GIAVENO, IL VIDEO DEL CONSIGLIO COMUNALE E IL DIRITTO DI CRONACA

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di PAOLA TESIO

GIAVENO – Sono passate due settimane dall’ultimo consiglio comunale di Giaveno, e solo ieri, mercoledì 21 febbraio, il Comune ha pubblicato sul sito istituzionale il video della seduta, dopo averlo fatto elaborare dalla ditta incaricata per il montaggio audio/video. Il contenuto nella sostanza rispecchia quanto affermato nel nostro precedente articolo, anche se alcune parti audio non sono esaustive e le voci in parte risultano essere sovrapposte.  Pertanto vogliamo aggiornare i nostri lettori e i cittadini di Giaveno sulla vicenda in cui sono stata recentemente coinvolta – come giornalista di ValsusaOggi – mentre assistevo a quella seduta.

Il video conferma i contenuti riportati dal nostro precedente articolo:

  1. Il tentativo del presidente del consiglio comunale, Vilma Beccaria, di impedire ad un giornalista di effettuare riprese video di una seduta pubblica del consiglio comunale. Il tutto, nonostante l’articolo 21 della Costituzione stabilisca che la “stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure” e secondo quanto stabilito in più occasioni dal Garante della Privacy, che in varie occasioni si è espresso in tal senso proprio sulle sedute dei consigli comunali.
  2. La minaccia di azioni legali (denuncia alle autorità) attraverso la “formale diffida” pronunciata chiaramente e ufficialmente durante il consiglio comunale, nel caso in cui avessimo pubblicato il video sul giornale.

Nell’audio del filmato pubblicato dal Comune di Giaveno, nonostante non si senta in realtà tutto il dialogo avvenuto in quella sede tra la sottoscritta e il presidente del consiglio comunale (in particolar modo non si sentono le parole “querela” e “mi consegni il telefonino”), emerge chiaramente l’intimazione pronunciata dalla presidente del consiglio comunale nei miei confronti: “Lei è formalmente diffidata da utilizzare qualunque video perché non ha l’autorizzazione”.

Il termine utilizzato dal presidente del consiglio comunale Beccaria nei confronti della sottoscritta, in qualità di cronista (“Lei è formalmente diffidata”) ha un suo peso soprattutto perché è stata pronunciata da un pubblico ufficiale durante una seduta del consiglio comunale: “ Il sostantivo diffida, attestato nella lingua italiana come termine specialistico dal 1812, significa “intimazione a fare o ad astenersi dal fare qualcosa” – come spiega l’Accademia della Crusca – con tale significato è registrato nei dizionari italiani dell’uso”.

Nel Codice Civile, l’articolo 1454 ha la seguente intitolazione (propriamente detta “rubrica”): “Diffida ad adempiere”.  La diffida formale è un atto con cui si intima al soggetto, ufficialmente avvertito che, se non mette in pratica quell’azione verranno presi dei provvedimenti nei suoi confronti. Per essere più chiari la formale diffida ad utilizzare le riprese sottende, giuridicamente, che  qualora  queste siano utilizzate si procederà ai sensi di legge rivolgendosi alle autorità e quindi denunciando la persona. Anche in questo caso alcune dichiarazioni della signora Beccaria rimangono interrotte con la sovrapposizione dell’audio della Ruffino che inspiegabilmente si assomma.

I lettori possono ascoltare l’audio dal video qui sopra: “Tra il pubblico c’è qualcuno che sta videoregistrando?” ha chiesto la presidente del consiglio comunale Vilma Beccaria, rivolgendosi alla sottoscritta: “Può avvicinarsi al segretario per… (non si sente più audio)”. Ho risposto alla Beccaria che non avrei consegnato il mio cellulare personale. Allora lei ha ribattuto: “Lei non è autorizzata a fare video”.

La presidente del consiglio comunale mi ha quindi chiesto per una seconda volta: “Può per cortesia avvicinarsi e…” (di nuovo stranamente tutta la frase della Beccaria rimane spezzata). Io ribatto che mi sono accreditata come cronista. Nel botta e risposta, come già scritto da ValsusaOggi, la Beccaria minaccia provvedimenti nel caso avessimo pubblicato il video della seduta del consiglio comunale: “Avvocato Tizzani – dice la presidente Beccaria al consigliere di minoranza –  tanto la difende lei la signora”.

Chiamare in causa un consigliere comunale, e nella fattispecie il suo ruolo di avvocato, in un’eventuale difesa conferma quindi la minaccia sottointesa ad adire ad azioni legali nei confronti della sottoscritta. Così come è ulteriormente specificato dall’affermazione: “Lei è formalmente diffidata da utilizzare qualunque video perché non ha l’autorizzazione a utilizzarlo”.

In quella sede sono stata quindi richiamata pubblicamente ed ufficialmente dal presidente del consiglio comunale, Vilma Beccaria, che – indispettita – mi ha chiesto di visionare il telefono personale con cui – da cronista – stavo scattando foto e registrando un video per il giornale per cui collaboro. Sebbene l’audio sia frammentario ed interrotto per quale motivo avrebbe dovuto convocarmi al tavolo? Per fare cosa?

Nonostante la diffida formale da parte del presidente del consiglio comunale, ValsusaOggi ha pubblicato comunque alcuni frame delle riprese effettuate, proprio per dimostrare che il giornale non si fa intimorire né dare gli ordini dal politico di turno, essendo indipendente da ogni partito o lobby di potere. Inoltre, il direttore responsabile di ValsusaOggi, Fabio Tanzilli, alcuni giorni fa ha scritto un editoriale descrivendo nella sostanza  i fatti che gli avevo segnalato e ha ricordato alla Beccaria e a qualunque altro politico che la stampa, come previsto dall’articolo 21 della nostra Costituzione, non è mai soggetta ad autorizzazioni o censure.

Pertanto i giornalisti hanno il diritto e il dovere di effettuare videoriprese o scattare foto durante le sedute pubbliche di un consiglio comunale, anche a Giaveno. Senza per questo essere minacciati di diffida (e quindi di azioni legali e querele) dai rappresentanti delle istituzioni. Un regolamento comunale non può in alcun modo violare le norme costituzionali, o sostituirsi ad esse.

I TESTIMONI CONFERMANO QUANTO SCRITTO DA VALSUSAOGGI

Prima della pubblicazione del video elaborato dalla ditta per conto del Comune, dove non si sente tutto il “dialogo” avvenuto nella sala tra la sottoscritta e la presidente del consiglio (tra cui le parole “querela” e “telefonino”), alcuni presenti alla riunione avevano già confermato sui social network e a ValsusaOggi quanto avvenuto durante l’incontro.

“Io ero presente al consiglio e posso confermare l’accaduto”, ha affermato Dario Barone. Anche la giavenese Teresa Bava ha avvalorato quanto denunciato dal nostro giornale: “Anche io ero presente ed ho assistito al siparietto”, scrive in un post e rivolgendosi direttamente alla Beccaria sottolinea: “Quindi secondo lei noi testimoni siamo bugiardi?”. Aggiungendo un’altra riflessione a ValsusaOggi precisa: “Non tollero chi mente. La verità, sempre, a qualunque costo”.

Al consiglio comunale era presente tra il pubblico un ulteriore testimone, Roberto Usseglio Viretta: “Ricordo perfettamente quanto accaduto, la Beccaria ha detto alla giornalista “mi porti il cellulare” o qualcosa del genere e ha parlato di querela, nominando anche il consigliere comunale Tizzani a sua difesa. Tra l’altro non è la prima volta che si comporta così con dei giornalisti, ho assistito personalmente a queste discussioni”.

La conferma di quanto avvenuto arriva anche da alcuni consiglieri comunali. Stefano Tizzani in un post sui social network ha affermato: “Visto che ero presente, come molti altri, confermo che ho sentito benissimo chiedere alla Tesio in malo modo, di portarle il telefonino, e confermo di aver sentito da parte sua fare riferimento a querele aggiungendo addirittura che avrebbe potuto farsi difendere da me. Peggio di così… Almeno un po’ di umiltà e chiedere scusa”. Dello stesso avviso il consigliere comunale e vicepresidente della Regione Piemonte Daniela Ruffino.

Non voglio abbassarmi allo stesso livello di quanti hanno mosso e continuano a muovere accuse nei confronti delle mie dichiarazioni. Per una questione di rispetto per la testata per cui scrivo, per il direttore Fabio Tanzilli e per la mia immagine di giornalista, libera ed indipendente, ho però deciso – il 19 febbraio –  di rivolgermi all’autorità competente sporgendo querela e chiedendo che  sia acquisito lo streaming del consiglio comunale in versione integrale, prima dell’editing da parte della ditta, senza tagli né eventuali interventi, al fine di verificare l’esattezza dei fatti e di procedere, qualora sussista il reato di diffamazione, verso tutti gli autori di reati ravvisabili nei miei confronti.

LA REPLICA DEL COMUNE / IL VICESINDACO VINCENZA CALVO: “FATTI NON VERITIERI, AVETE VIOLATO IL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE”

Oggi pomeriggio il vicesindaco Vincenza Calvo ha inviato una lettera al direttore di ValsusaOggi dove contesta i contenuti espressi nel precedente articolo. La riportiamo qui sotto.

“Da un paio di anni il Consiglio comunale è visibile in diretta streaming da qualsiasi cittadino, e che le riprese effettuate vengono successivamente pubblicate sul sito ufficiale della Città di Giaveno alla voce “archivio consigli comunali” al link http://www.comune.giaveno.to.it/archivio-consigli-comunali/. In genere il link è attivo entro una quindicina di giorni dalla seduta del CC, poiché deve essere elaborato da una ditta incaricata che inserisce il logo della Città, pulisce l’audio rendendolo più fruibile e riduce le “dimensioni” del file in termini di spazio occupato (byte) in modo da poterlo rendere fruibile sul web. I video si possono ricercare anche su Youtube all’interno del “canale” specifico della Città di Giaveno.
In secondo luogo, ogni assemblea elettiva si dota di un proprio regolamento in cui si disciplina l’argomento videoriprese. All’articolo 10 il regolamento del Consiglio comunale di Giaveno disciplina l’effettuazione di videoriprese. Il regolamento è reperibile online al link http://www.comune.giaveno.to.it/pubblicazioni/regolamento-del-consiglio-comunale-2/.
Al comma 3 del suddetto articolo 10 si legge: “La diffusione delle registrazioni audio-video dovrà essere rispettosa del principio di completezza ed integrità informativa nonché di trasparenza, vietandosene qualsiasi artificiosa manipolazione e successiva riproduzione anche parziale, tale da renderne mendace o discorsivo il contenuto rispetto all’essenza e al significato delle opinioni espresse. È altresì vietato l’uso delle stesse da parte di chiunque per fini commerciali. L’Amministrazione può disporre l’apposizione sulle rappresentazioni audio-video delle sedute, anche ai fini conservativi di cui al successivo art. 42 comma 10, di specifiche diciture o di codici identificativi, allo scopo di garantire la conformità, completezza, genuinità delle registrazioni effettuate e quindi la tracciabilità delle stesse”.
Al comma 2 si disciplina l’accreditamento: “Il Presidente del Consiglio può autorizzare ulteriori riprese audio video richieste dagli Organi di informazione, previo accreditamento”.
La signora Tesio aveva sì chiesto accreditamento come giornalista per partecipare al Consiglio, ma non segnalando di voler effettuare videoriprese. Si richiede espressamente di segnalare se si vogliono effettuare videoriprese perché in quel caso il Presidente del Consiglio deve avvertire i Consiglieri comunali e avere l’approvazione da parte di tutti loro a che un soggetto terzo effettui filmati.
Questo avviene a seguito di discussioni avvenute in passato, in cui proprio l’opposizione chiedeva di disciplinare l’argomento in virtù del fatto che vi erano cittadini che liberamente riprendevano il Consiglio comunale. Per il futuro, è volontà di questa maggioranza integrare il regolamento con una sezione ancora più specifica per dettagliare più precisamente le modalità di videoregistrazione e dell’utilizzo delle stesse. Diversamente da quanto lei ha scritto, il diritto di cronaca è sempre stato garantito, come si può facilmente vedere dalla registrazione del video intero (dal minuto 1.49.20 al minuto 1.50.30) in cui la Presidente Beccaria non ha mai pronunciato la parola “querela” e non ha mai preteso la consegna del telefonino (ma ha detto che la Signora Tesio era “formalmente diffidata dall’usare le videoregistrazioni”). Diritto di cronaca ulteriormente garantito proprio dal fatto che la sua testata ha pubblicato un pezzo di video, che a questo punto è stato ripreso e pubblicato senza autorizzazione. Quindi non c’è stata alcuna censura, anzi, in virtù del presunto rispetto del diritto di cronaca, lei e la sua collaboratrice avete violato il regolamento del Consiglio Comunale.
Per tutti questi motivi, il Sindaco e gli Assessori esprimono la loro solidarietà alla Presidente del Consiglio Vilma Beccaria per ciò che di falso è stato scritto in merito al suo operato. Dal punto di vista tecnico, l’operato di Beccaria in quanto Presidente del Consiglio è preciso e puntuale e rispettoso delle norme e in particolare del Regolamento del Consiglio Comunale.
Vedere associato, nel suo articolo, il nome della Città di Giaveno a problemi della censura cinese ci ha veramente sbigottiti e ci ha provocato molta amarezza dovuta al fatto che tutta la questione si sia basata su esposizione non veritiera dei fatti e sulla mancata conoscenza del regolamento”.

IL DIRETTORE DI VALSUSAOGGI: “IL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI GIAVENO NON È PIÙ IMPORTANTE DELLA COSTITUZIONE”

A seguito della lettera inviata oggi pomeriggio dal vicesindaco di Giaveno, il direttore di ValsusaOggi Fabio Tanzilli ribadisce un principio chiave: “Come stabilito dalla Costituzione Italiana – la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure. Pertanto i giornalisti di tutte le testate hanno il diritto e il dovere di scrivere articoli, pubblicare video su sedute pubbliche di qualunque consiglio comunale o scattare fotografie. Questo avviene in tutte le parti d’Italia e questo deve avvenire anche a Giaveno, senza dover chiedere il permesso al politico di turno. Nessun regolamento può limitare il diritto di cronaca alla sua base. Un politico non può vietare ad un giornalista di pubblicare un video. Pertanto i nostri giornalisti continueranno a seguire i consigli comunali, a Giaveno come negli altri paesi, pubblicando video, scattando foto e riportando nelle cronache di ValsusaOggi i temi di discussione. Il tutto per tutelare un bene essenziale che sta alla base della democrazia, anche nei piccoli paesi: il diritto di critica e la libertà di stampa”.

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1 COMMENTO

  1. Se l Italia è al 52mo posto nella classifica della libertà di stampa , c’è lo meritiamo a pieno titolo dopo avere letto l’articolo di Valsusaoggi

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