INFILTRAZIONI ‘NDRANGHETA AUTOSTRADA A32: CHIESTI 7 ANNI PER FANTINI (EX SITALFA). LA DIFESA: “ACCUSE INFONDATE, VA ASSOLTO”

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SUSA / IVREA – Nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni mafiose nei cantieri dell’autostrada Torino-Bardonecchia A32, la procura antimafia ha chiesto la condanna per l’ex manager di Sitalfa, Roberto Fantini. I legali dell’imputato respingono con fermezza: “La struttura dell’accusa non regge”.
Entra nella fase decisiva il processo dinanzi al Tribunale di Ivrea sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nei lavori di manutenzione dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e del Traforo del Frejus.

Al termine della requisitoria, il pm Valerio Longi, della Direzione Distrettuale Antimafia, ha formulato le proprie richieste di condanna: 7 anni e 4 mesi di reclusione per Roberto Fantini, 57 anni, ex amministratore delegato di Sitalfa (gruppo Sitaf) ed ex componente del cda dell’azienda.

Le ipotesi di accusa: favori a una ditta che sarebbe collegata alla ‘ndrangheta

L’ipotesi di reato contestata dalla Procura è di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo le tesi sostenute dagli inquirenti a seguito delle indagini del Ros, l’ex manager del gruppo Sitaf avrebbe dialogato e favorito un’impresa di autotrasporti riconducibile a soggetti legati alla ‘ndrangheta, agevolandone l’inserimento nei lavori di trasporto e movimento terra commissionati da Sitalfa e dalle società collegate.

Si ipotizza un possibile collegamento con esponenti dei locali di ‘ndrangheta di Volpiano (gli Agresta) e di Brandizzo (la famiglia Pasqua), per i quali la procura ha già chiesto complessivamente 34 anni di carcere.

Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati accordati alla ditta presunti benefici logistici e contabili, tra cui sovrafatturazione e presunte maggiorazioni delle ore di lavoro effettuate dagli autocarri della stessa società collegata ai Pasqua. La ditta sarebbe stata così retribuita da Sitalfa in misura eccedente al lavoro effettivamente svolto. In cambio, secondo il pm, l’ex manager avrebbe ottenuto la restituzione in contanti di parte dei proventi.
La ditta avrebbe continuato a svolgere sull’autostrada A32 lavori di trasporto e movimento terra anche dopo il provvedimento interdittivo antimafia e l’esclusione dalla “white list”. Secondo la procura antimafia, inoltre, gli autisti della ditta avrebbero avuto la chiave di accesso al distributore di carburante installato nella sede di Sitalfa, usufruendone senza pagare.
Ovviamente si tratta di ipotesi d’accusa che la difesa di Fantini respinge con fermezza.

La replica della difesa: “Fantini è innocente, accuse infondate”

Di segno opposto la posizione dei legali di Fantini, gli avvocati Roberto Capra e Maurizio Riverditi, che al termine di un’articolata arringa difensiva hanno ribadito la piena estraneità del loro assistito ai fatti contestati, chiedendone l’assoluzione completa.

Secondo la difesa, nessuna delle argomentazioni ipotizzate dall’accusa sarebbe fondata, risultando anzi smentita dalla stessa istruttoria processuale. La struttura giuridica delle contestazioni della DDA, secondo gli avvocati di Fantini, non regge né in fatto né in diritto: gli elementi del concorso esterno in associazione mafiosa non sarebbero affatto emersi nel materiale portato in discussione al processo.

Il procedimento penale prosegue ora verso la sentenza di primo grado, che dovrà accertare la fondatezza delle accuse e definire le eventuali responsabilità.

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