IL FORTE DI EXILLES RIAPRE CON I PRIMI EVENTI

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COMUNICATO STAMPA BORGATE DAL VIVO

EXILLES – Le montagne e la loro maestà, così come quella delle grandi strutture che l’uomo vi ha costruito nei secoli, sono due delle tante cornici che Borgate dal Vivo può sfruttare per inquadrare i suoi spettacoli all’interno di spazi dal respiro unico, capace di strappare un sorriso di meraviglia agli spettatori ben prima dell’inizio della messa in scena. È sufficiente arrivare e guardarsi intorno.
Per questo la primavera del 2022 è stata caratterizzata, per l’associazione Revejo, che organizza il festival Borgate dal VIvo, da un lungo lavoro insieme a Regione Piemonte,  Associazione Amici del Forte, Comune di Exilles e Fondazione Piemonte dal Vivo, per valutare la fattibilità di portare nuovamente, dopo la chiusura dell’estate 2021, la grande cultura al Forte di Exilles. La musica, le parole, le immagini tornano finalmente tra le imponenti mura di uno dei monumenti più antichi della Valle di Susa, che perse la sua funzione militare dopo l’8 settembre del 1943, quando fu abbandonato dall’esercito. Una scelta particolarmente significativa quindi, in tempi in cui la guerra torna quotidianamente sulle pagine dei giornali, quella di destinare la struttura non a un semplice uso turistico, ma anche al teatro e alla musica; a tutto ciò che caratterizza la spinta dell’essere umano verso la bellezza, contro l’abbruttimento delle sue peggiori pulsioni.

Mercoledì 3 agosto Borgate dal Vivo porta al forte il primo di quattro eventi con Sani!, e il grandissimo talento artistico e umano di Marco Paolini. Una riapertura che è un abbraccio: alla valle, alle sue montagne, alla meraviglia che splenderà negli occhi di ogni spettatore nel momento magico in cui si spengono le luci e si accende il primo riflettore sul palco.

Sani” è parola che canta, concerto, ballata popolare che in un dialogo stretto alterna storie e canzoni. Così in Sani! ogni storia e ogni canzone raccontano qualcosa, alcuni temi si intrecciano ma la trama resta leggera come deve essere in un concerto.

Il filo conduttore è autobiografico: nelle sue storie Paolini racconta momenti di crisi piccoli e grandi, personali e collettivi, che hanno cambiato il corso delle cose. Le crisi raccontate come occasioni, a volte prese al volo, altre volte incomprese e sprecate.

Si parte dai temi di fondo della crisi climatica e della transizione ecologica, con due storie già narrate ne La Fabbrica del Mondo, il progetto di Marco Paolini e Telmo Pievani trasmesso da Rai3 a gennaio 2022.

L’avvio è il racconto sul peso del benessere (l’Artificiale) in rapporto al peso della biomassa (il Naturale).

Sulla scena un enorme castello di carte mostra la fragilità dell’equilibrio di ogni sistema ecologico, naturale o artificiale, ma la prosa del racconto televisivo a teatro si fa ballata, permette salti e capriole.

Paolini racconta le tragicomiche conseguenze del suo primo (e unico) incontro con Carmelo Bene nel 1983, che ha cambiato la sua direzione teatrale e subito dopo la contemporanea crisi della guerra fredda che ebbe come protagonista Stanislav Petrov. In rapida successione, passando attraverso memorie più lontane, si arriva alla crisi, al lockdown del 2000. Il racconto iniziale e quello finale, Cattedrale, sono coerenti con il pensiero guida de La Fabbrica del Mondo: non basta avere consapevolezza, in una crisi servono coraggio e immaginazione, perché tornare a prima non si può, desiderarlo è umano ma non è utile, né pratico.

“Sani” è un’espressione usata per dare il saluto ai piedi delle Alpi, nella valle del Piave. Viene da “Salus”, riassume il senso del teatro per questo tempo, un teatro che mette insieme creando ponti.

SANI! è un abbraccio, un augurio, un invito a provarci, un tonico contro la solitudine in forma di ballata popolare.

Il punto esclamativo esprime la fiducia nella risposta al saluto degli spettatori. Guadagnarsi quella fiducia, trasmetterla è la sfida di questo teatro fra parentesi.

“Ma qual è il messaggio, scusi?…

Sani! State sani, ci servite sani cittadini...”

Marco Paolini, attore, autore e regista, è nato a Belluno nel 1956.

Dagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi, il Teatro Settimo di Torino, che inizia a raccontare storie, nascono gli “Album”, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo.

Noto al grande pubblico per Il racconto del Vajont, si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica, Parlamento chimico, Il Sergente, Bhopal 2 dicembre ’84, U 238, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe, di treni e di viaggio, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio, al suo mutarsi, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo).

Artigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7).

Dopo Ballata di uomini e cani, dedicata a Jack London, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi), #Antropocene, oratorio per voci, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc, 2017), Tecno Filò (2018).

Nel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse, coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi, che segue il precedente Teatro fra parentesi, creato durante il primo lockdown, e ANTENATI the grave party.

Il suo ultimo lavoro è La fabbrica del mondo, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica, al racconto cinematografico, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza, dell’economia, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta.

Nel 1999 ha fondato Jolefilm, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre, ai più recenti La pelle dell’Orso, di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete, e Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto).

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