fatidico lunedì , sulla strada di Chiomonte. Il timore è che, una volta passata la bufera, possa tornare a cercarla e farle del male. Massacrandola di nuovo, indisturbato. La Brondolin ha paura che le istituzioni e le forze dell’ordine la possano abbandonare, e lasciare sola, in balia del suo aggressore, come già accaduto a tante vittime del femminicidio.

E se da un lato c’è la paura che le forze dell’ordine e lo Stato l’abbandonino in futuro al suo destino, dall’altro c’è invece la consapevolezza che tante persone del paese la stanno aiutando, nel loro piccolo: “Mi fanno piangere, anche per la gioia – dice – le voglio ringraziare tutte. Mi scrivono messaggi, vengono a trovarmi, ci sono amiche che vengono qui anche per stirare, perché ho una delle mani ancora inutilizzabile”. 

Il girono più brutto della sua vita. Era lunedì pomeriggio, della scorsa settimana, intorno alle 2 del pomeriggio. Lei sta tornando a casa. Lui la segue con la sua auto, dal Brico di Rivoli fino a Chiomonte. Poi suona il clacson ripetutamente, le chiede di accostare nello spiazzo lungo la statale e parlare. Ma dopo una breve discussione, inizia il massacro. “Mai mi aveva dato segnali che potesse essere violento – dice Maura – ci frequentavamo da soli due mesi, dopo che a una cena di ex compagni di liceo ci eravamo rivisti. Per me è sempre stato solo un amico, non è vero che si trattava della fine di una relazione, non stavamo insieme. Lui diceva che voleva sposarmi, che era pazzo di me. Mi scriveva decine di messaggi, ero diventato la sua ossessione. Io glielo dicevo che non mi interessavano relazioni, e che per lui potevo essere solo un’amica”.
Ma lui non l’ha accettato. Sceso dalla macchina, si è avvicinato alla sua, stando fuori in piedi, e parlandole dal lato del guidatore, mentre lei aveva il finestrino abbassato. “Voglio essere libera” è stata l’ultima frase di Maura. “E poi è partito il primo pugno nell’occhio, improvviso, e aveva una forza terribile – spiega Maura – poi ancora altri pugni sulla testa, e gomitate, colpi alle costole, dappertutto. Ho cercato di ripararmi sdraiandomi verso l’altro sedile: lui dal finestrino continuava a colpirmi”. 
Per tentare la difesa, Maura suona il clacson, sperando che qualche auto lungo la statale si fermi. Ma è tutto inutile, nonostante siamo le 2 del pomeriggio. E la violenza diventa ancora più forte: “Mi ha preso prima le mani, tirandomi indietro con violenza i polsi e le dita, voleva rompermi i polsi, io urlavo forte e resistevo, ed è così che ha deciso di prendermi per il collo”. Cerca di strangolarla, Maura perde i sensi. “Ho pensato che la mia vita finisse così, pensavo ai miei figli, al fatto che non l’avrei più rivisti”.

Poi si risveglia dallo svenimento, e i dettagli di quanto accaduto saranno forniti alla Procura: “Ho visto ancora la sua ombra, io non capivo nulla, sentivo dolori ovunque, piangevo e gli ho detto, “ti prego lasciami chiamare l’ambulanza”, e mi ricordo solo una sua frase, “ti lascio vivere” ha detto, poi è fuggito con l’auto”. I carabinieri hanno ritrovato l’aggressore nei boschi di Gravere. Intanto, Maura trova la forza di chiamare il 112, arrivano i carabinieri in aiuto e viene portata all’ospedale. “Mi sento fortunata ad essere ancora qui. Voleva ammazzarmi”.
Intanto, gli incubi continuano: “La notte non dormo bene, ho il terrore di poterlo sognare…ieri mattina mi è venuta la tachicardia, ho chiamato il medico a casa. È nella prima notte d’ospedale ho rischiato infarto…”.
Cosa fare per superare questo dramma? “Ho paura perché l’ho visto consapevole, lucido nel farmi del male – aggiunge Maura – ora mi sto informando per mettere una porta blindata. Ma ho paura ad uscire di casa, che possa rivederlo tra qualche mese, come se non fosse successo nulla”.

Intanto, si prepara ad affrontare le spese legali per tutelarsi, nonostante sia disoccupata, così come cercherà di ripartire nella vita quotidiana: “Spero che qualcuno si metta la mano sul cuore, e mi dia l’occasione di tornare a lavorare – spiega – anche dopo tutto quello che mi è capitato, purtroppo non ho avuto nessun appoggio psicologico, a parte la vicinanza delle infermiere dell’ospedale di Susa. Eppure ho subito violenza da un uomo, non sono vittima di un incidente”.

  
E poi ricorda la scelta di mandare la foto a ValsusaOggi: “Non è stato coraggio, ma frutto della rabbia – spiega la Brondolin – perché ormai ci si tende ad abituare a queste notizie, e parecchie donne pensano “tanto a me non capiterà mai”. Sembrano cose lontane, si tende anche a volte a giustificare l’atteggiamento violenti degli uomini verso le donne. Bisogna avere il coraggio di alzare la testa, e denunciare chi ci fa del male, perché la violenza non è mai amore”.

Ora la procura approfondirà il caso, per capire se ci sono rischi che aggressore possa ripetere il reato, oppure no. Intanto, ValsusaOggi non può che fare tanti auguri a Maura Brondolin per la sua guarigione. E ammirarla per il suo grande coraggio. 

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3 COMMENTI

  1. Se la.certezza e che torna inizia a cambiare casa e numero di tepefono, fai qualcosa per renderti inrrintracciabile, poi sposti la famigia di città scegliendone una con caserma vicina, questo dovrebbe inibire la maggior parte dei tentativi di violenza..

  2. Stringe il cuore leggere l’accorato appello della Sig.ra Maura che domanda – e giustamente – alle autorità di non essere lasciata sola. Il problema è che, di fatto, tutte le persone che si comportano secondo il principio del ‘neminem laedere’ in questa repubblichetta delle banane sono abbandonate al proprio – triste – destino.
    Ormai la situazione è tale per cui se si è dei malfattori allora si che si è tutelati, mentre se si è vittime non si può far altro che sperare in una futura sorte maggiormente benevola.
    Il problema è che la certezza dell’impunità è l’unica certezza…

  3. Spero che il vigliacco che picchia un donna indifesa venga sbattuto in cella con un ergasolano omosessuale che lo trasformi nella sua fidanzatina abusendo di lui più volte al giorno!

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