GIAVENO E IL CASO DELLA BIMBA DISABILE / IL SINDACO: “CHIEDERÒ SPIEGAZIONI AL CENTRO ESTIVO”. LA PISCINA: “CI SCUSIAMO, È STATO UN MALINTESO, TEMEVO CHE SI POTESSE FAR MALE”

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di FABIO TANZILLI E JAKOB HILFIKER

Il caso sollevato da ValsusaOggi sulla bambina disabile rifiutata dall’Estate Ragazzi e dalla piscina fa discutere. Come promesso abbiamo raccolto le prime repliche riguardo l’indignazione sollevata dalla famiglia della piccola Sara (nome di fantasia) 11enne di Giaveno. 

IL SINDACO GIACONE: “SOLIDARIETÀ ALLA FAMIGLIA. SULL’ESTATE RAGAZZI CHIEDEREMO SPIEGAZIONI AI RESPONSABILI”

Per quanto riguarda il rifiuto subito da Sara da parte dell’estate ragazzi che ha sede presso la scuola elementare Anna Frank, il primo cittadino di Giaveno dice: “Il Comune si è impegnato a far luce sulla storia, chiedendo spiegazioni ai diretti responsabili del rifiuto” annuncia Giacone. 
Il sindaco eprime anche “solidarietà per le vicissitudini della famiglia”, sottolineando riguardo la vicenda della piscina, però “l’importanza fondamentale di salvaguardare la salute e la sicurezza della bambina”. “E’ della massima importanza” ha dichiarato, “lo sviluppo di servizi e strumenti compensatori per disabili ovunque. Non bisogna però trascurare il punto di vista di chi dovrebbe assumersi la responsabilità della vita di una bambina”.

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I GESTORI DELLA PISCINA: “C’È STATO UN MALINTESO, ACCOGLIAMO SEMPRE I DISABILI”

“Mi scuso con la famiglia della bambina, c’è stato sicuramente un malinteso. Noi accettiamo i disabili in piscina da sempre”. A parlare è Cristiana Mili, gestore della piscina di Selvaggio del Centro ippico Miraco, un club privato. “Lavoro coi disabili da 24 anni, domani ospitiamo qui un gruppo di 20 ragazzi provenienti da Avigliana, non rifiutiamo nessuno, tantomeno i disabili” spiega la ragazza.

Allora cosa è successo con Sara? “Quando sua mamma è venuta davanti al cancello a chiedere se poteva entrare con sua figlia, le ho detto che stavo lavorando in quel momento, e se potevano tornare in un’altra occasione, quando avevamo un operatore disponibile per seguire sua figlia in piscina. Perché la mia piscina ha tre gradini, l’acqua è alta 1.70 metri, e temevo che messa in acqua da sola con la mamma potesse affogare. Non me la sono sentita di farli entrare, perché ci voleva un’altra persona oltre alla mamma, per essere sicuri”.

Ma la mamma di Sara ha spiegato che con lei ieri c’era anche la sorella più grande, quindi erano in tre. “Io non l’ho vista, ho parlato solo con la mamma, lei è venuta al cancello. Se la mamma mi avesse detto che erano in due ad accompagnare Sara, l’avrei fatta entrare. Forse non ci siamo capiti, e mi scuso per questo, io temevo che fosse un pericolo, perché non c’è neanche un paramano. Non me la sono sentita di farla entrare”.

Cristiana Mili ci tiene a ribadire che “adoro lavorare con i disabili, senza alcun tornaconto personale. L’ho sempre fatto, anche per le attività di fattoria sociale, basata sull’integrazione nel mondo del lavoro”. E per chiudere la vicenda, aggiunge: “Sara e la sua famiglia sono i benvenuti nella nostra piscina, spero che vogliano tornare, in modo che possiamo chiarirci”.

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2 COMMENTI

  1. La signora Cristiana proprietaria della piscina sta raccontando un mucchio di bugie,non mi hai mai detto di tornare dopo,la signora stava allegramente nuotando ,non stava lavorando!!!!è una vergogna!!!!!!

  2. essere disabili è una merda, questa è la frase detta da sua figlia, come se fosse una novità. La cosa strana è che se ne accorga solo adesso, per tutta la vità sarà cosi, ovvio che non potrà fare tutto, è ovvio che sarà dura, cosa non ovvia è che lei non glie lo abbia fatto capire. Strumentalizzare la vicenda è veramente meschino, ricorrere ai giornali per problemi del genere è molto infantile. Sopratutto per quanto riguarda la piscina, che è appartenente ad un circolo privato e ha tutto il diritto di non assumersi certe responsabilità. Ma anche per il centro estivo non si può pretendere tutto.

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