IN RICORDO DI CESARE ALEMANNO, IL PRINCIPE DEI CONCESSIONARI CHE FECE GUIDARE VILLA DORA…

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di MARIO RAIMONDO

Ci ha lasciati, la vigilia di Natale, dopo un periodo di malattia, Cesare Alemanno, titolare dell’omonimo, storico, autosalone di Villar Dora all’incrocio tra Via Pelissere e Via del Cerrone. Lo ricorda un affranto papà Giovanni, visibilmente provato per questo terribile destino riservatogli dalla vita, ripercorrendo brevemente la storia dell’autosalone.

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“Iniziai la mia avventura lavorativa nel mondo dei motori e delle auto – racconta Giovanni – nel 1962 quando la motorizzazione di Villardora, a parte le vespe, le moto, le lambrette ed i trattori, era costituita da 26 automobili. Avevo la mia officina dove ora c’è l’ufficio postale e le auto, al pari della televisione o del frigorifero, iniziavano ad essere necessità ed oggetti del desiderio più alla portata di tutti e non solo più oggetti riservati alle elite. Erano i prodromi di un profondo mutamento reso possibile dal fatto che allora si lavorava tutti, senza guardare le ore, in fabbrica ed in campagna, molte volte in entrambi i posti.

Le classiche ‘due giornate in una’ , non erano un modo di dire, ma un modo di fare… Fu in quel periodo che da semplice meccanico mi trasformai, per meglio dire mi adattai anche al ruolo di venditore d’auto : la prima auto che vendetti fu una FIAT 1100 dalla livrea scura….Per me fu un’impresa e l’inizio di un’impresa commerciale, perchè vendere un’auto allora a Villardora non era evento di tutti i giorni…Sembrava una cosa unica, potremmo dire pirotecnica, il segnale di un boom”.

Un boom che storici ed economisti hanno poi chiamato ‘ boom economico ‘ o il ‘miracolo italiano’: più semplicemente i nostri anni felici. Quelli che cambiarono lo stile di vita delle persone ed il costume anche grazie alla televisione, il primo medium valvolare in bianco e nero. Anni che iniziarono a sperimentare, ad anticipare, i rudimenti del ’villaggio globale’ del mondo di oggi. Anni in cui l’immersione mediatica ‘”dell’hanno detto in televisione” dimostrava già, in modo seppur embrionale, la sua potenza: basti pensare che proprio nel 1962 l’allontanamento di Dario Fo e Franca Rame da ‘Canzonissima’ provocò polemiche anche in Parlamento tant’è che persino l’On. Giovanni Malagodi, segretario del Partito Liberale Italiano si fece promotore di un’interrogazione al governo…

Un deija vu in anteprima! Mentre in anteprima, sempre in televisione Gino Bramieri mostrava, sotto l’abito dell’agente 006T, i pregi della FIAT 600T, una specie di MPV ante litteram. Erano gli anni della 500, della 1100, della 600, che ispirò anni fa nel titolo – Fiat 600 vai come il vento- un gran bel libro di Giuliano Dolfini.

Anni, tout court, di crescita reale, in cui i sacrifici dell’immediato dopoguerra, paragonabili a semi lanciati su d’un terreno fertile, germogliavano rapidamente, sbocciando in vigorosi virgulti. Dopo la metà degli anni Sessanta, Giovanni Alemanno pose la prima pietra della nuova officina e nel 1968 , mentre sindaco di Villardora era Teresio Giverso, l’edificio completato potè davvero fregiarsi del titolo di autosalone, il primo autosalone della Valmessa”.

Quando andammo li, la via Circonvallazione era ancora in costruzione e quel lungo nastro di asfalto che s’andava delineando ,sembrava addirittura eccessivo, anche se la motorizzazione di massa, dopo aver contagiato le città ,stava diventando rapidissimamente un fenomeno anche da noi, facendo perdere e cambiando la ‘ruralità’ dei nostri paesi.

Che comunque da quel turismo della domenica, fatto dalle gite in auto fuori porta dei torinesi, ebbero gran beneficio…Soprattutto in primavera, al tempo delle ciliegie, via Circonvallazione diventava un mercato all’aperto, con i cittadini impegnati al contendersi i più pregiati frutti delle nostre terre. Per me comunque l’essere riuscito a costruire un vero autosalone era un motivo di grande soddisfazione.

Era un po’ come raggiungere la ‘mia’ luna”. Che fu raggiunta proprio in quel Natale del 1968 quando Frank Borman, James Lowell e William Anders ebbero a bordo dell’Apollo 8 e primi tra gli umani la possibilità di guardare l’altro volto di Selene. “Ho nostalgia di quell’epoca – continua Alemanno- in cui per vendere una macchina bastava un stretta di mano, in cui una 500 costava 340.000 Lire…Ho nostalgia di quel giorno in cui Cesare, m’affiancò per la prima volta in questo itinerario imprenditoriale con la sua vocazione per questo mestiere, ho nostalgia per quel giorno in cui lasciai a Cesare il testimone della nostra azienda…”

Un testimone che è stato tenuto con grande cura, con grande capacità, professionalità e che ha motorizzato una parte consistente della Valmessa e non solo. Con una grande signorilità: Cesare Alemanno ti salutava sempre, anche se non eri un suo cliente, anche se non eri mai andato nella sua autofficina. Era, per chi lo ha conosciuto davvero, una persona veramente unica…La sua missione di fondo era quella di farti viaggiare. Come in quelle parole di Lucio Battisti: ‘dolcemente viaggiare, rallentare per poi accelerare, con un ritmo fluente di vita nel cuore, gentilmente senza strappi al motore…’ Oggi purtroppo l’autosalone di via Pelissere è disadorno, spoglio, silenzioso. A Villardora i motori non ‘strappano’ più (…)

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