L’AVVOCATO RISPONDE / VITTIME DI VIOLENZA IN CASA DURANTE LA QUARANTENA

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L’avvocato Laura P. Cavallo

Per la rubrica “L’avvocato risponde”, Laura Piera Cavallo ha toccato il tema della violenza in casa durante il periodo del lockdown.

Argomento delicato quello delle violenze domestiche. Cosa è cambiato durante la quarantena per queste persone che sono state costrette a convivere coi loro carnefici?

Le vittime di violenza domestica e maltrattamenti devono sempre denunciare i loro aguzzini. Il problema si pone quando la convivenza diventa intollerabile, ma si è costretti a vivere accanto al proprio carnefice per costrizione, senza possibilità di scelta, come è stato in questo periodo di quarantena, che ha tra l’altro esasperato equilibri già molto precari prima.

Quando si può parlare di maltrattamenti?

Spesso, parlando di maltrattamenti, si pensa a violenze di tipo fisico, ma le costrizioni violente sono anche di tipo psicologico e, per esperienza professionale, sono quelle più difficili da combattere e anche da confessare.

Che genere di costrizioni?

Per esempio è piuttosto diffusa la denigrazione dell’altra persona, la svalutazione dell’altro; se si tratta di donne, vengono deprezzate come madri, come mogli. Ma anche la pretesa di controllare cellulari, messaggi sui social, addirittura controllo di orari di lavoro, di rientro a casa, di scelta delle amiche o dagli amici in una prima fase fino all’isolamento da questi, praticamente totale alla fine.

Ne parla al femminile. Perché?

Perché di fatto statisticamente sono le donne che si rivolgono a me per denunciare questo tipo di maltrattamenti. Ma credo che sia anche la realtà più diffusa. Il motivo? Bisognerebbe fare un’analisi sociale o una indagine psicologica. Personalmente, ho avuto un caso solo di un uomo maltrattato. Per motivi di privacy non posso rivelare alcun dettaglio della storia. Le dico soltanto che per un uomo è forse più facile reagire. Almeno, nel mio caso è stato così.

Come si fa a denunciare?

La denuncia può essere scritta da un avvocato, ma non necessariamente. Si posso denunciare i fatti anche presso carabinieri o poliziotti, presso le caserme o le questure. Il procedimento parte piuttosto immediatamente, si viene sentiti tempestivamente dal personale delegato dal tribunale e, nei casi più gravi, possono essere disposte anche misure di allontanamento della persona denunciata da casa.

Si denuncia poco. È vero? E perché?

Per la mia esperienza professionale, posso dire che sì, è vero. Sono molte di più le persone che si presentano al mio studio con la volontà di denunciare, rispetto a quelle che poi lo fanno veramente. Sono ancora troppi i casi silenti, o perché non si ha il coraggio, o per paura di ritorsioni, spesso minacciate contro i figli, o perché si teme il giudizio della società, dei familiari. I maltrattamenti avvengono nelle mura domestiche. Per questo motivo, raramente, nei processi di questo genere, ci sono testimoni che possono supportare le tesi e i racconti di chi ha sporto querela. E per le vittime si tratta di combattere avendo a disposizione solo una apparente armata invisibile.

Perché apparente?

Perché il proprio racconto ha un valore per la giurisprudenza: ed è da solo sufficiente per una condanna quando i fatti appaiono veritieri. È un’indagine che spetta ai giudici, ma in questo tipo di processi i magistrati sono attenti più che mai.

Si può uscire da storie come queste? E come?

Il processo penale non è una passeggiata. Si tratta di rivivere traumi che si vorrebbero dimenticare. Ma quello che dico sempre alle persone che si rivolgono a me per questo tipo di reati è che non sono sole. L’avvocato dovrebbe mantenere un certo distacco dal suo lavoro. Devo dire che in questo caso è praticamente impossibile. Accogliere la sofferenza umana è un istinto di protezione naturale ed è il primo passo della guarigione, per le vittime.

I maltrattamenti posso sfociare in vere e proprie violenze fisiche? Cosa prevede la legge in quel caso?

Purtroppo sì; e, anzi, è piuttosto diffuso. La cosa che mi ha sempre colpito è il fatto che chi consuma violenze fisiche contro la propria vittima tende a sminuire i fatti, addirittura consumati di fronte ai figli minori. La legge, in questo caso, prevede dei severi aumenti di pena.

Cosa hanno lasciato questi casi nella sua professionalità?

Solitamente cominciano con una grande fatica ed un impegno emotivo prima di tutto, sia da parte mia che da parte dei miei clienti. È una battaglia difficile, lo dico al primo appuntamento, sempre. Ma vedo queste persone trasformarsi e rinascere. E la rinascita porta via tutti i segni di un dolore talmente sofferto che sembrava insopportabile. E, invece, il processo ha addirittura un che di liberatorio. Ha del miracoloso, lo so. Ma è così.

L’avvocato Laura Piera Cavallo riceve ad Avigliana. Per informazioni: avvocatolauracavallo@libero.it

Studio Legale
Avv. Laura P. Cavallo
Via Tenivelli, 11 – 10144 Torino
Cell. 347-8291124

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