FOTO / BLITZ DEI VERDI AL FREJUS E AL CANTIERE TAV: “NO AL NUOVO TUNNEL, POTENZIARE LA LINEA STORICA”

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Il presidio dei Verdi al tunnel autostradale del Frejus

RICEVIAMO DAI VERDI

FRÉJUS / MODANE – Yannick Jadot, Karima Delli, Monica Frassoni, Francesca Druetti, esponenti dei Verdi italiani e francesi, si sono incontrati ieri al Fréjus e a Modane per ribadire insieme il loro NO a una grande opera inutile come il Tunnel della Valsusa. Si tratta di una battaglia che da dopo le elezioni europee riprenderà anche al Parlamento europeo, dove si deciderà a fine anno la lista definitiva e gli importi da destinare alle grandi opere da finanziare nel bilancio 2020-2017.

La risposta alla duplice sfida del clima e della qualità dell’aria nelle valli alpine non può aspettare il 2030 e un ipotetico e inutile tunnel” spiega Karima Delli, presidente della commissione trasporti del Parlamento europeo e autrice del progetto Dieselgate.

Il suo collega parlamentare Yannick Jadot, capolista di EuropeEcologielesVerts alle elezioni europee del 26 maggio, aggiunge: “Il Tunnel della Valsusa è come il nucleare: è una cosa di altri tempi, voluta da dogmatici che credono che decine di miliardi di euro possano ancora essere sprecati senza conseguenze. Convinti che 15 anni di lavoro non incidano sulla vita dei residenti. E che la circolazione di merci aggiuntive sia sinonimo di progresso perfino in un ambiente così delicato come quello delle valli alpine“.

Gli ambientalisti si basano sui fatti. Negli ultimi 20 anni il flusso di merci nelle Alpi settentrionali è diminuito (è allo stesso livello di quello della fine degli anni ’80) e dunque ogni stima di carico per la linea Lione-Torino è stata negata dalla realtà. Per questo crediamo che questa infrastruttura non serva e che sia dannosa sia socialmente sia economicamente.

Se è vero che i lavori, sia pur preliminari, sono già iniziati e che già più di un miliardo di denaro pubblico è stato speso, è altrettanto vero che non c’è nessun piano finanziario per l’insieme dell’opera (dal costo di quasi 26 miliardi di euro tra 57 chilometri di tunnel trans frontaliero e accessi da Francia e Italia). Al contrario, l’unica opera di cui si parla oggi è il tunnel: sia la Francia che l’Italia prevedono di usare la linea attuale per i prossimi decenni.

Rinunciare al tunnel non significa però lasciare i camion in strada. Per Francesca Druetti e Monica Frassoni è perfettamente possibile rafforzare la linea ferroviaria e contemporaneamente rivedere la scelta del tunnel della Val Susa. “Il nostro NO al tunnel è un SI a interventi sulla linea attuale e alle politiche di tariffazione del trasporto merci su gomma: così risolveremo i problemi del nodo di Torino e ridurremo sostanzialmente l’esborso finanziario pubblico. Rimandare gli evenuali effetti positivi di un’opera al 2030 significa andare oltre i limiti di tempo che ci vengono indicati dagli scienziati per fermare i cambiamenti climatici. Sono già stati persi decenni generando una situazione di tensione e conflitto che ci impone anche una riflessione sul modo in cui le grandi opere devono essere discusse e condivise con i territori su cui incidono“.

Karima Delli ribadisce che l’attuale linea, rinnovata negli ultimi anni, e che potrebbe essere ulteriormente migliorata, consentirebbe di assorbire i flussi di merci che ora scorrono in camion attraverso i tunnel stradali del Monte Bianco e del Fréjus. «I nostri sforzi devono concentrarsi esclusivamente sul trasferimento modale e sulle tariffe, per ottenere risultati concreti a partire dal 2020 e non dopo il 2030. Il piano è semplice: caricare le valli alpine a monte e tassare il traffico pesante su scala europea, prevenendo le rotazioni a vuoto“.

Una recente lettera aperta della Federazione Nazionale dei trasportatori stradali francese, cofirmata con Friends of the Earth, conferma che il mondo degli affari è pronto per questo cambiamento: è già più redditizio attraversare le Alpi in treno che in camion. Ma il perseguimento di una politica di trasporto su strada e l’indebolimento degli strumenti per il trasporto ferroviario di merci non permette loro di investire in questa transizione.

Da 30 anni vendiamo sogni con la Lione-Torino. Ma la realtà è che è oggi l’ostacolo vero all’incremento dell’uso del treno nelle Alpi. Il tunnel non è che una passata di vernice verde per camionisti e appassionati di cemento, una manna dal cielo per interessi privati.

Aiutiamo gli abitanti delle valli alpine italiane e francesi. Aiutiamo il clima. Fermiamo i costi e mettiamo in atto soluzioni realmente efficaci a livello europeo.

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

13 COMMENTI

  1. A Omegna sul lago d’Orta, passano dei normalissimi treni che trasportano Tir con annessa motrice, ed un vagone passeggeri per gli autisti. La normativa elvetica prevede pochissimi passaggi di tir nel suo territorio, se non su rotaia.

    • anche su questo territorio esiste questo tipo di trasporto parte dall’interporto di Orbassano fino oltre Modane, si chiama autostrada alpina, viene usato sopratutto dalle cisterne che trasportano materiale infiammabile per non pagare i salatlssimi costi che la Sitaf chiede loro per l’obbligatoria scorta sotto il tunnel del Frejus ( se scorta di puo’ chiamare)

    • E’ pure questione di infrastruttura assente. Potenziare la ferrovia non serve a nulla se non si crea/potenzia quello che sta ad inizio linea: potrei avere una linea da 3000 Km/h, ma se a Orbassano o ad Albertville la struttura è insufficiente o carente non serve a nulla!
      Potenziare l’infrastruttura significa creare un nodo degno di tale nome ove tutti i camionisti e le aziende si trovano nella grande convenienza di utilizzarlo. Da 20 anni si parla di questo ma finora tutto si riduce sempre e solo alla discussione sulla velocità del treno… cioè aria.

  2. Bravi intellettuali, la linea attuale passa in mezzo alle case ,quasi tutta in superficie. Potenziatela, fateci passare il doppio di treni, però poi abitateci voi vicino, facciamo cambio col vostro attico eco bio ntegral ad impatto zero…

  3. In attesa di questo mirabile progresso a doppia canna, rigorosamente di base, da Bussoleno a Saint Jean de Maurienne anche Grattagratta come tutti noi trogloditi continuerà a mangiare radici crude.
    E sono almeno una dozzina di anni, dopodiché nei successivi diciannove in attesa del fatidico 2050, grazie all’assurdità dell’opera ed ai comodacci dei vicini francesi, potrà mangiarle cotte, o almeno tiepide, giovandosi del surriscaldamento del pianeta a cui questa grande opera avrà dato il proprio energico contributo.

  4. Ancora una volta i fautori del TAV, non avendo altri argomenti continuano a insultare ed a denigrare chi è contro al TAV. dimostrando così tutta la loro intelligenza. Perchè non cercano di convincere i contrari con DATI CERTI della sua utilità.? ( attualmente confermato dai fatti che i dati e le previsioni erano fasulle)

  5. come al solito in italia si fanno parole fritte ; è chiaro a tutti che bisognerebbe incrementare il trasporto merci su rotaia ma…………. questo non comporta solamente incrementare e migliorare le ferrovie . Questo comporta indiscutibilmente migliorare il servizio della consegna merci una volta arrivata in stazione .
    Chiedetevi il perché il trasporto merci in italia avviene al 90% su gomma ? Mentre in tutti i paesi europei questo avviene su ferrovia . Quindi prima si operi una trasformazione logistica con un miglioramento delle consegne merci trasportate su linea ferrata poi si potrà parlare di ridurre i TIR che sono anche causa principale di incidenti su autostrada . Poi basterà semplicemente mantenere IVA attuale per trasporto su gomma e ridurla al 10% per trasporto su ferrovia e vedrete come in poco tempo i TIR spariranno finalmente dalle nostre strade . Una parolina su questi signori VERDI RADICAL SCHIC che attendono con trepidazione le giornate di blocco veicolare per sfoggiare il loro esibizionismo su cavalli al trotto per le nostre città ,per salvaguardare ambiente degli Aironi impediscono che si puliscano gli alvei dei fiumi con il conseguente e naturale esondazione ogni qual volta il meteo si scatena , gli Aironi se ne fregano se i fiumi vengono dragati e puliti , continueranno a deliziarci con la loro presenza .

Che cosa ne pensi? Scrivici la tua opinione

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.