FURTI NELLE AUTO A SANT’AMBROGIO

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di ANDREA MUSACCHIO / FOTO DI TERESA ZOFFREO (tratte dal gruppo Facebook “Sei di Sant’Ambrogio se…”)

SANT’AMBROGIO DI TORINO – Nella giornata di ieri, domenica 15 dicembre, i ladri hanno preso di mira diverse automobili a Sant’Ambrogio di Torino. Il fatto è stato riportato da una cittadina su Facebook nel gruppo “Sei di Sant’Ambrogio se…”. All’interno del messaggio sono state condivise le fotografie delle automobili in questione.

Nelle immagini si possono chiaramente vedere le vetture con i finestrini rotti. Le vetture erano parcheggiate in via Susa e nel piazzale della Ferrata. I carabinieri hanno confermato l’accaduto, in quanto hanno ricevuto da uno dei proprietari una denuncia per furto. Negli altri casi, molto probabilmente, si tratta di tentato furto.

Di seguito la segnalazione integrale: “Ecco che cos’è successo ieri pomeriggio a Sant’Ambrogio, intorno alle ore 14.20, in via Susa, direzione cava. Due macchine scassate e altre due nel piazzale della Ferrata. Ma dico io, le telecamere dove sono? Per il turismo non è una bella cosa“.

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11 COMMENTI

  1. Se questi fatti avvengono in pieno giorno è perchè chi li commette sa benissimo che grazie alla tolleranza, all’ assenza di pene certe, all’ intervento di buonisti e professionisti del ” poverini hanno avuto un’ infanzia difficile vanno aiutati” poi c’ è il diritto alla privacy e qualora anche venissero sorpresi non capiterebbe loro nulla di particolare.
    Stessa cosa per chi da anni quotidianamente abbandona rifiuti ovunque, imbratta e danneggia .
    Poche persone ( sempre le stesse!!!!) che rendono la vita amara alla stragrande maggioranza.
    Le telecamere non servono a nulla. Chi le guarda? Quando ha il tempo di guardarle? Cosa fa dopo se non conosce personalmente la persona colta in fallo ? Molto meglio e più onesto toglierle.
    Serve una reale volontà a fermare il degrado.
    Mauro Galliano

      • Spettabile Sig. ” Coerenza di pensiero”.
        Io non sono un “bel personaggio”, come dice lei. Sono pieno di difetti.
        Però ho un nome e un cognome che uso sempre anche quando scrivo le mie idee che le possono non piacere e non mi nascondo MAi dietro l’ anonimato .
        Rivendico l’ esser NO TAV e rivendico le giuste pene per chi commette atti vandalici.
        L’ olio di ricino e i manganelli da lei citati appartengono invece ai leoni da tastiera a libro paga di servizi deviati o cervelli malati o più semplicemente a un brodo culturale fatto di anonimato o vergogna di esistere.
        Ultima cosa , la prego di darmi del Lei , in quanto non ho nulla da spartire e condividere con una persona che vive nell’ oscurità.
        Distinti saluti.
        Mauro Galliano

        • Interessante soprattutto la tua rivendicazione di giuste pene per chi delinque. Ricordati solo di rivolgere questi pensieri ai tuoi amici NoTav che da anni imbrattano la valle e compiono atti di comune delinquenza al cantiere di Chiomonte e in ogni altra occasione in cui “c’è da far casino”.

          • gentile anonimo, le ricordo di darmi del ” lei” .

            C’ è chi preferisce amicizie sicuramente più approfondite con gli ‘ ndranghetisti che non vedono l’ ora di mettere le mani sul denaro pubblico, oppure amicizie con politici corrotti oppure con semplici cittadini ignoranti, pigri oppure semplicemente in mala fede.
            A differenza sua , io non mi permette di dire che questi sono i suoi amici ” SI TAV”. Credo che il marcio stia ovunque.
            Comunque Buon Natale a lei e ai suoi cari.
            Mauro Galliano

          • Spiacente, sbagliato bersaglio. Io sono un “non me ne può fregare di meno del Tav, nè di tutti quei personaggio che ci girano intorno”. In compenso sono per certo uno che ha i due emisferi del cervello che comunicano fra di loro, a differenza di quelli che da un lato marciano con i NoTav e poi dall’altro fanno commenti come il peggior leghista di periferia. Fai abbastanza pena. Se vuoi che qualcuno ti dia del “lei”, hai sbagliato mezzo. Qui sei su internet, non in un ufficio, fattene una ragione.

  2. L’unica soluzione pensabile, a mio avviso, sarebbe quella di creare un parcheggio custodito, con un’ingresso ed un pagamento una tantum per il servizio offerto di vigilanza. Capisco che per il comune sia una spesa in più, ma se obiettivamente il gioco vale la candela, il turismo verrebbe tutelato e la gente sarebbe più invogliata a venire a Sant’Ambrogio. Insomma è un ragionamento da fare, se ci sono i numeri, se ci sono le risorse. Poi il primo anno si parte con una persona ed una garitta d’ingresso con sbarra, e a seguire si incrementano i servizi, magari affidando la gestione ad un ente esterno, come la gestione degli impianti sportivi in alcune realtà comunali. Esempi sul territorio sono visibili ad Avigliana, dove è stata realizzata un’area camper tutelata con ingresso regolamentato e a pagamento. Certo questo non ci mette al riparo totalmente dai furti, ma per lo meno è un dissuasore migliore della telecamera. La telecamera si limita a riprendere, ma quando hai visto un tizio incappucciato (quindi non riconoscibile) che ti sfonda il vetro della macchina, cosa te ne viene in tasca?

  3. Se le telecamere servono a nulla, allora al piazzale della ferrata sarebbe più corrtetto mettere almeno un’insegna “Self Service dello Scassinatore” in modo che arriva da fuori (chi è del posto ormai lo sa benissimo) sappia dove stra lasciando la propria auto.

  4. La scoperta dell’acqua calda.
    Le telecamere sono un deterrente solo per le persone che ritengono di essere “per bene”, per le quali un pubblico sputtanamento avrebbe pesanti conseguenze nelle relazioni sociali.
    Nel vasto gruppo di “tutti gli altri”, i peggiori, di fronte ad una telecamera si troveranno a dover scegliere tra suprema indifferenza o sfacciato sberleffo.
    Non ho soluzioni di prossimità ma solo di ampio respiro:
    Educazione, scuola attenta ed efficiente, crescita culturale del Paese e di tutt* i suoi cittadini, da qualsiasi parte provengano (come gli attacchi paventati da Badoglio nell’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943).

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