FERRENTINO ELETTO PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE “CITTÀ DEL BIO”

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Riceviamo da Città del Bio

L’assemblea degli enti locali associati a Città del Bio, associazione internazionale di enti pubblici territoriali che ripropone la centralità economica dell’agricoltura, scegliendo il modello dell’agricoltura biologica e contadina, la tutela del territorio e dell’ambiente, la conservazione dei beni comuni – primo fra tutti il paesaggio – stimolando lo spirito di appartenenza alla comunità territoriale e la condivisione delle risorse, promuovendo il cibo buono e biologico per tutti, venerdì scorso a Roma, in Campidoglio, ha eletto come suo nuovo Presidente, il consigliere regionale del Piemonte, Antonio Ferrentino, già sindaco di uno dei comuni associati (Sant’Antonino di Susa), di cui tutt’ora è consigliere comunale.

Al fine di presentare il nuovo presidente e gli organismi dirigenti, nonché gli obiettivi e il programma di lavoro, si terrà una conferenza stampa giovedì 18 dicembre alle ore 13, presso la sala dei presidenti del Consiglio Regionale prezzo Palazzo Lascaris. Prenderanno parte: il neo presidente di Città del Bio – Antonio Ferrentino, l’assessore regionale all’agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, l’assessore comunale della Città di Torino, Enzo Lavolta, i neo consiglieri piemontesi, Andrea Cerrato (assessore comunale di Asti) e Alfredo Cimarella (sindaco di Buttigliera Alta) ed il Direttore di Città del Bio – Ignazio Garau.

I modelli economici e produttivi del secolo trascorso ci hanno portato alla crisi in atto. La nuova economia, finalmente sostenibile, nasce restituendo centralità all’agricoltura. La Terra è il datore di lavoro più importante e occorre scegliere un nuovo modello di agricoltura, biologica e contadina, multifunzionale, capace di garantire la produzione di cibo di qualità, ma anche il governo e la conservazione del territorio, l’integrità del nostro ambiente.

Ciò è vero in particolare nel nostro Paese, dove – anche per la divisione internazionale del lavoro – l’attività delle grandi industrie manifatturiere, indirizzate a produzioni di largo consumo e non di qualità, segna il passo, e viepiù è destinata a segnarlo, e non appare più in grado di garantire un futuro per decine di migliaia di lavoratori.

A fianco degli sforzi che il governo e le Istituzioni regionali e locali devono assumere per salvare il sistema manifatturiero italiano, puntando appunto sul tema della qualità e della sostenibilità delle produzioni, è, quindi, indispensabile compiere una scelta per incrementare l’imprenditoria e il lavoro nei settori dell’agricoltura e dell’agro- alimentare, della tutela ambientale, del turismo slow, enogastronomico e culturale, che possono rappresentare la valida alternativa ai settori industriali maturi, non competitivi dal punto di vista economico e non sostenibili dal punto di vista ambientale.

Favorire questo percorso stando al fianco delle amministrazioni regionali e locali che scelgono questa politica è il progetto dell’Associazione delle Città del Bio – rete internazionale dei Comuni e degli Enti Locali e Regionali che promuovono la “cultura del Bio” e la collaborazione tra i territori urbani e quelli rurali. Città del Bio intende svolgere il ruolo di promotore del confronto, dell’elaborazione e dello sviluppo di progetti locali che, messi in rete, potranno rappresentare la chiave di volta per disegnare un nuovo modello di crescita economica sostenibile.

Un ruolo che non si sostituisce a tutte le numerose realtà associative, dei produttori, dei consumatori, dei tecnici, degli operatori della complessa filiera della trasformazione e distribuzione agroalimentare, così come della tutela ambientale e del turismo, ma che può fornire a questi soggetti luoghi istituzionali in cui costruire le opportune sinergie, capaci di garantire lo sviluppo di sistema.

Le nostre riflessioni sviluppate in questi anni, la lettura e comprensione di esperienze condotte in talune nostre realtà locali, così come in altri Paesi, ci hanno dimostrato che ancora una volta, il pur rilevante sviluppo delle colture e degli allevamenti effettuati con metodi biologici è compresso da un sistema che, per diverse ragioni, appare incapace di rispettare il ruolo tanto dei produttori, che vengono marginalizzati, che dei consumatori, che vengono penalizzati economicamente.

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3 COMMENTI

  1. Quante case e capannoni ( inutili ,in tempo di crisi; sono stati costruiti in Vallesusa, ” in epoca recente , distruggendo terreni agricoli; ma apportando, utili -oneri di urbanizzazione- nelle casse del Comune, da impiegarsi per la spesa corrente? Qualcuno lo sa?

  2. L’agricoltura va ripensata ed incentivata a livello nazionale dando i tanti terreni non coltivati a giovani che vogliano cogliere questa occasione di lavoro fornendo loro anche le attrezzature necessarie. I costi di questa operazione verrebbero compensati dai posti di lavoro creati e dalla minore importazione di prodotti dall’estero con benefici per la bilancia commerciale. Assurdo che si importino prodotti agricoli dall’estero specie quelli che si possono produrre in casa. Sapere che per es. importiamo grano dall’America fa male. Forse ci sono anche accordi obbligati da una certa sudditanza ma sarebbe ora di liberarci.

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