GIAVENO, “RIAPRITE IL PUNTO DI PRIMO INTERVENTO”: APPELLO A REGIONE E ASL

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COMUNICATO DEL COMUNE DI GIAVENO

GIAVENO – Inviata oggi una lettera per chiedere la riapertura del Punto di Primo intervento presso il Polo Sanitario di Giaveno.

La lettera è stata firmata dai sei Sindaci della valle: per Giaveno Carlo Giacone, per Coazze Paolo Allais, per Valgioie Claudio Grosso, per Trana Bruno Gallo, per Reano Celestino Torta e per Sangano Alessandro Merletti che è anche il Presidente dell’Unione dei Comuni montani Val Sangone.

Dopo una prima lettera inviata il 24 marzo, giorno in cui era stata comunicata dall’Asl la trasformazione del reparto CAVS del presidio giavenese in reparto Covid e contestualmente chiuso il Punto di Primo Intervento, si erano ottenute rassicurazioni da alcuni consiglieri regionali piemontesi e da alcuni parlamentari che avevano preso a cuore la questione.
Nessuna informazione ufficiale era arrivata invece né dall’Assessorato alla Sanità né dall’Asl.
Per questo, ora che la situazione migliora e che molti ospedali del territorio ritornano alla normalità, Giacone e gli altri Sindaci hanno ritenuto di scrivere di nuovo, perché se è vero che a Giaveno è ancora attivo il reparto Covid, è anche vero che non si può continuare a rimanere senza Punto di Primo Intervento.

Le motivazioni sono diverse e si trovano nella lettera in allegato, ma in sintesi sono le seguenti:

  • la struttura è indispensabile per la consistenza della popolazione (a cui occorre aggiungere i villeggianti estivi e quelli occasionali) e per la conformazione del territorio montano. Le borgate della Val Sangone sono distanti dall’Ospedale più vicino, Rivoli, e senza trasporto pubblico.
  • proprio la pandemia ha evidenziato la necessità di una Medicina di Territorio, che sia di supporto ai Medici di Famiglia, che sia di prevenzione, che sia vicina al cittadino per intercettarne le esigenze di salute e che sia anche da “filtro” per le piccole urgenze in modo da sgravare di lavoro i presidi più grandi.

Nel corso del tempo purtroppo l’ospedale è stato spogliato “come un carciofo”, i reparti sono stati svuotati, le specialità sono andate perse, i medici si sono scoraggiati. Eppure l’Ospedale è stato costruito a partire dal 1719 grazie alla generosità dei cittadini e nel corso del tempo era stato valutato come un servizio di eccellenza al punto che in molti venivano da fuori per farsi ricoverare e operare.

“Vi è unità d’intenti in questa richiesta da parte dei sei Sindaci dei Comuni che fanno parte dell’Unione Comuni Montani Val Sangone, e del Presidente dell’Ente di Valle, in un impegno trasversale e pre-partitico – afferma il Sindaco di Giaveno, comune più grande dell’area e sede fisica del presidio – Troppo spesso la Val Sangone viene dimenticata o lasciata fuori nella distribuzione di servizi. Vengono tolti servizi, uno per volta, penso ad esempio alle vaccinazioni infantili e alla puericultura, a servizi specialistici (agende che in questo momento ci risultano chiuse) e vengono tolti sempre a Giaveno. Siamo davvero stufi. Ringrazio i Consiglieri e i Parlamentari che senza polemica si erano schierati dalla nostra parte, dichiarando di sostenere questa nostra battaglia, ora però vogliamo atti concreti. La salute è il dono più importante, questa crisi lo dimostra più che mai, e avere un Punto di Primo Intervento è fondamentale”.

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