LA LETTERA DI UNA PAZIENTE: “GRAZIE ALL’OSPEDALE DI SUSA”

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di MARIA BARON

Voglio ringraziare tutto il personale medico e infermieristico del reparto ortopedia dell’ospedale di Susa e con loro gli anestesisti e gli addetti alla sala operatoria.

Ho riscontrato grande competenza, professionalità, disponibilità, tempestività nell’intervenire in situazioni difficili, notevole coordinamento tra i vari operatori e, altro fiore all’occhiello, un’umanità non comune verso il degente, messo subito a proprio agio e seguito con dedizione nelle varie fasi dell’intervento chirurgico: dalla preparazione, all’intervento stesso effettuato con incredibile bravura, alle possibili complicanze, alla degenza e ai successivi controlli. Sempre disponibili a dare consigli e cure appropriate e, consapevoli del momento difficile che sta attraversando chi viene affidato nelle loro mani, lo incoraggiano e lo spronano nel processo di guarigione.

Nel periodo lì trascorso mi è sembrato quasi di sognare perché mi sono trovata in un posto eccezionale, dove tutto funziona alla perfezione compresa la buona cucina sempre fresca e varia.

Noi valsusini abbiamo la fortuna di avere un’eccellenza in valle e dobbiamo difenderla insieme a tutto l’ospedale perché è un bene preziosissimo per tutta la comunità.

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3 COMMENTI

  1. Buona cucina sempre fresca e varia? Sono stata una giornata intera al pronto soccorso, ho ricevuto una minestrina scotta che la pastina si poteva usare per incollare la carta da parati, immangiabile, e una mousse di mela così fredda che doveva appena essere uscita dal freezer, con una gastroenterite che non bisognerebbe mangiare roba congelata! Inoltre al pronto soccorso si passano ore ed ore senza che nessuno venga a vedere se sei ancora vivo, nessuno ti dice cosa hai realmente, unica persona veramente molto gentile, la dottoressa che mi ha dimesso, che mi ha prescritto dei controlli che peraltro il mio medico di base ha pensato bene di non farmi fare, perché ormai la mutua è allo sfacelo.
    Inoltre nel reparto medicina, ho purtroppo avuto una amica gravissima, con un male incurabile, che soffriva in una maniera indicibile, e aspettavano di darle gli antidolorifici quando già urlava aiuto aiuto, perché soffriva in una maniera pazzesca, mentre con lo stesso male, un’altra carissima amica curata a casa da un’associazione di volontari, non l’ho mai sentita gridare dal male, perché avevano spiegato bene quando e come somministrarle gli antidolorifici, PRIMA che avesse delle crisi tremende, perché è già triste dover morire, ma soffrire così è indecente. Inoltre alcune infermiere sono veramente poco gentili, una si è messa a urlare con una mia amica che era appena arriva per prestare assistenza alla nostra amica malata grave, e non si era accorta all’istante che la flebo era finita, ma fino a prova contraria, è il personale a dover controllare queste cose, un parente o un amico sta accanto al malato per offrirgli il calore umano che in ospedale manca del tutto, ma non è un infermiere. Perciò chiamare l’ospedale di Susa “fiore all’occhiello”, mi pare proprio eccessivo, anche se il reparto di ortopedia funziona bene, ne hanno ancora di strada da fare, soprattutto al pronto soccorso e nel reparto medicina, per avere un po’ di umanità verso pazienti, spesso in fin di vita, spesso avanti con gli anni, che è giusto vengano curati con dignità fino alla fine.

  2. Purtroppo il pronto soccorso non è un ristorante, il cibo proviene da una ditta esterna, non siamo noi a produrlo e le posso assicurare che anche negli altri ospedali non si mangia meglio. Le sfato anche un mito, se una flebo termina non si muore se la stessa non viene cambiata all’istante. Se l’infermiere non viene a sostituirla immediatamente non vuol dire che non ne abbia voglia, semplicemente stará facendo altro. Le sfato un altro mito, anche infermieri e medici come altri lavoratori si nutrono e vanno in bagno e godono anche di alcune pause per il recupero psicofisico.

  3. Veramente non ho mai pensato che si morisse perchè una flebo non viene cambiata all’istante, ma mi sembra un po’ eccessivo sgridare con veemenza chi è lì a tenere una mano a un’amica che sta morendo, ma non è in grado di fare di più di quello che sta facendo perchè non è una professionista, è una persona che volontariamente si reca al capezzale di una malata in fin di vita per dare un po’ di sollievo alla famiglia e al degente, niente di più. Nè mi sognerei mai di pensare che infermieri e medici non debbano avere le loro pause, come le abbiamo tutti. Però quando si è dall’altra parte della barricata, e si sta molto male e per ore nessuno ti dice cosa hai, quanto devi fermarti etc, ovviamente l’ansia cresce. Tanto peggio quando hai voluto e vuoi molto bene ad una persona e la vedi spegnersi tra mille sofferenze. Spesso per un paziente o per un parente o amico del paziente, conta più un gesto di umanità, un sorriso, una parola di incoraggiamento di tante altre cose, invece anche mia nonna, ricoverata un paio d’anni fa, ad un’età che non è da tutti raggiungere, veniva sistematicamente rimproverata per questo o quello, addirittura un giorno sono arrivata e mi sono ritrovata un’infermiera che strillava perchè la nonna aveva la dissenteria e c’era puzza, come se uno si divertisse a stare così! Confermo, la puzza c’era, insopportabile, e non è da tutti fare questo tipo di lavoro, ma umiliare il paziente quando si trova in situazioni già di per sè umilianti e imbarazzanti, lo trovo davvero disumano. Apprezzo molto chi si sente di fare questo lavoro, non è da tutti, sia per forza emotiva che fisica, ma secondo me, in molti ospedali italiani, ciò che deve migliorare molto è il contatto umano verso chi si trova già di per sè stesso in una posizione di inferiorità in quanto malato o parente o amico del malato. Mia mamma alcuni anni fa ha subito un intervento piuttosto pesante, e francamente vivevo con la paura di come sarebbe andata a finire perchè ha problemi piuttosto seri di altra natura. Alla fine è andato tutto bene, perchè le infermiere della struttura dove è stata operata, trovavano ogni giorno il modo di farla sorridere, la facevano sentire coccolata, in vita mia non avevo mai sentito in Valle di Susa infermiere chiamare una paziente “amore, tesoro”…loro lo facevano, e per la particolarità del problema mia madre, è stato ciò che l’ha aiutata a sopportare la degenza in un posto dove all’inizio non sapevano nemmeno se sarebbero stati in grado di gestirla. Per cui, è ovvio che apprezzo molto innanzitutto la professionalità di medici ed infermieri, mi rendo conto che svolgono un lavoro molto importante e che non è da tutti sopportare, ma per i pazienti e la famiglia, che affrontano momenti molto difficili, l’umanità e l’affetto mostrato nelle corsie spesso conta più di tutto il resto, perchè aiuta a superare con più facilità la malattia e purtroppo, a volte, anche il lutto.

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