LA LETTERA / LA BRONDOLIN ACCUSA SAITTA. “PERCHE’ PAGHIAMO LA SANITA’ PUBBLICA SE POI DOBBIAMO RIVOLGERCI A PRIVATI?”

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di MAURA BRONDOLIN

Egregio Dott. Antonino Saitta,
Assessore alla Sanità della Regione Piemonte,
chi si rivolge direttamente a Lei, è una umile cittadina, che vive in un comune della Regione e precisamente della provincia di Torino, un comune piuttosto conosciuto, Bardonecchia, località turistica rinomata sia d’estate che d’inverno, e che Lei conoscerà sicuramente.
Ma non Le scrivo per elencarLe le meraviglie di questi luoghi, è risaputo, ma perchè purtroppo circa tre mesi fa, sono stata protagonista di una vicenda personale terribile, seppur ormai all’ordine del giorno, le cronache lo dimostrano, ho subito un’aggressione, da parte di un conoscente, che di fronte al mio rifiuto di una relazione, mi ha picchiato selvaggiamente e poi cercato di uccidere strangolandomi.
Ma io sono fortunata, perchè sono quì, e se mi permetto di scriverLe, non è certo per mania di protagonismo o per arroganza, ma anzi con il massimo dell’umiltà e del rispetto,per porLe delle domande, perchè questo mio vissuto mi ha fatto riflettere e aprire gli occhi a riguardo di una realtà di cui non riesco a darmi ragione.
Ho deciso di mia spontanea volontà di raccontare la mia storia attraverso questo giornale proprio perchè tutti si potesse riflettere sul fatto che non si può vedere questi fatti come “la normalità” e quindi accettarli passivamentee soprattutto perchè facile pensare che possano accadere solo agli altri, ma non è così, e tutti bisogna prenderne coscienza ed agire.
Se mi rivolgo a Lei, è perchè purtroppo una volta sopravissuta a questo infelice episodio, purtroppo mi sono dovuta scontrare con un altro tipo di violenza, quella che ho dovuto subire durante la degenza in ospedale, sono stata ricoverata all’ Ospedale di Susa, un piccolo ospedale certo, che serve un’ampia zona dell’ alta e bassa Val di Susa, con mille problematiche, irrisolte, da anni ormai….ed io mi chiedo perchè?
I medici del Pronto Soccorso si sono prodigati senza dubbio al massimo delle loro possibilità per affrontare la criticità della situazione ed evitare il peggio, ma il personale è scarso, da anni ormai, e non è assolutamente preparato ad affrontare situazioni di questo genere, non dal punto di vista clinico, ma nel prendersi carico di un paziente particolare, che vive una situazione particolare.
Io mi sono già permessa di chiedere spiegazioni al Direttore dell’ Asl To 3, il Dott. Boraso, il quale ha sicuramente preso a cuore la situazione promettendo pubblicamente nuove assunzioni ed incarichi di responsabilità per affrontare le criticità, e questo mi ha fatto piacere, ma mi ha anche detto che probabilmente visto il mio vissuto drammatico, la mia percezione della realtà era alterata, e che era stato perfettamente seguito il Protocollo Aziendale in accordo con le normative della D.G.R del 2009 , che forse sì, il personale medico e paramedico andrebbe maggiormente sensibilizzato a riguardo di queste tematiche.
Io uscita dall’ospedale sono stata completamente abbandonata a me stessa, per poter recuperare sia dal punto di vista fisico, che psico- sociale, ho dovuto autonomamente attivarmi per informarmi e cercare l’aiuto di un’associazione, “Svolta Donna”, che annovera tra le sue collaborazioni proprio Asl To 3, ma come mai in ospedale nessuno ne è a conoscenza e nessuno me ne ha saputo dare indicazione?
Ho problemi ad una mano, per il trauma subito, ho dovuto effettuare visita dall’ortopedico e risonanza privatamente, perchè altrimenti i tempi di attesa sono lunghi e quando mi sono rivolta al Cup di competenza di zona per prenotare un’ infiltrazione di cortisone prescrittami dall’ ortopedico privato, mi è stato detto che non era possibile prenotarla attraverso l’ Asl, perchè avrei dovuto rieffettuare una visita ortopedica attraverso l’ Asl e poi prenotare l’ infiltrazione se il medico lo riteneva opportuno e che quindi forse mi conveniva farla a pagamento, altrimenti l’ attesa era lunga.
Ma è assurdo!
Ho effettuato la prestazione a pagamento, nella stessa giornata, presso una struttura medica privata che funziona perfettamente…ma è privata…a pagamento….per cosa paghiamo le tasse per la sanità pubblica allora se poi dobbiamo rivolgerci al privato?
Abbiamo due strutture pubbliche qui in alta Valle, costruite con soldi pubblici in occasione delle Olimpiadi del 2006 dove potrebbe funzionare ogni sorta di servizio sanitario, invece una è fatiscente ad Oulx e viene utilizzata parzialmente, e l’ altra a Bardonecchia è stata affittata appunto ad una struttura privata visto che altresì rimaneva inutilizzata e bisognosa di manutenzione costosa.
Che senso ha tutto questo…
Non penso di chiedermelo solo io….e poi è normale che una persona come me, che ha già subito una violenza immane debba combattere contro tutto questo?
Eppure esiste un bel documento della Regione Piemonte proprio a riguardo della presa in carico delle vittime di violenza che deve partire senza dubbio dalla prima assistenza, cioè sanitaria ed al percorso di tutela ed aiuto al reinserimento, so che esiste anche un disegno di legge per la prevenzione e tutela…allora io perchè ho dovuto subire tutto questo?
La mia non è una battaglia personale…parte dalla mia esperienza….ma io vorrei che nessun’ altra donna debba come me , in futuro dover subire tutto questo, dopo la violenza, la riviolenza di un sistema che ha molte potenzialità, ma non si capisce perchè faccia acqua da tutte le parti….
Io la ringrazio della sua attenzione, spero che possa leggere questa mia, non come una critica, ma come uno spunto di filessione…
Con rispetto….

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