IL SENATORE ESPOSITO E L’ATTIVISTA NO TAV: “ECCO PERCHÉ HO RITIRATO LA QUERELA E LE HO EVITATO UN PROCESSO”

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di STEFANO ESPOSITO (Senatore del Pd)


QUESTA MATTINA HO EVITATO AD UNA NOTAV UN PROCESSO. 

Invio la memoria letta dal mio avvocato in occasione dell’udienza presso il Tribunale di Torino che vede imputata la signora Triolo Loredana. Il fatto oggetto del processo è la pubblicazione sul sito notav.eu di un post, che affiancava i volti del sottoscritto e di altri rappresentanti delle istituzioni e della politica a quello di Totò Riina. Un atto grave e censurabile il cui intento era quello di equiparare i politici favorevoli alla realizzazione della nuova ferrovia Torino-Lione a dei mafiosi.

Nei confronti di tale gesto non mi interessa perseguire la via giudiziaria, dal momento che considero l’imputata Loredana Triolo anch’essa vittima del clima di intimidazione, di intolleranza e di violenza non solo verbale, che da anni tiene in ostaggio la Valle di Susa e che ha eletto come bersaglio la classe politica, le forze dell’ordine i lavoratori del cantiere di Chiomonte, gli organi di informazione, la magistratura.

Dal momento che quella a favore della TAV è una battaglia politica e non giudiziaria – una battaglia già vinta, perché l’opera è stata democraticamente decisa e perché Francia ed Italia la stanno realizzando secondo i cronoprogrammi definiti – e che l’opinione pubblica ha ben compreso l’assurdità dell’accusa di mafiosità, ho inteso compiere nei confronti dell’imputata Triolo Loredana, un atto di clemenza piuttosto che insistere per ottenere una punizione in un’aula di tribunale.

Segue il testo della Memoria

Sen. Stefano ESPOSITO

Presidente Vice Commissione Trasporti


TRIBUNALE DI TORINO
Sezione I penale
in composizione monocratica
MEMORIA EX ART. 90 C.P.P.
Proc. pen. n. 2066/12 R.G.N.R.
Udienza 19.5.2015

L’avvocato sottoscritto, difensore di ESPOSITO STEFANO, persona offesa nel procedimento penale indicato in epigrafe a carico di Triolo Loredana, rassegna le seguenti note, redatte personalmente dal predetto Esposito Stefano, a sostegno della remissione di querela.
Il fatto oggetto dell’imputazione a carico di Triolo Loredana, e cioè la pubblicazione sul sito notav.eu di un post, che affiancava i volti di rappresentanti delle istituzioni e della politica a quello di Totò Riina, è grave e censurabile. Equiparare i politici favorevoli alla realizzazione della nuova ferrovia Torino-Lione a dei mafiosi, qualificando l’opera come una truffa ed i politici come affaristi e cialtroni, va ben al di là di una seppur aspra manifestazione di dissenso nei confronti di un’infrastruttura. Siamo di fronte ad una denigrazione di un’intera classe politica e delle istituzioni tutte e al rifiuto di un dato di fatto, ovvero che la TAV non è un’opera imposta, bensì decisa democraticamente in tutte le sedi istituzionali interessate, dall’Unione europea al Parlamento italiano fino alla Regione Piemonte. Pertanto, l’accusa di mafiosità rivolta al sen. Stefano Esposito ed alle altre persone offese è in realtà un tentativo di delegittimare le istituzioni democratiche e di mettere in discussione le regole fondanti la convivenza civile.

Detto ciò, quanto posto in essere dall’imputata Loredana Triolo nei confronti delle persone offese è il frutto del clima che le frange antagoniste, fanatiche e violente del movimento No TAV hanno contribuito a creare in Valle di Susa: un clima di intolleranza ideologica, che nel corso degli anni ha costituito il “terreno di coltura”, che ha reso possibile il compimento di azioni di guerriglia paramilitare nei confronti del cantiere di Chiomonte, minacce alle forze dell’ordine, agli operai e agli amministratori locali, arrivando a rendere la Valle di Susa politicamente “inagibile” per chiunque voglia organizzare un dibattito pubblico senza adottare il vessillo del “treno crociato”, che è diventato il logodel movimento No TAV.

Dunque, anche la signora Triolo è da considerarsi una vittima di questo clima di intimidazione, di intolleranza e di violenza non solo verbale, e probabilmente come molti altri esponenti più o meno giovani del movimento No TAV ha trasformato l’opposizione a una ferrovia nella madre di tutte le battaglie contro la modernità, la tecnologia, lo sviluppo. La psicologia No TAV è caratterizzata da una visione manichea della società e della politica: la Valle di Susa come un incontaminato pianeta Pandora o un felice villaggio dell’Armorica, i sostenitori della TAV come invasori e “truppe di occupazione”. Con tali presupposti è facile arrivare ad accusare i propri avversari di essere mafiosi, truffatori, affaristi.

Tuttavia, il movimento No TAV, pur contestando la legittimità e la democraticità delle decisioni che stanno alla base della TAV, si avvale di un “legal team”, non solo per i numerosi ricorsi proposti nel corso degli anni davanti ai giudici amministrativi, non solo per difendere i tanti imputati accusati e condannati per gli attacchi al cantiere di Chiomonte e per altri episodi di violenza, ma anche per contrastare l’operato di alcuni dei fautori della TAV, ed in particolare il sen. Stefano Esposito, che più volte è stato querelato da esponenti del movimento No Tav. Se lo strumento delle querele contro i politicie la stampa non allineata costituisce il tentativo di silenziare le voci che non rispondono all’appello No TAV, per quanto riguarda il sen. Esposito l’obiettivo è fallito. Pazientemente lo stesso accetta anche questa strategia e attende con serenità che la magistratura compia il proprio lavoro.

E’ ferma convinzione del sen. Stefano Esposito che la realizzazione di questa fondamentale infrastruttura internazionale sia una battaglia politica e non giudiziaria. Una battaglia già vinta, perché l’opera è stata democraticamente decisa e perché Francia ed Italia la stanno realizzando secondo i cronoprogrammi definiti. Non c’è più nessuna battaglia da combattere. Lo scontro intorno alla TAVsi è concluso, e solo qualche piccolo gruppo di anarco-insurrezionalisti o qualche anima bella che ha confuso i No TAV con i partigiani oggi non vuole accettare questa conclusione e prendere atto della sconfitta degli oppositori alla Torino-Lione.

Al sen. Stefano Esposito non interessa, pertanto, perseguire la via giudiziaria, anche se l’imputata Loredana Triolo ha commesso un gesto esecrabile. L’opinione pubblica ha ben compreso l’assurdità dell’accusa di mafiosità, nonché l’attribuzione di condotte quali rubare e truffare che gli sono state rivolte. Verso chi ha commesso l’errore di condurre la propria battaglia non con idee e azioni legali, ma con frasi e parole diffamatorie e denigratorie – e ora deve prendere atto dell’inutilità della propria battaglia e di una netta sconfitta politica – il senatore Stefano Esposito, in qualità di persona offesa in questo procedimento penale a carico di Triolo Loredana, intende compiere un atto di clemenza piuttosto che insistere per ottenere una punizione.

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