LA DOTTORESSA RISPONDE / “SENTO MA NON CAPISCO”: QUANDO L’UDITO CALA CON L’ETÀ

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di PATRIZIA PELUSO

A partire dai cinquant’anni circa, a livello del nostro sistema uditivo avvengono dei cambiamenti progressivi che riguardano varie parti dell’orecchio. Volendo semplificare, quando ascoltiamo un suono le vibrazioni che questo provoca sono raccolte dal padiglione auricolare, passano dal condotto uditivo e vengono convogliate al timpano, una membrana che vibra a sua volta come una sorta di tamburo.

Da qui, la vibrazione viene trasferita al martello, all’incudine e alla staffa, tre piccoli ossicini. La staffa sposta a sua volta un fluido che si trova all’interno della coclea, una struttura ossea che deve il suo nome alla somiglianza con una chiocciola. All’interno della coclea, i movimenti del fluido provocano l’attivazione delle cellule “ciliate”, che hanno il compito di trasformare questa vibrazione meccanica in un segnale elettrico e lo trasferiscono al nervo acustico che comunica il messaggio al cervello.

Queste piccole cellule ciliate fanno un lavoro di altissima precisione permettendoci apprezzare la musica, di distinguere le parole nel rumore. Proprio a questo livello si verificano i cambiamenti dovuti all’età: le cellule ciliate, che si chiamano così perché hanno delle vere e proprie ciglia, iniziano a degenerare, come anche le fibre nervose che compongono il nervo acustico. La vascolarizzazione della coclea, inoltre, si riduce.

Ed ecco che ci ritroviamo, chi prima, chi dopo, a renderci conto che il nostro udito è calato. Si tratta di una condizione che caratterizza i due terzi della popolazione sopra i settant’anni e che non può essere prevenuta né curata con dei farmaci.

Ma cosa fa sì che un terzo delle persone sopra i settant’anni sia indenne da questa condizione? Ad avere un ruolo nel calo dell’udito dovuto all’età sono gli ormoni, alcuni fattori genetici e l’esposizione a rumore nel corso della vita: si tratta quindi di una condizione che dipende in parte da fattori ambientali e in parte da una predisposizione individuale.

Sopra i settantacinque anni, addirittura la metà della popolazione soffre di un qualche grado di sordità e sopra i novant’anni la quasi totalità delle persone. Questo ovviamente per quanto riguarda l’età, ma ci sono anche svariate patologie che purtroppo causano un calo dell’udito. La sordità progressiva dovuta all’avanzare degli anni si chiama “presbiacusia” e provoca inizialmente una riduzione della percezione delle frequenze acute, cioè la persona non sente bene suoni come il cinguettio degli uccelli, la suoneria del cellulare oppure la voce dei bambini: andrà molto meglio invece con le voci maschili e il suono del motore della macchina.

I contesti caratterizzati da un rumore di fondo saranno quelli di più difficile gestione. Questo perché i rumori hanno frequenze basse, che vengono sentite bene dall’anziano e coprono le frequenze acute che vi si sovrappongono. Anche molte consonanti hanno frequenze alte e fra di loro molto simili, come per esempio la /f/ e la /s/, la /p/ e la /g/. Il paziente presbiacusico non percepisce queste consonanti oppure le confonde fra loro, per cui avrà la sensazione di sentire ma di non comprendere i discorsi. La presbiacusia è in genere simmetrica per l’orecchio di destra e di sinistra e porta a un progressivo isolamento sociale dovuto al fatto che seguire i dialoghi diventa complesso e molto faticoso.

Nel sospetto di una riduzione dell’udito, è importante quindi eseguire controlli per verificare l’eventuale quadro di presbiacusia e porvi rimedio. Magari il medico scoprirà un semplice tappo di cerume, magari emergerà che l’udito è nella norma oppure che si sente un po’ peggio di quando si avevano vent’anni. In questo caso esiste la soluzione: l’uso di piccoli strumenti che ci aiutano a sentire, come gli occhiali ci aiutano a vedere.

Si tratta di soluzioni studiate per le esigenze della singola persona (proprio come gli occhiali) che hanno più o meno l’aspetto di un auricolare bluetooth. I vantaggi di ottenere un supporto nell’ascolto sono tanti, e non solo nelle chiacchierate fra amici ma anche quando si cammina per strada ed è importante sentire un’automobile in arrivo oppure il campanello di una bicicletta. Isolarsi infatti può essere grave dal punto di vista delle interazioni sociali ma soprattutto può essere pericoloso e non è una condizione da prendere sottogamba. Allora prendiamoci cura del nostro udito ricordandoci che il peggior sordo è chi non vuol sentire.

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