GIAVENO HA ACCOLTO IL GRANDE EROE CALAMAI / FOTO

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di LUCA CALCAGNO

Una giornata dedicata a Enrico Calamai, venerdì 19 febbraio, per una Giaveno orgogliosa di ricevere la visita di una simile personalità nel campo dei diritti umani, che ha incontrato al mattino i ragazzi dell’Istituto “B. Pascal” e poi la cittadinanza la sera a Villa Favorita.

Per l’occasione tante le autorità, il vicepresidente del Consiglio Regionale Nino Boeti e la vicepresidente del Consiglio regionale Daniela Ruffino, oltre al vicensindaco di Reano Giuseppe Morra e agli Amministratori locali, il sindaco Carlo Giacone, gli assessori Anna Cataldo, Vladimiro Colombo, Marilena Barone ed Ermanno Neirotti, e i consiglieri, Marco Carbone e Saverio Scalise.

“Un onore per Giaveno ospitare un eroe silenzioso come Calamai” le parole di Giacone, cui si è unita l’assessore Cataldo, “un incontro positivo, che come questa mattina con i ragazzi arricchisce”.

“Calamai sarebbe un Giusto tra le nazioni se fosse nato vent’anni prima e avesse vissuto la Seconda guerra mondiale”, così Boeti che ha anche voluto ricordare Giulio Regeni.

L’avvicinamento di Calamai a Giaveno avviene tramite Fabrizio Giai Arcota, un giavenese rimasto affascinato dall’“eroe scomodo” tanto da contattarlo e invitarlo in Val Sangone. A lui il ringraziamento, in entrambe le uscite pubbliche, dell’Amministrazione.

Al mattino, di fronte a un centinaio di studenti del Pascal le parole di Calamai sono state: “Un tassello importante per la formazione dei ragazzi”, come ha sottolineato la preside dell’Istituto Carmelina Venuti, non solo sotto il profilo culturale, approfondendo la dinamiche degli eventi argentini degli Anni Settanta, ma anche sotto quello umano. Come fuori programma, i ragazzi hanno potuto anche ascoltare Roberto Scordato, un sopravvissuto dell’epoca, venuto da Torino per incontrare Calamai.

Onesto Calamai nel presentare le questioni nella loro complessità: “I diritti umani, ovvero quello culturali, sociali, economici, civili, individuano dei limiti all’agire degli Stati. È evidente, però, che gli Stati devono cedere parte della loro sovranità, affinché qualcuno possa far sì che questi diritti vengano rispettati”, evidenziando così il grande tema della reale capacità di incidenza dei tribunali internazionali sui singoli Paesi. “Occorre a mio avviso diffidare di chi pone l’accento su una sola categoria di diritti, rischiando di mettere in ombra gli altri e di dimenticare quello fondamentale per cui un essere umano ha il diritto di vivere”.

“Sentivamo che attorno a noi il cerchio si chiudeva sempre di più, ma c’era sempre una possibilità” racconta Calamai, spiegando a Villa Favorita la strategia dietro alle sparizioni nella notte e il clima di incertezza che regnava in una Buenos Aires normale di giorno, da incubo di notte: “In un mondo in cui il media televisivo aveva raggiunto una capillarità simile da riportare le immagini del golpe di Pinochet in Cile, qualcosa esisteva se era visibile, ciò che era invisibile non esisteva, come i desaparecidos”. Ecco, dunque, anche il tema dei che corpi “sin dai tempi di Omero venivano restituiti, perché l’Uomo non riesce a realizzare la morte di un proprio caro se non ne vede il corpo” e l’attacco, anche antropologico, che “il genocidio contro una generazione” portato avanti in Argentina.

Una violenza cui Calamai si è opposto “usando gli strumenti che il mio ruolo mi dava: il poter rilasciare passaporti e il rimpatrio”. Così dunque la stratagemma, mandare chi chiedeva aiuto con un volo in un altro Stato, come l’Uruguay dove per via di un accordo con l’Argentina sarebbe stato controllato all’arrivo, mostrando però a quel punto il passaporto italiano “timbrato il giorno prima perché la scusa era il furto del portafogli”. In questo modo sono circa 300 i sopravvissuti che, come la testimone del video Rai usato come introduzione nei due incontri sono nate una seconda volta, grazie proprio a Calamai.
Non è mancato, anche la sera, il richiamo all’attualità, facendo parlare Gianfranco Crua della Carovane Migranti, realtà che insieme a diversi soggetti fa parte del Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani. “Se Calamai avesse ventidue anni, oggi sarebbe a Lesbo, in aiuto ai nuovi invisibili, i migranti”.

Crua ha poi chiamato Marta, una dei ragazzi della Carovana che a proposito dei suoi 10 giorni in prima linea sottolinea: “Può sembrare che la propria presenza serva a poco in luoghi come Lesbo, cosa saranno mai dieci giorni rispetto ai mesi di continui sbarchi? Ma anche un periodo così corto serve a cambiare la consapevolezza del singolo e a capire che c’è modo di agire sulla realtà perché anche l’individuo fa parte della storia”.

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