FOTO / BARDONECCHIA, COME DIRE STOP AL BULLISMO? SCUOLE, FAMIGLIE E FORZE DELL’ORDINE A CONFRONTO

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Da sinistra: il vicesindaco Chiara Rossetti, il direttore Fabio Tanzilli, Paolo Picchio (papà di Carolina), Aurora Di Matteo, Maria Ruffino (mamma di Michele), i commissari della polizia Falliano e Brunetti, Elda Scutari dell’Ufficio Scolastico Regionale e l’ispettore Caiulo

di CORINNE NOCERA (foto di TOMAS ZANOTTI)

BARDONECCHIA – In una classe su dieci vengono segnalati episodi di violenza fisica e verbale. Un episodio su quattro viene ripreso con i telefonini e finisce sul web. Un adolescente su dieci subisce cyberbullismo in rete. Questi numeri sconcertanti però non bastano a fermare il fenomeno del bullismo, tanto che “con l’avvento di internet, il bullismo può avvenire anche nell’intimo della propria camera, quando si accende il pc”, come ha spiegato stamattina il preside dell’istituto Frejus di Bardonecchia, Giovanni Valentini, durante il convegno organizzato dalla scuola superiore bardonecchiese e dal nostro quotidiano ValsusaOggi. All’incontro hanno partecipato esperti e forze dell’ordine, e grazie al quale alcune classi delle scuole medie di Bardonecchia e Bussoleno, del liceo Des Ambrois di Oulx e ovviamente dell’istituto Frejus hanno potuto ascoltare la preziosa testimonianza di alcune vittime di bullismo e dei famigliari.

L’evento si è tenuto al Palazzo delle Feste ed è stato patrocinato dall’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, il Comune di Bardonecchia e la Fondazione Carolina Picchio. Al convegno, moderato da Fabio Tanzilli, giornalista del Corriere della Sera e direttore di ValsusaOggi, sono intervenuti inoltre il commissario capo della Polizia Postale di Torino Martino Brunetti, l’esperta dell’Ufficio Scolastico Regionale Elda Scutari e il commissario della Polizia di Bardonecchia Christian Falliano. Al mattino l’incontro era dedicato agli studenti, mentre al pomeriggio si è dato spazio alle famiglie e agli insegnanti della Valsusa. Da Alpignano è venuto anche il sindaco Andrea Oliva.

 

DA RIVOLI LA TESTIMONIANZA DELLA MAMMA DI MICHELE RUFFINO: “I RAGAZZI CHE BULLIZZAVANO MIO FIGLIO NON HANNO MAI AVUTO UNA SOSPENSIONE”

Toccante è stato l’intervento di Maria Raso Catrambone, la madre di Michele Ruffino, il giovane di Rivoli che, non reggendo più le umiliazioni dei compagni, ha scelto di togliersi la vita buttandosi dal ponte di Alpignano il 23 febbraio scorso.

“Michele era un ragazzo meraviglioso, sempre col sorriso, umile, educato e rispettoso. Sono qua perché non voglio che ci siano altri Michele, mai più. Mio figlio era un ragazzo come tutti voi, aveva tanti sogni. All’età di 6 mesi si era ammalato a causa di una vaccinazione obbligatoria, e per 17 anni ha dovuto lottare questa sua malattia. Anche se negli ultimi tempi si era ripreso, continuava a sentirsi dire “anoressico”, “apatico”, “mongolo”, “il ragazzo che non sarebbe dovuto nascere”. Per uscire con i coetanei doveva sempre elemosinare, non poteva entrare nei gruppi. In che mondo crescerete?”.

Maria si sfoga cercando di esprimere in pochi minuti una sofferenza e un dolore inspiegabili, soprattutto perché “ancora oggi su YouTube mio figlio viene deriso, a due mesi dalla sua scomparsa continua ad essere preso in giro”.

Il fatto preoccupante è che Michele e la sua famiglia non hanno mai ricevuto supporto dalle istituzioni scolastiche: “In quattro anni non ho mai avuto aiuto dalla scuola. A novembre 2017 mio figlio si è fatto dei tagli sulle braccia: ne ho parlato con lui, presumendo che fosse successo qualcosa a scuola, ma non voleva dirmi il motivo. Neanche gli psicologi hanno capito il suo malessere, perché Michele non raccontava tutto. E chiedevo ai dottori di aiutare mio figlio, ma mi rispondevano solo che era l’adolescenza o la sua sensibilità, quella che l’ha portato alla morte. I ragazzi che lo maltrattavano non hanno mai avuto una sospensione o una punizione” conclude Maria.

LE PAROLE DEL PADRE DI CAROLINA PICCHIO, PRIMA VITTIMA IN ITALIA DEL CYBERBULLISMO

Ha portato la sua testimonianza anche Paolo Picchio, il padre di Carolina, la prima vittima di cyberbullismo. “Mia figlia si è tolta la vita per lanciarvi un messaggio – Paolo si rivolge ai giovani presenti al Palazzo delle Feste – svegliatevi, rispettatevi, parlatevi. Carolina era bella, vincente, sportiva, ma aveva un difetto: era empatica, voleva essere amica di tutti. Addirittura ha cambiato scuola, ma non gliel’hanno perdonata, così hanno fatto una festa, l’hanno fatta ubriacare, perdere conoscenza, per giocare su di lei, filmando il tutto. Una settimana dopo la festa, Carolina vede il video e non si ricorda niente”.

Cos’è il cyberbullismo? È la storia di Carolina: “Il web non ti perdona – continua Picchio – 2.600 insulti di una potenza devastante. Dietro lo schermo si dà il peggio di se stessi”. Una sera come tante altre, la ragazza ha postato l’ultima foto su Instagram, ha scritto una lettera spiegando i motivi e le cause della sua scelta, si è chiusa nella sua camera e mentre il padre dormiva ha deciso di togliersi la vita, lanciandosi dalla finestra del terzo piano.

Il padre di Carolina conclude: “Il processo di mia figlia è durato 4 anni e spero che sia l’ultimo processo in Italia di cyberbullismo. Per questo con la “Legge Carolina” – la prima in Italia e in Europa – la scuola deve essere il fulcro, attraverso la prevenzione. Mia figlia ha scoperchiato un mondo: oggi in ogni scuola c’è un referente per la formazione, oltre alla Fondazione, che serve per le cure, non dal punto di vista farmacologico, ma psicologico”.

LA GIOVANE AURORA: “PER ANNI SONO STATA PERSEGUITATA DAI BULLI”

Il convegno prosegue con la testimonianza di una studentessa minorenne delle scuole medie di Grugliasco, perseguitata da alcuni bulli fin dall’età di sei anni, ma che è riuscita a combattere crescendo forte e determinata. È Aurora Di Matteo, che non ha paura di raccontare al pubblico la sua storia, da quando le hanno legato le mani cercando di infilarle dei bastoncini negli occhi, alle labbra spaccate e le dita rotte. Ma ora Aurora può far sentire la sua voce e per questo ha scelto di condividere tante emozioni durante il convegno di questa mattina.

LE FORZE DELL’ORDINE E LE ISTITUZIONI: “RAGAZZI, DOVETE PARLARE E SEGNALARE I CASI, SENZA OMERTÀ” 

Come dire stop al bullismo allora? “Siete nativi digitali, ma non dimenticatevi le relazioni personali – a rispondere è l’insegnante Chiara Rossetti, vicesindaco di Bardonecchia e vicepreside del Frejus – vi chiedo di parlare sempre con genitori, insegnanti, amici. Qua ci sono famiglie che hanno vissuto momenti tristissimi e non si son nascoste. Non abbiate paura delle relazioni personali e abbiate fiducia in tutte le istituzioni”.

Concetto ribadito ai ragazzi anche dal commissario capo della Polizia Postale di Torino, Martino Brunetti, e dal commissario di Bardonecchia Christian Falliano: “Facciamo appello agli studenti, affinché segnalino ogni caso sospetto o episodio a cui assistono o di cui sono vittima – hanno spiegato – noi possiamo intervenire e siamo a vostra disposizione”. I due dirigenti della polizia hanno poi illustrato le conseguenze penali a cui i bulli possono incorrere e lanciato alcune proposte per le scuole: a partire dal ritiro dei cellulari ogni mattina prima di iniziare le lezioni, fino all’individuazione in ogni classe di uno studente “referente e leader”, che abbia un filo diretto con insegnanti e preside per avvertirli in caso di episodi sospetti. A tal proposito Elda Scutari dell’Ufficio Scolastico Regionale ha spiegato che a disposizione delle scuole c’è un’apposita equipe pronta ad intervenire, che lavora in stretta collaborazione con la Procura di Torino: “Quando accadono simili episodi, capita che presidi o insegnanti mettono la testa sotto la sabbia, forse per timore di danni d’immagine verso la scuola. Ma se ci vengono comunicati i casi difficili o di bullismo, possiamo agire direttamente in collaborazione con il personale di ogni istituto”. Intervenuta tra il pubblico, la professoressa del Des Ambrois Barbara Debernardi ha ribadito l’importanza di “fare rete tra scuole, famiglie e istituzioni”. Durante l’incontro, la classe IV dell’Istituto Frejus ha anche presentato agli studenti due ricerche dedicate al tema del bullismo: il fenomeno del “Sexting” e la storia a lieto fine della studentessa Flavia Poggi.

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