FARMACIE CHIUSE DI NOTTE IN VAL SANGONE, PER IL CONSIGLIERE MONACO “È UN FALSO PROBLEMA, COME UN PETO DI GALLINA”

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di ALFREDO MONACO (Consigliere regionale “Scelta Civica”)

La perdita delle reperibilità notturna (dopo le ore 23) delle farmacie in Val Sangone sta creando inutile allarmismo tra la popolazione e, dati alla mano, non ha ragione di esistere. La questione è stata sollevata da un medico di Continuità assistenziale (ex Guardia Medica), il dottor Maurizio Arnaud.

I fatti: le farmacie della Val Sangone, dal 1° gennaio scorso, terminano il turno di reperibilità alle ore 23 in virtù di un accordo preso con i sindaci dei sei Comuni e le Istituzioni Sanitarie.

Nessuno se ne è accorto perché, sempre dati alla mano, negli ultimi due anni le farmacie valsangonesi nei turni notturni sono state utilizzate pochissimo e mai per farmaci “salvavita”: farmaci “comuni” da banco quali fermenti lattici, assorbenti, pannolini per bambini, antalgici ed antibiotici sono i più gettonati. Prodotti che francamente possono essere acquistati anche il giorno dopo.

Ma il dr. Arnaud ha deciso di lanciare l’allarme.

Se il problema – come si ipotizza – è l’erogazione urgente di farmaci salvavita o per lenire il dolore, come l’ossigeno o la morfina, chi lancia l’allarme dica quante volte la ex Guardia Medica ha prescritto ossigeno o morfina negli ultimi due anni perché non emergono vendite notturne nelle farmacie della Val Sangone. Se qualche prescrizione vi è stata significa che non era urgente, o che sono stati comunque reperiti in un’altra farmacia.

E ancora: nella sua dotazione, la ex Guardia medica possiede i farmaci salvavita e li può somministrare, quindi dov’è il problema per l’utente?

Pare che della questione sarà investito il Direttore Generale dell’Asl TO3 ed allora mi pongo una domanda: è il caso di coinvolgere un Direttore Generale di una Asl con migliaia di abitanti per un falso problema?

Le farmacie hanno fatto sapere di aver preso la decisione per motivi economici e questo fatto viene demonizzato: io penso che erogare un servizio non indispensabile, in perdita, possa avere un costo sociale poiché spalmato su altri prodotti. Nel momento in cui le farmacie non dovranno più pagare il costo del personale notturno, potremmo piuttosto chieder loro sconti su altre prestazioni.

Allora per concludere torniamo all’allarme: si tratta di un terremoto o solo di un peto di gallina?

Come ho detto in una serata pubblica una settimana fa, il territorio fa bene ad avanzare delle richieste ai Comuni, alla Regione e all’Asl, ma queste debbono essere serie e credibili.

Se smuoviamo le acque per protagonismi personali su falsi problemi, non facciamo il bene del territorio, poiché quando sarà la volta buona di chiedere qualcosa di serio, non saremo più ascoltati.

Alfredo Monaco, Consigliere Regionale Gruppo Rete Civica

 

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