“LA MIA VITA IN SIBERIA”: UNO STUDENTE DELLA VALSUSA RACCONTA IL SUO VIAGGIO

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di ELEONORA DELNEVO

OULX – Enrico Perron Cabus, studente di quinta liceo al Des Ambrois, ritorna con un cuore caldo e pieno di ricordi dall’esperienza fatta con Intercultura nella fredda città di Nizhnesortimsky, in Siberia. Partito il 1° settembre dalla Valsusa il giovanissimo è stato accolto a braccia aperte dalla prima famiglia ospitante, quella della volontaria Intercultura che si è anche occupata di seguirlo a scuola e nell’apprendimento del russo. Dopo due settimane Enrico ha poi conosciuto la famiglia che lo avrebbe ospitato per i restanti tre mesi, che non sarebbero potuti andare meglio. Il ragazzo infatti è rimasto piacevolmente colpito da quante similarità si possono trovare tra italiani e russi, a dispetto dei pregiudizi che si hanno per natura verso un’altra popolazione. Non solo il giovane studente è rimasto affascinato dal calore e dall’accoglienza ricevuti ma anche dall’organizzazione della cittadina, attenta alle esigenze delle famiglie e dei giovani che vi risiedono per le grandi possibilità occupazionali legate alla lavorazione del petrolio che essa offre. Del motivo della sua scelta Enrico ci ha detto “Mi interessava la loro cultura soprattutto perché qui da noi si sa sempre molto poco”. Nel suo desiderio è stato soddisfatto oltre le sue aspettative, poiché ha avuto la fortuna di conoscere numerose culture insieme. “Dato che”, come ci spiega lui “la Siberia si può definire una zona di incontro per diverse culture, per via di tutte le persone che arrivano da territori differenti per trovare lavoro”.  Il giovane si è detto molto contento di aver vissuto sia con la prima famiglia musulmana, che con la seconda, originaria del nord Kazakistan e di religione cristiana ortodossa.

Enrico ha poi mostrato un grande apprezzamento per il sistema scolastico russo e per la gestione dei rapporti allievo-professore. Infatti entrando in un’ora di lezione si può assistere a una rigida ed eccellente spiegazione della quale gli alunni prendono nota con attenzione. Mentre allo stesso tempo, al suono della campanella di fine lezione si può rimanere stupiti dal bel legame amichevole tra studenti e insegnanti, che seguono i ragazzi anche fuori dall’orario scolastico grazie alle numerose attività extra-curriculari organizzate dalla scuola. Un sistema questo, che ad Enrico piacerebbe vedere anche nelle scuole italiane, mentre ringrazia il suo istituto, il Des Ambrois, che definisce una scuola attiva e aperta agli scambi culturali.

A pochi giorni dal suo ritorno in Italia, lo studente valsusino, con nostalgia e felicità, sa che porterà per sempre con sé tutto l’affetto e gli insegnamenti ricevuti in quest’esperienza, che spera di trasmettere anche ai suoi compagni.

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